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di Angelo Costa - ItaliaOggi

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Italia-Cina, la Via della Seta mette in moto imprese e studi

21/08/2017 09:10

I China-desk dei principali studi legali d'affari al lavoro per monitorare i progetti

I dati della Fondazione Italia Cina dicono che dal 2015 gli investimenti cinesi all'estero hanno superato gli investimenti stranieri in Cina: sarà quindi sempre più un flusso dalla Cina verso l'Italia a generare nuove opportunità di business, piuttosto che il contrario. E in questo contesto la Nuova Via della Seta rappresenta il più imponente progetto di sviluppo infrastrutturale dei prossimi decenni.Si tratta di un'iniziativa di sviluppo della Cina che si propone di migliorare le comunicazioni e la connettività tra la Cina, altri paesi dell'Asia centrale e occidentale, l'Europa e l'Africa orientale ed è forse la prima iniziativa transcontinentale che vede la Cina assumere un ruolo guida. Secondo Ernesto Pucci, socio e co-head dello Europe-China Desk, di Macchi Di Cellere Gangemi: «Le recenti dichiarazioni del presidente cinese Xi Jinping sull'inserimento dei porti italiani di Trieste e Genova tra i porti sui quali investire, come terminali della via della Seta, rafforzano l'attrattività dell'Italia agli occhi degli investitori cinesi».

E Fabio Weilbacher, of counsel e comitato sviluppo internazionale Quorum Studio legale e tributario associato, aggiunge che: «A parte la domanda, del tutto politica, circa il perché siano i cinesi a progettare queste attività per venire a noi, mentre l'Europa non fa altrettanto per raggiungere la Cina, va osservato che l'iniziativa, aldilà della tradizionale via della seta è in realtà più ambiziosa e generosa perché mira a coinvolgere anche Paesi che non sono geograficamente collocati su queste direttrici (basta l'adesione all'iniziativa) mentre essa tocca anche la direttrice a Occidente anche attraverso le comunicazioni marittime. Tutti gli operatori economici cinesi e non ultimi i locali studi legali stanno cogliendo l'iniziativa ed ognuno nel proprio ambito, coltivano e portano avanti il progetto. Non è difficile pensare che nei prossimi anni vi saranno molti arrivi di studi legali cinesi (parliamo di realtà di 2 mila o 3 mila avvocati) così come negli 90 abbiamo assistito all'arrivo degli studi anglosassoni».

«È diventato più che mai imprescindibile», continua Marco Vinciguerra, partner – foreign counsel di Sangiorgi Vinciguerra Studio Legale – Deheng Shanghai Law Office, «rivolgersi ai Paesi e mercati che verranno toccati direttamente dal flusso di investimenti che genererà il progetto guidato dalla Cina. Significherà ritrovarsi al centro di interessi economici e finanziari che li spingerà ad aprirsi, economicamente parlando, verso l'esterno e verosimilmente ad adottare standard normativi e di comportamento negli affari più comunemente seguiti a livello internazionale. Per le imprese (italiane e non solo) eventualmente coinvolte nasceranno quindi opportunità di espansione verso nuovi mercati altrimenti meno accessibili».

E, da Shanghai, Hermes Pazzaglini, responsabile ufficio di Shanghai di Nctm, afferma che solo dal modo in cui il governo cinese gestirà nei prossimi anni il progetto «si capirà se la Nuova Via Della Seta sarà un progetto unicamente legato alla logistica e ai trasporti, dunque non privo di opportunità ma non una vera rivoluzione per gli imprenditori italiani, o se invece dovesse essere l'inizio di un'apertura nuova di occasioni di scambio con la Cina di qualità e quantità finora sconosciute. Per ora quello che si può dire con certezza è che la Cina guarda agli sviluppi dei rapporti con l'Europa, e in special modo ai Paesi che hanno aderito all'iniziativa, tra cui l'Italia, con un occhio particolare».

E Pier Luigi Roncaglia, managing partner dello studio legale SibLegal, interviene sfatando un luogo comune che vede la Cina protagonista e che la Via della Seta può contribuire ad eliminare e cioè che «le società del lusso e della moda hanno visto per anni la Cina solo come il punto d'origine della contraffazione. Di conseguenza, l'obiettivo era semplicemente contrastare l'arrivo dei prodotti contraffatti cinesi sui mercati occidentali. Negli ultimi anni, invece, lo sviluppo di una poderosa domanda interna ha radicalmente modificato questo scenario, rendendo indispensabile per le società del lusso e della moda avviare programmi per contrastare la contraffazione anche all'interno dei confini cinesi».

Avvocatura e imprenditoria. Claudio d'Agostino, partner, ufficio di Shanghai, di Dla Piper sostiene che «molte delle nazioni che sono sul percorso della nuova Via della Seta non offrono, considerate le dimensioni delle loro economie, prospettive adeguate di rientro dei finanziamenti che dovranno essere loro offerti. È ancora presto per dire quanto le nostre aziende o il nostro Paese beneficeranno di questo progetto. Complessivamente, vi saranno certamente opportunità e ricadute indirette per le nostre imprese, ma altrettanto sicuramente sarà interesse del governo cinese fare in modo che la maggior parte delle risorse ritorni quanto prima in Cina. In ogni caso si tratterà di investimenti ragionati e ben sorvegliati, certamente non di danaro elargito a pioggia».

«Gli imprenditori cinesi che operano all'estero», gli fa eco Raffaele Torino, socio di Bussoletti Nuzzo & Associati, «appaiono ancora sottovalutare la necessità di una solida assistenza legale, molto spesso affidandosi a mediatori commerciali (o figure similari) piuttosto che ad avvocati, quando devono compiere un'operazione giuridica in un sistema giuridico differente dal loro. Tale atteggiamento (invero non di tutti gli imprenditori cinesi) non è chiaro se dipenda da una scarsa considerazione del diritto (in parte legata a quanto già detto sopra) o dalla circostanza che spesso gli avvocati italiani (con pochissime eccezioni) non sono in grado di parlare cinese e, dunque, riescono raramente a instaurare un reale rapporto fiduciario con il cliente cinese (il quale a sua volta sovente non dispone di una buona capacità espressiva in inglese)».

«Un altro tassello, poi, in via di definizione», continua Chiara Chiosi, senior associate di CBA Studio Legale e Tributario, «è quello relativo alla prevenzione e risoluzione dei contenziosi relativi a iniziative Belt & Road, attraverso l'implementazione di meccanismi omogenei che garantiscano sotto il profilo della mediazione legale volontaria e dell'arbitrato la prevenzione e la gestione omogenea e spedita, anche dell'eventuale fase patologica della realizzazione di tali iniziative, da parte di mediatori e arbitri che abbiano una competenza specifica e sappiano dare concreta attuazione ai diritti delle parti. In un orizzonte temporale più lungo si presume che possa venir influenzata anche la contrattualista internazionale e la prassi di settore, ad oggi di matrice prevalentemente anglosassone, per cui è necessario acquisire sempre più familiarità con istituti che differiscono da tale matrice ed elaborare nuovi schemi che contemperino i vari interessi contrattuali in gioco».

Investimenti e infrastrutture. La riflessione degli avvocati però, si concentra tutta sul tema delle infrastrutture, infatti Betty Louie, partner di Orrick, sostiene che «l'Italia continua a essere un Paese interessante per gli investimenti cinesi in ambito hi-tech, ferrovie, porti e tecnologia satellitare. Orrick è ad esempio attivamente coinvolto in numerose iniziative promosse da società a partecipazione statale cinesi collegate al progetto China's One Belt, One Road (Obor), l'iniziativa cinese lanciata nel 2015 con l'obiettivo di creare la più grande piattaforma di cooperazione economica mondiale, attraverso il coordinamento delle policy, la collaborazione nell'ambito del commercio e della finanza nonché uno scambio sociale e culturale tra Paesi diversi. L'iniziativa Obor prevede, oltre a infrastrutture legate al trasporto su strada e marittimo, un corridoio spaziale e satellitare, che costituirà un collante digitale per strade, ferrovie, porti e parchi industriali legati all'iniziativa Obor».

E Cristina Fussi, partner di De Berti Jacchia Franchini Forlani, aggiunge che «sono soprattutto le infrastrutture portuali ed il trasporto marittimo i settori che potrebbero – in Italia – beneficiare maggiormente dei massicci investimenti attesi. Già da qualche tempo sono stati registrati segnali in questa direzione, con l'accordo di cooperazione firmato nel luglio dell'anno scorso per lo sviluppo congiunto dei porti di Venezia e di Tianjin e delle due aree industriali e logistiche di Porto Marghera e Binhai New Area».

È ovvio che il discorso dalle infrastrutture si sposti sui settori d'investimento e Fabrizio Faina, partner di Jones Day, osserva che «l'obiettivo molto frequente è quello di investire in aziende italiane che operano in settori di nicchia e dispongono di conoscenze tecniche uniche nel rispettivo settore di attività per poter investire su tali conoscenze e poi facilitare l'espansione delle stesse aziende, in termini di commercializzazione dei propri prodotti, nei mercati asiatici, senza comunque pretendere di spostare la loro produzione fuori dall'Italia, per quanto inevitabilmente vi possa essere anche un interesse da parte degli acquirenti cinesi ad acquisire conoscenze da poter utilizzare parallelamente nella fase produttiva svolta nel proprio Paese».

Simmons & Simmons si è recentemente attrezzato per cogliere le opportunità della nuova Via della Seta con un team di projects guidato dai partner Paola Leocani (Head of DCM) e Nicholas Lasagna che include l'Of Counsel Nunzio Bicchieri (Head of Projects) e la senior associate Elena Macchi. Lo studio dispone di un Italy-China Desk sotto la responsabilità del partner Dario Spinella che opera a stretto contatto con i nostri uffici del network a Hong Kong, Pechino, Shanghai, Singapore e Tokyo e che fa inoltre leva sulle sinergie del nostro «German-China Desk». Dario Spinella ha guidato operazioni tra cui la cessione di Buccellati a Gangtai e di Patto Geodata S.p.A. a PowerChina Northwest Engineering Corporation Ltd.

Occorre puntare su nuovi progetti di business. Francesca Masotti, founding partner dello studio legale Masotti Berger Cassella, riporta la propria esperienza: «Stiamo studiando da tempo la trasformazione costante in atto delle relazioni tra Italia e Cina. Uno dei nostri punti di riferimento è l'Università di Macerata. Insieme a professori e professionisti che gravitano lì, abbiamo studiato progetti di business sulle due vie: aiutare imprenditori italiani a dialogare meglio, a delocalizzare o a acquisire nuove fette di mercato in Cina; così come ad attrarre investitori cinesi per sostenere il proprio sviluppo. Ed è soprattutto questa la direzione verso cui stiamo orientando il nostro lavoro. Il nuovo piano di rilancio dell'antica Via della Seta, One Belt, One Road (Obor) potenzierà ulteriormente i corridoi economici dalla Cina all'Europa e questo necessariamente aprirà il dialogo con i paesi centro-asiatici via terra, e di quelli del Sud-est asiatico via mare».

«A livello di scenario», gli fa eco Paolo Sersale, partner responsabile del dipartimento Corporate M&A di Clifford Chance in Italia, «rimaniamo ottimisti circa l'abilità della Cina di riuscire a sostenere un forte livello di attività M&A verso l'estero anche nel corso dei prossimi mesi. Nel nostro recente report sui trend globali in ambito M&A “A Global Shift” si evidenzia come, sulla scia di un 2015 in forte sviluppo, anche il 2016 abbia confermato un aumento dell'attività della Cina in quest'ambito, con un particolare focus sui deal cross-border: gli investimenti all'estero sono stati pari a $208.6 miliardi, il 114% in più rispetto all'anno precedente».

È necessaria la liberalizzazione della valuta e puntare sul Mediterraneo. Daniele Zibetti, partner di GWA è convinto che un simile discorso non possa che portare a una riflessione e cioè che «oggi sia molto difficile valutare che impatto avrà, tanto per le imprese italiane che per i professionisti italiani che le assistono in Cina, la nuova «Via della Seta». Si intuiscono già oggi opportunità più concrete per chi ha aziende produttive in Cina (e per i professionisti che possono supportare queste imprese nel territorio) nell'ambito del progetto Made in China 2025 che è un progetto più «nazionale», ma che si applica anche alle produttive ad investimento estero. Tornando invece al One Belt One Road mi pare che finora ci si sia concentrati molto sui profili logistici ed infrastrutturali. Finché non viene liberalizzata la circolazione della valuta e finché la Cina non acquisirà lo status di economia di mercato sarà difficile superare l'attuale eccezione perenne che la caratterizza. Certo è vero che, grazie anche al progetto Nuova via della Seta, si torna a generare interesse verso la Cina dopo anni cui sembrava un po' passata di moda».

Ed in questo contesto «il Mediterraneo», aggiunge Luana Panighel, senior associate Tonucci & Partners, «è punto d'arrivo sia della via terrestre che della via marittima, per cui non dovrebbero mancare opportunità per le nostre imprese. Ma vi è di più. La via terrestre interessa soprattutto la regione asiatica e, ad oggi in particolare, i Paesi dell'Est Europa. In quest'area, sono presenti numerose imprese italiane, che da tempo vi hanno de localizzato parte delle loro attività produttive o costituito sedi secondarie. Le imprese italiane possono proporsi (sia in Est Europa che in Asia) per collaborare con le imprese cinesi, firmatarie delle grandi opere infrastrutturali, nell'esecuzione di lavori in subappalto, grazie alle loro elevate capacità in ambito tecnologico e di know-how nella realizzazione di infrastrutture e nella fornitura dei servizi correlati-capacità ampiamente e comunemente riconosciute dai cinesi».

Hong Kong: un ruolo strategico. E infine Giovanni Marino, foreign legal consultant della sede di Hong Kong di Osborne Clarke, osserva come «la giurisdizione di Hong Kong giocherà un ruolo fondamentale nell'implementazione del Obor in qualità di «super- connector» tra la Cina e tutte le altre regioni interessate dal progetto. Nonostante il governo cinese sottolinei il ruolo guida dei principali istituti di credito pubblici nel Obor, lo shortfall in termini di fabbisogno finanziario per i progetti infrastrutturali (Obor e non–Obor) fino al 2020 e` stimato in Usd 750 miliardi, risorse che dovranno quindi esser reperite facendo ricorso al debito e finanziamento privato. È lecito attendersi che Hong Kong avrà un ruolo fondamentale e rappresenterà quindi una opportunità per le imprese e i servizi professionali italiani in ottica Obor in primo luogo per quanto concerne l' attività di fund raising».





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