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di Eden Uboldi - ItaliaOggi

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Il malato può dire no alle cure

20/04/2017 09:31

Ieri la camera ha votato gli emendamenti alla proposta di legge sul trattamento sanitario. Le ultime novità sul biotestamento riguardano anche obblighi informativi per il libero consenso del paziente

Nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Spazio al divieto di accanimento terapeutico. Diritto all'abbandono delle cure. Applicazione delle regole nelle strutture pubbliche come in quelle private.

Questi alcuni dei principali principi contenuti nel testo unico delle proposte di legge in merito alle «Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento», discussi e votati ieri alla camera. Il provvedimento, esaminato dalla commissione affari sociali in sede referente, verrà licenziato definitivamente oggi, spostandosi all'esame del senato.

Il primo articolo fissa le linee guida del testamento biologico, richiamando il rispetto del dettame costituzionale degli articoli 2, 13 e 32 e degli articoli 1 e 2 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea per quanto riguarda il diritto alla vita, alla salute, all'integrità e all'autodeterminazione. Prevede l'obbligo del consenso del paziente prima della somministrazione della terapia. Promuovendo la relazione intercorrente fra il medico e il paziente, a cui, con il benestare di quest'ultimo, possono anche essere coinvolti anche altri soggetti come famigliari, conviventi o persone di fiducia, il consenso diventa l'atto in cui trovano spazio sia la competenza e la responsabilità del medico che l'autonomia decisionale di chi è sottoposto alle cure.

Il malato darà voce al suo consenso in forma scritta, ma qualora le condizioni fisiche non lo consentano potrà avvenire mediante videoregistrazione o altri strumenti informatici di comunicazione. Viene affermato il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informati, in modo completo, aggiornato e comprensibile per quanto riguarda la diagnosi, la prognosi, i benefici e i rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari proposti, come anche le possibili alternative. I minorenni e gli incapaci devono ricevere informazioni sullo stato della propria salute, offrendogli però anche gli strumenti adeguati per poter pienamente capire la propria situazione ed esprimere la propria volontà.

Il malato deve essere a conoscenza delle conseguenze della rinuncia alle cure. Infatti, i maggiorenni capaci di agire hanno il diritto di accettare o rifiutare qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la propria patologia o singoli atti del trattamento stesso. Hanno, inoltre, il diritto di revocare in qualsiasi momento il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. Con l'abrogazione del comma 6 in merito all'abbandono terapeutico, che prevedeva la somministrazione di cure palliative, previste dalla legge 38/2010, in caso di rinuncia del trattamento, si è voluta affermare il pieno diritto di abbandonare le terapie.

Vi è il divieto all'ostinazione irragionevole delle cure: qualora il paziente si trovi prossimo alla morte o abbia una prognosi particolarmente negativa, il medico deve astenersi da ogni accanimento irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda in associazione con la terapia del dolore, ma sempre solo con il consenso del paziente.

Se da una parte il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente di rifiutare o rinunciare al trattamento sanitario e quindi è esente da ogni responsabilità civile o penale, dall'altra gli viene riconosciuto l'assenza di obblighi professionali a seguito di una scelta contraria del malato, configurandosi come un diritto all'obiezione di coscienza.

Bocciando un emendamento che permetteva alle istituzioni sanitarie private di poter essere esonerate da applicazioni non rispondenti alla carta dei valori su cui fondano i propri servizi, viene stabilito implicitamente che il provvedimento si applica nelle strutture private come in quelle pubbliche.





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