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di Luigi Chiarello - ItaliaOggi

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Imposte pagabili con fondi Ue

19/06/2017 09:54

Il Consiglio dei ministri vara un regolamento con cui riscrive le spese ammissibili agli aiuti. Iva, tributi, polizze e spese bancarie finanziabili dai bandi

Tasse e imposte pagate con i fondi europei. Ma anche polizze assicurative, oneri previdenziali, parcelle notarili, spese bancarie e di contenzioso. Anche non giudiziale. È quanto prevede lo schema di decreto del Presidente della Repubblica varato ieri, in prima lettura dal Consiglio dei ministri, contenente un regolamento esecutivo del regolamento Ue n. 1303/2013 del 17 dicembre 2013. Si tratta di un dispositivo che precisa spese finanziabili e interventi attivabili con risorse del fondo europeo di sviluppo regionale, del fondo sociale europeo, del fondo di coesione, del fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e del fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca. Recando disposizioni di ordine generale e comuni a tutte le leve europee di finanziamento. Ma andiamo con ordine, partendo dalle novità più rilevanti.

Le imposte pagate con i fondi Ue

Il regolamento affronta subito la questione Iva. E chiarisce che l'imposta sul valore aggiunto (Iva), pagata dal beneficiario degli aiuti e da questi non più recuperabile diventa ammissibile a finanziamento. Cioè pagabile con quest'ultimo. Di più: anche l'imposta di registro afferente a un'operazione per cui si chiedono agevolazioni è coperta dai finanziamenti europei. Quindi, il dpr mette nero su bianco l'intero ventaglio di oneri per cui è possibile richiedere la copertura finanziaria dei Fondi strutturali e di investimento europei (Sie). E non si tratta solamente di oneri tributari. Il regolamento, infatti, testualmente prescrive che «ogni altro tributo od onere fiscale, previdenziale e assicurativo per operazioni cofinanziate da parte dei fondi Sie costituisce spesa ammissibile nel limite in cui non sia recuperabile dal beneficiario», purché gli investimenti da finanziare siano «direttamente afferenti alle operazioni» coperte dal finanziamento.

Interessi, spese professionali e bancarie finanziate da fondi Ue

Nel caso delle cosiddette sovvenzioni globali, anche gli interessi debitori, pagati da intermediari prima dell'esborso del saldo del programma operativo, sono ammissibili a finanziamento. Ma prima occorrerà detrarre gli interessi creditori percepiti sugli acconti. Quindi, il regolamento classifica come finanziabili:

- le spese per le consulenze legali;

- gli oneri e le spese di contenzioso, anche non giudiziale;

- le parcelle notarili;

- le spese per perizie tecniche e per consulenze finanziarie;

- le spese per contabilità e audit, connesse all'operazione e necessarie per la sua preparazione o realizzazione;

- le spese di apertura di uno o più conti correnti bancari, qualora questi siano necessari per eseguire l'operazione per cui si richiede il finanziamento;

- infine, le spese per ottenere garanzie da banche, assicurazioni e istituti finanziari.

Finanziati anche i beni di seconda mano

Il nuovo regolamento, finito ieri sul tavolo del Consiglio dei ministri, conferma che anche l'acquisto di materiale usato è una spesa per cui è possibile incassare finanziamenti coperti dall'Unione europea. Ma devono essere soddisfatte tre condizioni. Le prime due sono già note oggi: il venditore deve rilasciare una dichiarazione in cui attesta la provenienza esatta del materiale e deve confermare che lo stesso materiale, nel corso degli ultimi 7 anni, non ha beneficiato di contributi nazionali o europei; il prezzo del materiale usato non deve superare il suo valore di mercato, né essere più basso del costo di materiale simile a quello nuovo. La terza condizione, invece, è una novità: le caratteristiche tecniche del materiale di seconda mano acquistato devono essere adeguate alle esigenze dell'operazione per cui si richiede la copertura con fondi europei. E devono essere conformi alle norme e agli standard considerati «pertinenti» dalle disposizioni tecniche.

Lo shopping di terre

Anche l'acquisto di terreni connesso all'effettuazione di un'operazione finanziabile con fondi europei è considerato una spesa che è possibile coprire con fondi Ue. La stessa cosa vale per l'acquisto di edifici. Per i terreni, in particolare, non è possibile portare all'incasso fondi per più del 10% dell'intero ammontare del finanziamento richiesto. Nel caso in cui l'acquisto avvenga in siti in stato di degrado, oppure in aree adibite ad uso industriale, il rimborso richiedibile sul terreno acquistato potrà raggiungere il 15% dell'ammontare del finanziamento richiedibile. E questa percentuale sale ancora, rispetto al 10% di cui sopra, per gli acquisti di terreni legati alle operazioni a tutela dell'ambiente. In quest'ultimo caso, però i terreni non dovranno avere destinazione agricola (salvo casi debitamente giustificati decisi dall'Autorità di gestione). E il loro acquisto dovrà essere effettuato da parte o per conto di istituzioni pubbliche o di organismi di diritto pubblico.

I fondi europei per il lavoro

Confermando quanto già previsto dall'articolo 9-bis del dpr 196/2008, il regolamento vagliato dal governo consente il finanziamento delle spese relative agli interventi di politica attiva del lavoro, cioè quelli per incentivare l'occupazione. Inoltre, sono finanziabili anche le indennità a favore dei destinatari di queste politiche attive.





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