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di Aline Robert | EURACTIV.fr | Traduzione inglese di Samuel White |Traduzione italiana di Miryam Magro

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Industria elettrica e Ong chiedono più chiarezza sul clima

12/07/2017 14:36

Dopo la Francia, il settore dell'elettricità chiede tasse più alte sulle emissioni di CO2. Necessarie precise linee guida per raggiungere obiettivo temperatura globale sotto 2 ° C

L'Unione elettrica francese (Ufe), un gruppo di lobby che rappresenta prevalentemente produttori di energia nucleare, ha sostenuto la necessità di un riesame completo del sistema fiscale per garantire "la trasformazione ecologica" del Paese. I combustibili fossili attualmente godono di grandi sussidi in Francia. Il pacchetto climatico francese avrà conseguenze di vasta portata sui produttori di elettricità: il ministro dell'Ambiente, Nicolas Hulot, ha annunciato la chiusura di 17 dei 56 reattori nucleari attivi nello Stato. "Non abbiamo alcun calendario in questo ambito", ha puntualizzato Christine Goubet-Milhaud, presidente dell'Ufe.

Anche la squadra di Governo del presidente francese,  Emmanuel Macron, vuole salutare definitivamente il carbone come fonte di energia, durante il suo mandato quinquennale. Il fossile fornisce un totale di circa 1.000 posti di lavoro in Francia, secondo quanto riportato dall'Ufe. Il Paese ha solo quattro centrali elettriche a carbone, rispetto alle 100 circa presenti in Germania."È importante assicurare che questa transizione verso l'energia pulita sia accompagnata da opportune misure sociali", ha aggiunto Goubet-Milhaud. L'unione dei produttori di elettricità ha inoltre chiesto imposte più elevate e più efficaci sulle emissioni di carbonio.

L'Ufe ha proposto di aumentare la tassa sul gasolio, portandola in linea con quella sulla benzina, che porterà 6 miliardi di euro nelle casse dello Stato. L'organizzazione ha inoltre agito su altri prodotti petroliferi finora esenti da tasse, con un aumento di ulteriori 7 miliardi di euro. "Il Governo dice di voler progressivamente eliminare i combustibili fossili, ma concretamente, sta ancora sovvenzionano fortemente il loro consumo" ha denunciato Damiens Siess, direttore della strategia dell'Ufe. Il gruppo di lobby ha inoltre sottolineato la necessità di una riforma del sistema fiscale locale. Le regioni francesi guadagnano complessivamente 12 miliardi di euro ogni anno dalle imposte sugli idrocarburi consumati nei loro territori e non hanno quindi alcun incentivo ad investire nella decarbonizzazione del settore dei trasporti. Lo stesso vale per i documenti di registrazione dei veicoli a combustibile fossile che portano ogni anno ulteriori 2 miliardi di euro nelle casse regionali.

Tuttavia, l'obiettivo del Governo di eliminare totalmente il carbonio entro il 2050 non ha convinto l'industria elettrica che, come molte Ong, ritiene che sia troppo lontano dall'avere un impatto reale sulle emissioi e sul clima. "C'è bisogno di un percorso preciso da seguire", ha dichiarato Goubet-Milhaud.

Finora, il piano climatico francese non ha fornito i dettagli necessari. "L'obiettivo di neutralizzare il carbonio, è impreciso quanto incomprensibile: abbiamo bisogno di obiettivi e cifre precise per poter elaborare una tabella di marcia in linea con l'obiettivo di 2 ° C", ha dichiarato Maxime Combes della Ong Attac. A livello europeo, le Organizzazioni non governative si interrogano sul vero significato di alcune frasi del piano climatico francese. In particolare se "la Francia si mobiliterà anche per garantire che l'Unione europea, attraverso la sua leadership, si metta in moto per accrescere l'ambizione degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2".

L'attuale target dell'Ue di ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2030 è molto lontano rispetto a quanto è necessario ancora fare per rispettare l'impegno preso nell'ambito dell'accordo di Parigi, per mantenere l'aumento globale della temperatura al di sotto di 2 ° C. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha dichiarato che l'Unione dovrebbe " raddoppiare i suoi sforzi "sul cambiamento climatico, aderendo all'alleanza di Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia".

Per quanto riguarda il prezzo del carbonio, i piani per stabilire un costo minimo, spesso richiamati durante la campagna presidenziale francese, sembrano essere scomparsi dall'agenda di Macron a causa della mancanza di consenso da parte di Bruxelles.





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