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di Paola Tamma - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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Italia: sfida all'Ue su etichettatura alimentare

11/09/2017 17:03

Le aziende dovrebbero indicare obbligatoriamente sulle etichette dei cibi il luogo di produzione degli alimenti "trasformati". E' quanto sta cercando di realizzare il Governo italiano, dopo aver già introdotto (con decisione unilaterale) nuove norme sull'etichettatura di pasta e riso. In tema alimentare, Roma sembrerebbe dunque sfidare le regole di Bruxelles

Negli ultimi mesi l'Italia si è molto spesa sui temi di politica alimentare, specialemente per quanto riguarda le etichettature e la tutela dell'origine dei prodotti.

In realtà, già  lo scorso marzo l'Italia aveva presentato a Bruxelles una proposta per la regolamentazione delle etichettature alimentari. La Commissione europea avrebbe dovuto emettere un parere in merito entro il prossimo 2 ottobre ma Roma, probabilmente a causa delle obiezioni di quattro Stati membri (Austria, Germania, Spagna e Germania), ha poi deciso di ritirare il testo.

Ora, secondo la stampa italiana, l'Italia avrebbe modificato il contenuto della proposta, presentandola nuovamente a Bruxelles con una riduzione delle categorie dei prodotti interessati e delle relative tasse.

Il Governo italiano vorrebbe rendere obbligatorio indicare il luogo di produzione sulle etichette di frutta e verdura congelate, insalate pronte, prodotti di pesce ed altri alimenti trasformati. Obbligo peraltro già in vigore prima che l'Ue decidesse di rimuoverlo con il regolamento 1969/2011.

La proposta ha però allarmato la Federalimentare, secondo cui simili obblighi provocherebbero un ulteriore onere per i produttori italiani, esponendoli a una concorrenza asimmetrica delle aziende straniere (non soggette alle stesse norme).

I precedenti italiani sull'etichettatura dei prodotti alimentari

Il primo precedente italiano in materia di etichettatura dei prodotti alimentari risale al 2016, quando la Commissione diede a Roma il proprio consenso sull'obbligo di specificare il Paese d'origine sulle etichette di latte.

Successivamente, l'Italia ha notificato a Bruxelles l'obbligo di specificare il Paese d'origine anche sulle etichette di pasta e riso, suscitando però aspre critiche da parte di altri membri del blocco, per i quali il provvedimento avrebbe causato una "frammentazione del mercato interno Ue". Nonostante questo, lo scorso agosto, senza aspettare la luce verde da Bruxelles, l'Italia ha deciso unilateralmente di firmare i decreti sull'etichettatura, che così entreranno in vigore da febbraio 2018.

Dario Dongo, esperto italiano in diritto alimentare, ha definito procedure utilizzate "illegittime" e "incostituzionali". Dongo è il fondatore di FARE, un sito web sulle politiche comunitarie in materia di prodotti alimentari e di consumo.

L'esperto ha spiegato che la legge europea ha la precedenza sul diritto nazionale, per cui i decreti italiani su pasta e riso risultato effettivamente privi di valore e non dovrebbero essere applicati dalle autorità italiane.

Ora bisognerà attendere la reazione di Bruxelles. "In merito all'adozione della legislazione nazionale in questione,  i funzionari della Commissione sono impegnati nella raccolta di informazioni e fatti rilevanti dalle autorità italiane", ha detto un portavoce Ue.

Tuttavia, prima che eventuali sanzioni dell'Unione possano essere applicate potrebbe essere necessario molto tempo, almeno fino alla chiusura delle elezioni nazionali italiane del 2018. Uno scenario di questo tipo, ha ipotizzato Dongo, potrebbe avere effetti sui risultati politici delle urne, garantendo voti a partiti populisti come Lega Nord e MoVimento 5 Stelle.

Quello che è certo è che l'azione disciplinare dell'Ue potrebbe costare all'Italia diversi milioni di euro, oltre alle perdite legate alle ritorsioni dei partner commerciali. Ad esempio, il Canada, un importante esportatore di grano duro in Europa, ha già minacciato di voler avviare azioni legali attraverso l'OMC.





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