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di Andrea Settefonti | ItaliaOggi - AgricolturaOggi

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Il latte diventa packaging

21/02/2018 09:15

È il risultato del progetto di lavorazione dei reflui targato EggPlant-Enea. Dagli scarti caseari confezioni biodegradabili

Dagli scarti caseari, arriva il packaging 100% biodegradabile e compostabile.

Si tratta del risultato ottenuto grazie al progetto Biocosì, che ha l'obiettivo di utilizzare le acque reflue della filiera casearia per produrre bioplastica per imballaggi e packaging per la conservazione degli alimenti (come vaschette per i formaggi o bottiglie per il latte) 100% biodegradabili e compostabili.

Sviluppato dall'Enea in collaborazione con la start-up pugliese EggPlant, Biocosì trasformerà in 18 mesi i rifiuti caseari in risorse.

Due le innovazioni previste dal progetto. Una riguarda il processo di separazione a membrana sviluppato dall'Enea nel Centro Ricerche di Brindisi per il frazionamento del siero di latte che consente sia il recupero differenziato di tutte le componenti sia sieroproteine/peptidi, lattosio e sali minerali e sia acqua ultrapura. L'altra novità, che nasce dalla collaborazione EggPlant-Enea, vede la produzione vera e propria di bioplastica biodegradabile e bioderivata dal lattosio estratto dai reflui, che consente la totale valorizzazione dei rifiuti.

Per Valerio Miceli della divisione Biotecnologie e agroindustria dell'Enea «questa innovazione ispirata ai principi dell'economia circolare con l'obiettivo 'zero rifiuti a fine processo', risponde non solo ad esigenze di natura etica e ambientale ma anche economiche, legate ai costi elevati dello smaltimento dei reflui caseari, consentendo oltretutto di tagliare di circa il 23% il costo unitario di produzione del biopolimero».

Biocosì riesce a invertire il concetto di refluo e lo trasforma da rifiuto, e quindi da costo, in una risorsa green. «Questa proposta può rappresentare anche una fonte di ricchezza integrativa in termini di redditività per le stesse aziende casearie, per gli stakeholder operanti in filiera e per le piccole imprese innovative che mirano ad aumentare la competitività attraverso la diversificazione dell'offerta di prodotto», conclude Miceli.

Secondo una ricerca Enea l'83% dei rifiuti in plastica censiti nei mari italiani è costituito da packaging, per lo più di plastica usa e getta. Attualmente, le bioplastiche rappresentano circa l'1% delle plastiche prodotte ogni anno in Europa (circa 300 milioni di tonnellate). Ma la domanda è in aumento e secondo i dati di mercato raccolti da European Bioplastics, la capacità di produzione mondiale delle bioplastiche è destinata a crescere di circa il 50% nel medio termine, passando da circa 4,2 milioni di tonnellate del 2016 a 6,1 milioni di tonnellate nel 2021.

Incrementi a due cifre anche per l'industria italiana che nel 2015, secondo uno studio commissionato da Assobioplastiche a Plastic Consult, ha registrato un aumento del 25% dei manufatti prodotti e un fatturato di 475 milioni di euro (+10%).

Sviluppato nell'ambito del bando della regione Puglia Innonetwork e finanziato con 1,4 milioni di euro dal Programma operativo regionale Por-Fesr 2014-2020, il progetto Biocosì vede tra i partner anche l'Università di Bari e le aziende Csqa, RL Engineering, caseificio Colli Pugliesi, Compost Natura e la Rete di laboratori pubblici di ricerca Microtronic, coordinata dall'Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Cnr.





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