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di Ester Corvi - Milano Finanza

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Inghilterra alle urne, chi rischia è la sterlina

07/06/2017 09:04

I recenti sondaggi elettorali nel Regno Unito mettono sotto stress la valuta. La moneta rischia di tornare a perdere terreno in caso di una vittoria risicata dei Tory o di un sorpasso dei Laburisti

I mercati finanziari stanno sottovalutando l’impatto dell’esito delle elezioni generali nel Regno Unito di domani? La recente sintesi dei sondaggi fatta del Financial Times indica un crollo del partito conservatore dal 20 al 9%, su un livello di poco superiore al 6,5% che la stessa coalizione si era assicurata con il voto del 2015.

E visto che l’obiettivo dietro la decisione del primo ministro Teresa May di chiamare gli inglesi alle urne era proprio quello di rafforzare la leadership, un esito meno netto potrebbe complicare il processo della Brexit. «I mercati da poco hanno messo a fuoco questa eventualità» fa notare Mike Amey, responsabile dei portafogli in sterline di Pimco «visto che i rendimenti dei Gilt a dieci anni sono solo di poco superiori a quelli precedenti l’annuncio delle elezioni».

Una maggioranza Tory più risicata del previsto sarebbe però una chiara delusione per i mercati finanziari. «La sterlina» spiega Charles Hepworth, responsabile investimenti di Gam, è salita in maniera considerevole dalla notizia delle chiamata alle urne di aprile. Alla base c’era l’idea che una maggioranza forte potesse consentire alla May di portare avanti un processo di uscita forte («hard Brexit») dall’Unione europea, ma nello stesso tempo di concludere un accordo transitorio e conveniente per l’accesso al mercato unico dopo il 2019».

Con una maggioranza conservatrice meno netta nel governo, la Brexit può trasformarsi in un processo più incerto e difficile da portare avanti. «Di conseguenza la sterlina probabilmente scenderà, tornando sui livelli di aprile antecedenti l’annuncio delle elezioni» commenta Hepworth. Il calo della valuta è in teoria una buona notizia per le grandi aziende che compongono l’indice Ftse 100 del listino londinese, dati i vantaggi legati alla maggiore competitività internazionale, ma naturalmente lo è molto meno per i consumatori britannici che risentirebbero degli aumenti dei prezzi a causa dell’inflazione importata. Un quadro insomma più preoccupante di quanto i mercati stiano al momento scontando.

Ma nell’ipotesi estrema, e poco probabile, che i sondaggi avessero torto e si andasse verso un cambio di governo cosa succederebbe? Nel caso di una vittoria dei laburisti e dell’elezione di Jeremy Corbyn a primo ministro, secondo il fund manager di Gam, «le prospettive sia del mercato azionario che della sterlina virerebbero immediamente al ribasso».

L’aumento delle tasse societarie per dare più soldi alla sanità pubblica avrebbe infatti un immediato impatto negativo sui prezzi delle azioni. I Labour hanno inoltre dichiarato di voler rinazionalizzare le ferrovie, le poste, le società del gas e quelle elettriche, oltre ad aumentare le imposte sui redditi, introducendo un’aliquota del 50% per le fasce più agiate. La necessità di dover prendere a prestito denaro spingerebbe al rialzo i rendimenti dei Gilt e, sebbene questa eventualità potrebbe attirare gli investitori esteri nel breve termine, è improbabile che l’effetto possa perdurare, a causa del quadro più incerto della finanza pubblica.

In sintesi, la sterlina è destinata a restare debole sotto un governo laburista nel medio termine. «Come investitori si possono individuare quindi migliori opportunità in asset denominati in altre valure, almeno fino a quando le nuvole all’orizzonte si saranno diradate» conclude Hepworth.





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