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di Margarida Silva | Corporate Europe Observatory, traduzione di Barbara Pianese

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Il comitato etico della Commissione Ue va riformato

14/11/2016 17:36

Dopo mesi di rinvii, Jean-Claude Juncker ha proposto di estendere il periodo di riflessione per gli ex presidenti dell'esecutivo Ue. Ma secondo Margarida Silva di Corporate Europe Observatory la proposta non è sufficiente per evitare altri scandali come quelli che hanno coinvolto la Commissione Barroso

Dopo le rilevazioni dell’incarico presso Goldman Sachs International accettato dall’ex presidente della Commissione, José Manuel Barroso, il suo successore Juncker si è finalmente  deciso far valutare il caso al comitato ad hoc per l’etica della Commissione europea. 

All’inizio di novembre, quindi, la commissione ha pubblicato un’opinione sulla vicenda criticando la mancanza di giudizio da parte di Barroso rispetto ai suoi nuovi incarichi presso la banca d’affari. Allo stesso tempo, però, l’organismo non è riuscito a trovare prove sufficienti di una violazione dei requisiti etici previsti dal Trattato Ue. 

In ogni caso Juncker ha ora proposto un’estensione del cosiddetto periodo di cooling-pff per i presidenti uscenti dagli attuali 18 mesi a tre anni. Anticipando già che questo potrebbe non valere per gli altri commissari, il capo dell’esecutivo ha anche assicurato che lui si impegnerà al rispetto delle nuove regole a prescindere.

È sicuramente positivo che alla fine la Commissione abbia accettato l’esistenza del problema. Ma la proposta di Juncker, dopo mesi ad aver ignorato le proteste sugli scandali dei commissari, non è abbastanza per prevenire casi simili in futuro.

L’affaire Barroso ci insegna che se il numero uno della commissione vuole davvero affrontare il problema delle revolving doors deve andare oltre i gesti simbolici e rivedere del tutto il codice di condotta dei commissari.

Tutti concordano sulla necessità di regolamentare le scelte in tema occupazionale degli ex commissari. D’altronde si tratta di figure che prendono decisioni collettive su diversi temi e a fine mandato si trovato ad avere un grande livello di prestigio, autorità e conoscenza dei meccanismi decisionali. Questo è ancora più vero per gli ex presidenti.

Un effettivo periodo di cooling off period deve essere sufficientemente lungo per ridurre questi privilegi ed evitare conflitti di interesse.  Ma nemmeno i tre anni proposti  per gli ex presidenti sono sufficienti.

Gli incarichi legati al precedente ruolo da ex commissario o che prevedano espressamente azioni di lobbying vanno considerati off limit per almeno tre anni per i commissari e per cinque per gli ex presidenti.

La Commissione ha sempre insistito sul fatto che le sue regole in tema di etica sono tra le più severe al mondo. Eppure in Canada i ministri sono sottoposti ad un divieto di lobbying per cinque anni, oltre ad una serie di altre restrizioni. I commissari europei occupano posizioni comparabili a quelli dei ministri a livello nazionale, con la differenza che le decisioni europee riguardano oltre 500 milioni di persone.

Ma la vicenda Barroso ha anche illustrato la stessa debolezza del comitato etico. La Commissione difende l'indipendenza del comitato anche se è in gran parte composto da addetti ai lavori comunitari. Infatti uno dei suoi tre membri è un ex direttore generale dell’esecutivo e due al momento della loro nomina erano consiglieri speciali degli attuali commissari.

Sembra inoltre che il comitato etico ad hoc non abbia gli strumenti necessari per condurre indagini adeguate e far rispettare le sue decisioni.  Infatti il giudizio su Barroso sarebbe stato deciso senza che lo stesso fosse audito. Il comitato ha semplicemente accettato la sua dichiarazione che non attuerà azioni di lobbying per Goldman Sachs, senza definire il significato di lobby.

Per avere successo, Juncker dovrà anche ascoltare le voci critiche, sia quelle del Parlamento europeo, il Mediatore europeo o la società civile. Solo allora può dimostrare di non aver fatto solo sfoggio di retorica sui temi etici.





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