EurActive.it

Home > News > Italia: una targa per gli alimenti

di Luigi Chiarello - ItaliaOggi

Facebook Twitter Linkedin
Italia: una targa per gli alimenti

08/09/2017 10:02

Il preconsiglio esamina uno schema di dlgs sulla tracciabilità del cibo. In etichetta torna lo stabilimento di produzione

Per i prodotti alimentari realizzati in Italia e destinati alla vendita nel Belpaese torna l'obbligo di indicazione in etichetta della sede dello stabilimento di produzione. Qualora fosse diverso, va indicato lo stabilimento di confezionamento. In particolare l'obbligo ricade sugli alimenti trasformati preimballati destinati al consumatore finale. E l'indicazione va apposta o sull'etichetta della confezione o direttamente sul preimballaggio.

Per quanto riguarda, invece, gli alimenti trasformati non finalizzati all'immediato consumo, ma destinati a essere preparati, frazionati, tagliati o nuovamente trasformati, l'indicazione obbligatoria dello stabilimento di produzione o confezionamento basterà che sia riportata sui documenti commerciali, purché questi accompagnino l'alimento e siano disponibili alla consegna del prodotto. È quanto prevede uno schema di decreto legislativo, attuativo della legge 170/2016, meglio nota come legge di delegazione europea 2015, ieri all'esame del preconsiglio e atteso al vaglio di uno dei prossimi consigli dei ministri. Il provvedimento, come detto, riporta indietro le lancette della trasparenza: l'obbligo di indicare la sede dello stabilimento, infatti, era già sancito dalla legge italiana, ma poi è stato abrogato in seguito al riordino della normativa Ue sull'etichettatura. Il testo sciorina quindi le modalità di indicazione dei siti e detta sanzioni per le imprese che non rispettano l'obbligo. Vediamo. 

Cosa scrivere in etichetta. Per indicare il sito di produzione o confezionamento bisogna riportare la località e l'indirizzo dello stabilimento. L'indirizzo potrà anche essere omesso qualora basti la sola località a identificare immediatamente lo stabilimento. Esonero totale dall'obbligo, invece, per gli alimenti trasformati preimballati, che riportano un marchio identificativo o la bollatura sanitaria. Stessa cosa per i prodotti dotati di un marchio che già contiene l'indicazione della sede dello stabilimento. Se, invece, gli stabilimenti di produzione sono più di uno, si possono indicare tutti, purché quello in cui è stato realizzato effettivamente il prodotto sia in qualche modo evidenziato, anche con punzonatura.

Le sanzioni. Per l'impresa «beccata» a non rispettare l'obbligo di etichettatura sullo stabilimento la stangata va dai 2.000 ai 15 mila euro. Stessa sanzione per l'azienda che, disponendo di più stabilimenti, non metta in evidenza quello effettivo. Chi, invece, non rispetta i corretti canoni di etichettatura (dettati dall'articolo 13 del regolamento Ue n. 1169/2011) andrà incontro a una multa compresa tra 1.000 e 8 mila euro. 

Le due clausole. Il provvedimento contiene infine due disposizioni rilevanti:

- una clausola di mutuo riconoscimento, in base a cui gli obblighi di trasparenza sullo stabilimento produttivo o di confezionamento «non si applicano ai prodotti alimentari trasformati preimballati legalmente fabbricati o commercializzati in un altro stato membro dell'Unione europea o in Turchia o in uno stato membro dell'Associazione europea di libero scambio (Efta)», che aderisce all'Accordo sullo Spazio economico europeo (See);

- una seconda disposizione, transitoria, in base a cui i nuovi obblighi di etichettatura scattano a partire dal 180° giorno successivo al via libera della commissione europea del dlgs. Il cui countdown scatterà a partire dal giorno di pubblicazione in gazzetta ufficiale dell'avviso contenente l'imprimatur europeo.





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154