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di Giovanni Galli - ItaliaOggi

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L'Australia ritorna al carbone

26/10/2017 09:44

Come gli Stati Uniti di Donald Trump anche il quinto continente riscopre il passato. E' stata scottata dalla fragilità delle energie rinnovabili

L'Australia, dopo aver constatato la fragilità del sistema delle energie rinnovabili, ha deciso di operare una brusca virata in favore del ritorno, parziale, al carbone del quale è il primo esportatore mondiale. Come ha detto di voler fare negli Usa il presidente Donald Trump. 

In Australia, il nuovo piano alternativo in favore delle energie fossili, il Neg (National Energy Guarantee), prevede che i fornitori di elettricità dovranno utilizzare una certa percentuale di fonti secondarie come il carbone, il gas, secondo quanto riportato da Le Figaro.

Il messaggio è chiaro: è necessario un mix energetico perchè le rinnovabili da sole non sono sufficienti a garantire la continuità delle forniture della produzione elettrica di base per l'isola-continente. Un ossessione per il governo quella di assicurare l'affidabilità della rete dopo il black-out subito l'anno scorso dall'Australia Meridionale, uno degli Stati ad aver scommesso di più sulle rinnovabili. 

La riscoperta delle fonti energetiche del passato è considerata dal governo del premier liberale Malcom Turnbull una strada obbligata nonostante l'Australia sia uno tra i più grossi inquinatori con la maggiore percentuale di emissioni di gas serra per abitante.

L'Australia non è pronta per affrancarsi dalla dipendenza dal carbone nonostante sia un avamposto degli effetti del riscaldamento climatico. E per il 2030 ha fissato al ribasso gli obiettivi di produzione delle energie da fonti rinnovabili: tra 28 e 36 per cento, quando avrebbe potuto spingere fino al 42% tra energia solare e eolica. Del resto, dopo i black-out dell'anno scorso, la coalizione al potere ha continuato a minacciare l'eventualità di una penuria di elettricità nel paese.

Tra gli argomenti a sostegno del ritorno al fossile, non soltanto la volontà del governo di assicurarsi delle risorse stabili, ma anche il prezzo dell'energia non è un argomento secondario. I prezzi sono aumentati del 63% in dieci anni secondo la commissione australiana della concorrenza e dei consumi, per colpa della mancanza di una concorrenza nel settore. La Neg, secondo il governo garantirà dei prezzi abbordabili e un servizio ottimale permettendo all'Australia di limitare il proprio contributo al riscaldamento climatico globale riducendo dal 26 al 28 per cento i propri gas a effetto serra entro il 2030. 

I detrattori del piano hanno parlato di vittoria della mafia dell'energia, della lobby del carbone e degli scettici riguardo i cambiamenti climatici. Inoltre, hanno aggiunto, il piano non offre reali garanzie rispetto si prezzi e invece, costerà molto caro all'ambiente.

Inoltre, secondo quanto riportato da Le Figaro, il piano Neg sarà una aberrazione economica per il settore energetico australiano a medio e lungo termine. Davanti al fatto che la maggioranza delle banche del paese sono sempre più restie a finanziare nuovi progetti di estrazione del carbone dalla miniere, il piano rischia di spingere gli investitori verso la Cina, l'Indonesia, la Corea.





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