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di Sabrina Iadarola - ItaliaOggi

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Il made in Italy parla straniero

04/09/2017 09:46

Sono oltre 580 mila le aziende avviate da immigrati. I dati di Unioncamere registrano il costante aumento. E cresce il ruolo nelle istituzioni

Oltre 580 mila: secondo l'indagine condotta da Unioncamere-InfoCamere sul Registro delle imprese delle Camere di commercio, tante sono le imprese straniere in Italia. Con un incremento di 7 mila unità rispetto allo scorso anno. Se i lavoratori stranieri rappresentano il 10,5% del totale, concentrati soprattutto nel terziario e nei lavori manuali dequalificati, diversa è l'incidenza degli imprenditori stranieri sul sistema. Nel 2011 pesavano per il 7,2% sull'universo delle imprese totali e oggi valgono il 9,5%.

A conferma, uno, come nel caso dei lavoratori dipendenti, che la popolazione immigrata continua ad aumentare, tanto che dal 2014 supera numericamente i 5 milioni e secondo le previsioni (Rapporto 01/2017 del Centro Studi e Ricerche Idos realizzato per l'Oecd Expert Group on Migration) a metà secolo dovrebbe arrivare al raddoppio. Due, che gli immigrati sono sempre più attivi. Tre, che stanno conquistando ruoli di protagonismo nello scenario economico (talvolta anche istituzionale) del Paese, a partire dalla creazione di nuova linfa e di nuovi posti di lavoro, per gli stessi italiani.

Al contrario di luoghi comuni e sentito dire, e cioè che gli stranieri “rubano il posto” agli italiani.«Non rubiamo il posto agli italiani ma andiamo ad occupare settori che gli italiani stanno trascurando, come i servizi alle imprese, l'edilizia, l'agricoltura, la manifattura, sia come imprenditori che come lavoratori dipendenti» è il commento di un imprenditore extracomunitario in Brianza che offre lavoro ai giovani italiani, e che tuttavia (ecco il paradosso) non facilmente ne trova disposti a farlo. L'imprenditore si chiama Ahmed Zayed ed è in Italia dal 2003. Con una laurea e una promessa cattedra all'università Ain Shams al Cairo, per amore, decide di trasferirsi in Italia dove però i suoi titoli di studio non hanno riconoscimento. E così inizia prima a fare le pulizie come dipendente, poi rileva un'azienda di pulizie e si avvia alla carriera da imprenditore. Oggi ha una sua azienda di pulizie con 10 dipendenti e alcuni collaboratori, ed è da due anni anche presidente della categoria pulizie di Apa Confartigianato Milano Monza Brianza (110 attività associate). «Da quando ho avviato la mia attività», racconta Zayed, «ho sempre preferito avere dipendenti italiani. Molto spesso gli stranieri, per lingua, per cultura, per difficoltà a comunicare con i clienti, a prescindere dalla indiscussa voglia di lavorare, sono più difficili da inserire anche lavorativamente. Basti pensare alle ferie. Un italiano si accontenta di due settimane. Per un dipendente straniero anche un mese può essere poco, poiché molto spesso deve fare lunghi viaggi e approfittare di un periodo più lungo per ricongiungersi con la famiglia».

Attualmente fra i dipendenti di Zayed ci sono sette donne (italiane) e tre uomini (stranieri). «Nella nostra attività ci sono orari e mansioni che richiedono la forza maschile. Ne assumerei volentieri di italiani, soprattutto giovani, ma non ne trovo disposti a fare questo lavoro seriamente. Ciò che mi meraviglia è che molti giovani siano disposti ad andare all'estero a fare lavori ritenuti umili come il cameriere, ma qui in Italia no». A chi è straniero come lui e vuol mettersi in gioco da imprenditore Zayed suggerisce un approccio di serietà e legalità. «La cosa importante è essere adempienti rispetto ai debiti contratti, sapere tutto ciò a cui si va incontro prima di iniziare: regole, leggi, tasse. Lavorare in Italia è difficile: il 60% che guadagni finisce in tasse, ma se si ha voglia e piacere di fare un lavoro, farcela non è impossibile, anche in un paese diverso da quello di origine».

Quello di Zayed non è l'unico caso di imprenditore straniero che trova spazio tra le istituzioni. La Cna World ad esempio che, nell'ambito di Cna, rappresenta gli imprenditori stranieri operanti in Italia, conta circa mille associati. E lo scorso anno come associazione ha ricevuto il riconoscimento della validità dei propri obiettivi dalla Commissione Europea, essendo stata inserita nel Guide Book ((Evaluation and Analysis of Good Practice in Promoting and Supporting Migrant Entrepreneurship) come una delle realtà italiane più rappresentative in tema di imprenditoria straniera. Cna World, si legge nel rapporto, è interlocutore privilegiato di tutte le principali istituzioni territoriali per i temi che riguardano l'imprenditoria straniera: amministrazioni, camere di commercio, università, tanto per citare le più importanti.

Un'interlocuzione costante che favorisce l'integrazione e il senso di appartenenza. Una rete di partenariato che consente agli imprenditori stranieri di interagire con soggetti e autorità del mercato fondamentali per lo sviluppo del business e per la creazione di ricchezza a favore dei territori. Nel paragrafo dedicato alle esperienze italiane, molto spazio è stato riservato a Cna World Roma, fondata nella Capitale nel 2009. Tra i punti di forza, un metodo di tutela e servizio che si fonda sulla personalizzazione delle esperienze, a partire dalle potenzialità che ha ogni singolo imprenditore. «Come presidente è per me un onore veder riconosciuto il nostro lavoro di tanti anni», così il presidente di Cna World Roma, Indra Perera, «nell'obiettivo comune di costruire un futuro di sviluppo e di coesione per l'imprenditoria del nostro Paese e le sue politiche di integrazione degli immigrati».





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