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di Davide Fumagalli | Milano Finanza

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Il Datagate manda Ko Facebook

20/03/2018 14:10

Lo scandalo del mancato rispetto dei dati personali scatena le vendite sul titolo (-7%). Le autorità Uk e Usa sono sul piede di guerra per l'utilizzo a fini elettorali delle informazioni sugli utenti del social network da parte di Cambridge Analytica. Chiamato direttamente in causa Zuckerberg

Facebook sempre più nell’occhio dei ciclone per il mancato rispetto della privacy e le politiche di trattamento dei dati personali. Il livello di scontro con le autorità statunitensi ed europee ha raggiunto livelli di guardia, come dimostra anche il crollo del titolo (che ieri ha perso circa il 7%) a Wall Street. Il mercato sembra quindi ritenere che le consuete rassicurazioni con cui la società di Mark Zuckerberg ha risposto alle molte accuse in materia di privacy ricevute nel passato stavolta non basteranno, visto che autorevoli esponenti politici da entrambe le sponde dell’Atlantico hanno apertamente chiamato in causa lo stesso padre-padrone del social.

Il casus belli è stato l’uso improprio delle abitudini puntuali di milioni di utenti fatto da Cambridge Analytica, società di analisi dei big data ai cui servigi hanno fatto ricorso numerosi politici, da Donald Trump agli esponenti dei partiti britannici schierati in favore della Brexit sino ad alcune forze politiche italiane, e le cui elaborazioni consentono di massimizzare l’efficacia delle comunicazioni in base alle caratteristiche di ogni singolo utente. Secondo quanto ricostruito, Cambridge Analytica avrebbe utilizzato un’app all’interno di Facebook per raccogliere informazioni su singoli utenti tramite un sondaggio, referenziando poi i dati attraverso le caratteristiche di ogni singolo utente che lo stesso social fornisce, a pagamento, con alcune limitazioni.

La società avrebbe aggirato questi limiti e schedato anche gli amici degli utenti coinvolti, creando così un database completo e dettagliato su milioni di utenti e riuscendo così, con sofisticati algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, ad aumentare in modo esponenziale l’efficacia dei messaggi. Ugualmente grave il fatti che Cambridge Analytica avrebbe detenuto impropriamente i dati dei membri del social network per anni, nonostante ne avesse assicurato la distruzione.

I legislatori britannici e Usa hanno picchiato duro su Facebook nel fine settimana per non aver fornito maggiori informazioni sul modo in cui Cambridge Analytica sia riuscita ad avere potenziale accesso alle informazioni di decine di milioni di membri del social network senza il loro esplicito consenso. Il procuratore generale del Massachusetts ha detto che intende aprire un’indagine sulla questione, mentre il britannico Damian Collins, presidente di una commissione parlamentare sui media e la cultura, ha detto di voler chiamare a testimoniare Mark Zuckerberg, ceo e fondatore di Facebook, o un senior manager esecutivo al suo posto.

La testimonianza rientrerebbe nell’indagine del comitato su come le manipolazioni del social media possono aver influenzato la decisione dei britannici, in sede di referendum, di uscire dall’Unione Europea. «Sarebbe orribile se confermato. I dati personali di 50 milioni di utenti Facebook potrebbero essere stati così facilmente gestiti male e utilizzati per scopi politici», ha commentato su Twitter Vera Jourova, commissaria europea per la Giustizia, la Tutela dei consumatori e l’Uguaglianza di genere. «Non vogliamo questo in Europa».

Lo scorso venerdì, Facebook ha detto di aver sospeso gli accessi di Cambridge e di due persone, Aleksandr Kogan, un professore di psicologia dell’università di Cambridge, e Christopher Wylie, che ha contribuito a fondare la società incriminata, dopo essere venuta a conoscenza di notizie sulla violazione, da parte dei due, delle policy di Facebook su come gli sviluppatori (terze parti) possono impiegare i dati degli utenti che hanno ottenuto dalla compagnia.

Facebook ha detto di aver appreso nel 2015 che Kogan ha violato la policy di Facebook, condividendo con terze parti i dati degli utenti, e di avere chiesto a lui e alle terze parti di cancellarli. Questo mese, secondo quanto dichiarato, avrebbe però scoperto che la richiesta non è stata eseguita. Cambridge Analytica, dal canto suo, ha detto di non aver utilizzato i dati raccolti dalla società di Kogan, Global Science Research, durante le elezioni presidenziali americane del 2016.

Facebook sostiene che circa 270 mila persone hanno scaricato l’app di Kogan, «thisisyourdigitallife», dando il consenso ad accedere a informazioni come la città di provenienza o i contenuti cui avevano messo «like». Kogan poteva vedere anche informazioni sugli amici degli utenti. Tenendo conto del fatto che, in media, ogni utente di Facebook nel 2011 aveva 190 amici, attraverso le 270 mila persone che avevano scaricato l’app si poteva avere accesso ai dati di 51,3 milioni di persone.

«Stiamo conducendo una verifica interna ed esterna a tutto campo sull’accuratezza dei reclami in questione», ha assicurato Paul Grewal, vice-consigliere generale di Facebook. Un rassicurazione che difficilmente riuscirà a evitare che, a seguito della tempesta politica, sia finalmente acceso un faro sulle politiche di trattamento dei dati da parte del social network.





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