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di Miryam Magro | MF Dow Jones News

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Juncker, non si può passare a fase 2 dei negoziati Brexit

03/10/2017 12:10

Per presidente Commissione Ue risultati insufficienti per Brexit, impossibile dunque aprire seconda fase negoziale. Ribadito inoltre che i restanti 27 Paesi non pagheranno il conto del Regno Unito.

Il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, durante la discussione in seduta plenaria a Bruxelles sullo stato di avanzamento dei colloqui sul divorzio della Gran Bretagna dall'Unione europea ha dichiarato che non si può ancora passare alla seconda fase dei negoziati della Brexit, perchè non si può parlare di futuro senza chiarire prima la situazione attuale. Juncker ha sottolineato che i restanti 27 Paesi membri dell'Unione non dovranno pagare per la decisione presa dal Regno Unito, come ribadito anche dal capo negoziatore per l'Ue, Michel Barnier, il quale nel suo intervento ha puntualizzato che Bruxelles "non intende pagare a 27 quello che era stato deciso a 28" Stati e che sui contribuenti non deve pesare una decisione che non hanno preso.

Il presidente della Commissione europea ha inoltre fatto riferimento al discorso tenuto il mese scorso dal primo ministro inglese, Theresa May, a Firenze, affermando che le parole del premier non posso essere una base negoziale, che i passi avanti fatti finora non sono ancora sufficienti e che resta molto lavoro da fare nell'ambito dei negoziati per la Brexit.

Per l'eurodeputato britannico Gerald Batten, i risultati sono stati finora insufficienti perchè Bruxelles vuole impedire al Regno Unito di andare via dall'Unione, cercando in tutti i modi di ostacolare il divorzio attraverso il raggiungimento di un pessimo accordo, nella speranza che la Gran Bretagna cambi idea sulla decisione di lasciare l'Ue. Concorde il leader dell'Ukip, Nigel Farage, il quale ha accusato l'Unione di aver fatto suo ostaggio il Regno Unito attraverso un vero e proprio riscatto, riferendosi alla compensazione finanziaria richiesta da Bruxelles per procedere al divorzio.

Numerosi europarlamentari hanno aspramente criticato la mancanza di chiarezza da parte del Governo britannico, anche sulla sua posizione nei confronti dell'Irlanda del Nord, incolpando dello stato inconcludente dei negoziati le divisioni interne al partito guidato da Theresa May.





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