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di Luciano Mondellini - Milano Finanza

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Italia e Germania contro l’auto Ue

07/12/2017 09:45

Bruxelles vorrebbe ottenere maggiori poteri sul parco circolante in Europa. L’intenzione dell’Unione è legata all’onda lunga del Dieselgate e agli scontri tra le autorità di controllo nazionali. Francia d’accordo, mentre per altri nove Paesi si rischia solo un aumento della burocrazia

Le autorità dell’Unione Europea vorrebbero avocare a sé maggiori poteri di supervisione sul parco auto circolante nel continente in scia allo scandalo Dieselgate. Ma alcuni Paesi membri, inclusi Italia e Germania (ovvero gli Stati che ospitano quattro delle sei grandi case europee), non sono d’accordo e si stanno opponendo a questa riforma. È quanto ha raccolto a Bruxelles l’agenzia Reuters, che ha segnalato di aver avuto accesso ad alcuni documenti che circolano in questi giorni nei palazzi del potere Ue.

Nel dettaglio, le autorità comunitarie vorrebbero poter condurre controlli con una certa regolarità sulle agenzie nazionali che approvano in lanci sul mercato delle varie automobili. E alcuni Stati membri, tra cui la Francia (bisogna ricordare peraltro che l’Eliseo è tra i maggiori azionisti di Psa e Renault), si sono detti d’accordo su verifiche di due giorni ogni cinque anni. Mentre altri nove, tra cui Italia e Germania, hanno sollevato più di un dubbio. In particolare, il governo di Berlino in una lettera datata 30 novembre in merito alle ipotesi allo studio ha spiegato che «ogni tipo di controllo significa incrementare la burocrazia senza apportare alcun beneficio». E allineate alla posizione della Germania ci sarebbero altre otto nazioni, tra cui l’Italia.

Ovviamente la questione è legata all’onda lunga dello scandalo Dieselgate, che nel settembre 2015 portò a galla i tentativi di Volkswagen di truccare sulle emissioni dei propri motori a gasolio e che squassò i vertici del colosso di Wolfsburg costringendo l’allora chief executive officer Martin Winterkorn a rimettere il mandato.

Da allora nel mondo dell’automobile globale si è instaurato un clima di caccia alle streghe e ogni tanto emergono indiscrezioni su possibili multe miliardarie ai danni di una casa produttrice piuttosto che un’altra in qualche Stato membro dell’Unione. L’ultimo di questi rumors in ordine di tempo è stato quello della settimana scorsa riguardante Fca e una possibile multa dalle autorità francesi in merito all’ipotesi di emissioni fuori norma.
Questa situazione spiega l’intenzione della autorità Ue di ottenere un maggior controllo sugli enti nazionali. Anche perché non più tardi dell’estate scorsa ci fu una lunga diatriba tra il governo italiano e quello tedesco su possibili superamenti delle soglie di emissioni da parte di alcuni modelli di Fca circolanti in Germania. La querelle terminò in sede comunitaria, con Bruxelles che in buona sostanza diede ragione al ministro dei Trasporti Graziano Delrio sulla legittimità dei controlli italiani.

«Noi abbiamo bisogno di una maggiore qualità e indipendenza nel sistema, maggiori controlli sulle auto che sono già in circolazione e una supervisione più accurata da parte delle autorità comunitarie», ha spiegato la commissaria europea all’Industria Elzbieta Bienkowska.

Proprio in questo quadro è curioso notare come due Paesi a forte connotazione automobilistica, come Italia e Germania (dove hanno sede oltre i tre colossi Volkswagen, Daimler e Bmw anche Opel e il quartier generale europeo di Ford), si siano dette contrarie a un numero maggiore di controlli sul parco circolante. Infine bisogna anche ricordare che durante la recente campagna elettorale in Germania Angela Merkel ha ricordato che il settore automobilistico è vitale per l’economia tedesca, tanto che nel Paese un cittadino su sette è in qualche modo legato a questo comparto.





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