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di Valeria Santoro | Mf-DowJones News

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Italia: Pil aumenta, ma fuga giovani vero tallone d'Achille

14/09/2017 15:16

L'economia italiana cresce piú del previsto, anche se resta il gap con gli altri Paesi di Eurolandia. A pesare sullo sviluppo del Paese la fuga dei giovani all'estero, il vero "tallone d'Achille" dell'Italia. É quanto emerge dagli scenari economici presentati dal Centro Studi di Confindustria

Il Centro studi di Confindustria stima per il 2017 una crescita del Pil italiano dell'1,5%, livello accreditato anche dal Tesoro dopo le ultime indicazioni positive da parte dell'Istat, e dell'1,3% nel 2018.

Nonostante la dinamica sia piú robusta di quella prevista, l'espansione dell'economia italiana rimane inferiore a quella degli altri Paesi europei: il differenziale rispetto al resto dell'Area Euro resta negativo ed elevato, anche se dimezzato (nel 2017 è pari a 0,8 punti percentuali, contro l'1,5% del 2015). Il rialzo del prodotto interno lordo, si spiega, da un lato, con l'andamento migliore dell'atteso nel secondo trimestre (+0,4% contro +0,3%); dall'altro, è coerente con il tono elevato degli indicatori qualitativi (specie quelli sugli ordini). I principali driver di crescita sono l'export, che coglie appieno la ripresa mondiale, e gli investimenti, sostenuti dai provvedimenti governativi a favore dell'acquisto di beni strumentali, da migliori aspettative di domanda, saturazione degli impianti e buone condizioni finanziarie.

A fine 2018 il Pil recupererá il terreno perduto con la seconda recessione (2011-13); sará ancora del 4,7% inferiore al massimo toccato nel 2018. Le previsioni, tuttavia, precisano da viale dell'Astronomia, potrebbero rivelarsi prudenti. Le informazioni disponibili sul trimestre estivo sono limitate per il cruciale settore dei servizi (quelli turistici hanno un'elevata valenza stagionale). Una dinamica piú robusta del preventivato innalzerebbe soprattutto la media del 2018, perchè si trasferirebbe pienamente sul trascinamento all'anno prossimo.

Inoltre, le stime del CsC non includono gli effetti della prossima Legge di bilancio, che è attesa migliorare i saldi dello 0,5% del Pil, perchè non se ne conoscono reale ammontare e composizione. L'esito del 2018 dipenderá anche dagli incentivi agli investimenti, dalla loro durata effettiva e dalle risorse ulteriori che verranno messe in campo.
Sul fronte dei conti pubblici, il rapporto tra debito pubblico e Pil si ferma al 132,6% quest'anno (come nel 2016) e inizia a scendere al 131,8% il prossimo. Senza un'accelerazione del Pil, viene sottolineato, è tuttavia difficile avviare una consistente e persistente riduzione del peso del debito. Il rapporto deficit/Pil calerá al 2,1% quest'anno (dal 2,4% del 2016) per tornare poi a salire al 2,3% nel 2018. Il CsC esclude però dal suo calcolo la clausola di salvaguardia con l'aumento dell'Iva e delle accise sui carburanti per 0,9 punti di Pil, dato l'impegno politico di annullarla.

Con la crescita economica migliora anche il mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione calerá all'11,2% quest'anno, rispetto all'11,7% del 2016, e al 10,6% nel 2018 quando ci sará un recupero di circa 1 mln di posti di lavoro rispetto al 2013 e questi supereranno di 160.000 unitá il picco pre-crisi (le Unitá di lavoro equivalenti a tempo pieno saranno comunque 780.000 sotto il livello del 2008). Nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni, mette in evidenza il CsC, nel marcato del lavoro sono ancora 7,7 mln le persone a cui manca lavoro in tutto o in parte (erano 8,1 mln nel 2014).

Un'emergenza da affrontare è, secondo Viale dell'Astronomia, la disoccupazione giovanile. La fuga dei giovani all'estero, legata alla mancanza di lavoro, costa all'Italia 1 punto di Pil all'anno, circa 14 miliardi di euro. In sette anni il fenomeno ha subito un'accelerazione impressionante: si è passati dai 21.000 emigrati under 40 del 2008 ai 51.000 del 2015. "La bassa occupazione giovanile -sottolinea il CsC- è il vero tallone d`Achille del sistema economico e sociale italiano". "I flussi crescenti di emigrazione producono una perdita di capitale umano stimata in un punto di Pil all`anno, abbassando così il potenziale di sviluppo. Questo rappresenta una vera e propria emergenza". Per Confindustria l'inadeguato livello dell`occupazione giovanile sta producendo "gravi conseguenze permanenti sulla societá e sull`economia dell`Italia, sotto forma di depauperamento del capitale sociale e del capitale umano del Paese".

L'Italia ha tassi di occupazione giovanili molto ridotti, specie per gli under 30. Nel 2016 un sesto dei 15-24enni era occupato (16,6%), contro poco meno della metá in Germania (45,7%) e quasi un terzo nella media dell`Eurozona (31,2%). Tra i 25-29enni il tasso di occupazione italiano balza al 53,7%, ma il divario rispetto agli altri paesi euro si amplia, da 14,6 a 17,1 punti percentuali. La posizione relativa dell`Italia comincia a migliorare nella fascia di etá immediatamente successiva (30-34 anni), con il tasso di occupazione al 66,3%, 10 punti sotto alla media dell`Eurozona. Dal 2008 al 2015, periodo in cui il tasso di disoccupazione in Italia è passato dal 6,7% all`11,9% (dal 9,8% al 18,9% per gli under 40), hanno spostato la residenza all`estero 509mila italiani: di questi, circa 260.000 avevano tra i 15 e i 39 anni, il 51,0% del totale degli emigrati, un`incidenza quasi doppia rispetto a quella della stessa classe di etá sulla popolazione (28,3%).





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