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di Irene Greguoli Venini - ItaliaOggi

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Innovazione, pmi avanti adagio

22/05/2017 09:47

I futuri investimenti saranno partnership con start-up e big data. E' questo lo scenario delineato dalla ricerca Tag Innovation School, Cisco e Intesa Sanpaolo

Le piccole medie imprese italiane considerano gli effetti della digitalizzazione importanti per la riduzione dei costi, l'aumento del fatturato e della produttività. Di conseguenza le aziende si stanno muovendo su questo fronte, anche se c'è ancora strada da fare: per esempio nel dipartimento marketing le principali iniziative riguardano il sito web, la presenza sui social network e la newsletter, nel reparto commerciale e assistenza clienti gli strumenti più usati sono software di supporto e l'analisi dei dati, mentre nella gestione del personale e per quanto riguarda i cicli produttivi c'è un certo ritardo. Per il futuro, si prevede di investire soprattutto in partnership con start-up e in strategie basate sui big data.

A disegnare questo scenario è la ricerca realizzata da Tag Innovation School (la scuola del digitale di Talent Garden), Cisco Italia e Intesa Sanpaolo, con il supporto dei ricercatori del Master in Digital Transformation per il Made in Italy, con un questionario online cui hanno risposto oltre 500 aziende italiane con un fatturato fino a 50 milioni di euro.

La tendenza generale è un orientamento verso la trasformazione digitale, come dimostra il maggior peso, rispetto al passato, attribuito a tre elementi: la cultura aziendale collaborativa, che secondo il 65% sarà il fattore determinante per la sopravvivenza delle loro imprese, l'implementazione di strategie digitali (62%) e le tecnologie (35%).

«Alle aziende italiane è chiaro che per affrontare al meglio il mercato attuale è necessario ripensare i modelli di business e l'organizzazione della produzione, e sviluppare strategie basate sul digitale», dice Alessandro Rimassa, direttore di Tag Innovation School. «È molto importante il fatto che la maggior parte delle imprese dica che si tratta di un cambiamento non solo tecnologico ma anche culturale, che impatterà su tutta l'organizzazione, sui modelli di business, sulla produzione, sul marketing e le vendite».

La maggior parte (79%) stima che l'innovazione digitale avrà effetti sulla riduzione dei costi, sull'aumento della produttività e sull'incremento del fatturato; secondo il 78% degli intervistati, trasformare la propria impresa equivale a ripensare modelli di business, l'organizzazione e i metodi di produzione.

Considerando invece i passi già fatti dalle piccole medie imprese verso la trasformazione digitale nelle diverse funzioni, emerge che per quanto riguarda il dipartimento marketing c'è un atteggiamento diffuso che identifica le iniziative di questo settore con il sito web (88%), i profili sui social media (78%) e la newsletter (58%), anche se emerge una mancanza di approfondimento su piattaforme che potrebbero rendere più efficaci le azioni di marketing come Google AdWords, l'uso di strumenti di web analytics e una strategia seo (search engine optimization, l'ottimizzazione sui motori di ricerca). Nel reparto commerciale e nell'assistenza clienti gli strumenti più utilizzati sono i software di supporto (lo dice il 43%), seguiti dall'analisi dei dati (41%).

Nella gestione del personale la digitalizzazione, invece, sembra ancora in una fase embrionale: il 29% ammette di non aver ancora introdotto alcun tipo di sistema innovativo nella gestione delle risorse umane, mentre i metodi di gestione di presenze e buste paga sono piuttosto diffusi (38%), così come le piattaforme di reclutamento online (31%) e le politiche di smart working (32%), ossia la possibilità di lavorare in una postazione diversa dall'ufficio.

Sul fronte dei processi produttivi sembra che le piccole medie imprese della Penisola siano ancora in ritardo, dal momento che quasi un terzo (28%) ha ammesso di non aver digitalizzato alcuna fase del ciclo produttivo. Dal punto di vista delle tecnologie e metodologie utilizzate nei processi produttivi le aziende interpellate dichiarano di investire per la maggior parte su sistemi di elaborazione dati (50% delle scelte), mentre progetti più complessi che coinvolgono sistemi IoT (internet of things, l'internet delle cose), robotica e stampa 3D ricevono rispettivamente il 18, 14 e 8% delle preferenze. Una buona parte delle imprese (61%), inoltre, utilizza tecnologie cloud o ha implementato una intranet (43%).

Passando agli scenari futuri, dallo studio emerge che gli investimenti previsti nel digitale per i prossimi tre anni sono coerenti con i metodi e le soluzioni tecnologiche già attivate da molte realtà: il ruolo più importante è giocato dalle partnership con start-up e dalle strategie basate sui big data (entrambe al 39%).

In tutto ciò il 48% degli intervistati dichiara che la propria organizzazione sta studiando nuove strategie di business legate al digitale: il 42% sta realizzando sistemi decisionali basati sull'analisi di business intelligence, mentre un altro 21% cerca di sfruttare in modo più efficace i big data e alcuni stanno valutando di introdurre anche cambiamenti organizzativi o di processo attraverso i principi del lean management (26%).

Il 38% del campione ritiene, invece, che l'e-commerce sarà il prossimo investimento, mentre temi molto dibattuti come la cyber security, la sharing economy e la realtà aumentata e virtuale sono rilevanti solo per un quinto del campione analizzato. Tutto ciò ha un effetto anche sulle figure professionali di cui le pmi ritengono di aver maggiormente bisogno nei prossimi 3 anni, che sono gli esperti di strategie di marketing digitale (per il 60%), gli specialisti nell'analisi di dati (50%), i consulenti per l'attuazione della trasformazione digitale (32%) e gli sviluppatori di soluzioni per il mobile (31%).





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