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di Francesco Chierchia | Mf-DowJones News

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L'emergenza migranti spacca la Ue, pronto piano d'azione

04/07/2017 16:50

Nonostante le numerose dichiarazioni di collaborazione tra gli Stati membri, l'emergenza nella gestione dei flussi migratori sta mettendo a dura prova l'Europa

Dopo il rifiuto categorico da parte di Francia e Spagna all'ipotesi di utilizzare i porti di Marsiglia e Barcellona per l'accoglienza, anche l'Austria ha annunciato che non aprirà le proprie frontiere ai rifugiati.

In particolare, oggi Vienna ha fatto sapere che potrebbe schierare circa 750 soldati al passo del Brennero per impedire gli arrivi. Hans Peter Doskozil, ministro della Difesa austriaco, ha affermato che il Paese non esiterà, qualora fosse necessario, ad attivare controlli rafforzati alla frontiera con 450 militari di stanza in Tirolo.

La reazione italiana non si è fatta attendere ed il Ministero degli Esteri ha convocato per un chiarimento Renè Pollitzer, ambasciatore austriaco a Roma. Inoltre, dopo Vienna anche la Svizzera ha annunciato un massiccio aumento della vigilanza sui confini italiani di Piemonte e Lombardia.

Il Paese maggiormente in difficoltà nell'emergenza migranti è proprio l'Italia. Stando agli ultimi dati diffusi dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, negli ultimi sei mesi la penisola è stata la destinazione dell'85% degli arrivi in Europa (circa 85.000 rifugiati).

Il clima di tensione è stato evidente anche a Strasburgo, dove Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, ha definito "ridicolo" il Parlamento europeo per via dell'ampio assenteismo degli europarlamentari durante un suo intervento sulla crisi migratoria. "Moderi i termini", è stata la risposta di Antonio Tajani, presidente del PE. 

Juncker, successivamente, ha assicurato che le misure varate oggi dalla commissione dimostreranno "con i fatti che vogliamo rimanere solidali, soprattutto con l'Italia che dimostra un atteggiamento eroico. Non abbiamo diritto di perderci negli egoismi nazionali". "La Commissione ha fatto molto - ha proseguito Juncker - ma non tutto quello che avrebbe dovuto fare perchè i nostri mezzi tecnici e finanziari sono limitati".

Anche il vice presidente della Commissione europea, Frans Timmermans, è intervenuto sulla questione. "Siamo in stretto contatto con il Governo italiano, Juncker ha parlato molto con Gentiloni durante il vertice a Berlino sul G20 e continueremo a farlo", ha spiegato. "Sono assolutamente convinto - ha aggiunto Timmermans - che mostreremo completa solidarietá con l'Italia, se servono piú risorse troveremo le fonti per assicurare che l'Italia possa affrontare il problema. La richiesta del Governo italiano sulla solidarietá europea è completamente giustificata".

Un'ulteriore dimostrazione di vicinanza all'Italia è arrivata da Joseph Muscat, premier maltese, secondo cui "quando si tratta di una solidarietá effettiva, noi, gli Stati membri dell'Ue, dovremmo vergognarci tutti di quello che abbiamo fatto". "Paesi come l'Italia hanno visto centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini raggiungere le proprie coste. Guardiamo a questa Europa che, su questo argomento, è un fallimento", ha concluso Muscat.

Le misure varate oggi dalla Commissione dovrebbero costituire una base per le discussioni che si terranno nella riunione informale del Consiglio "Giustizia e Affari interni", in calendario giovedì a Tallinn.

L'esecutivo Ue ha proposto una serie di misure da adottare per accelerare gli interventi collettivi dell'Unione europea lungo la rotta del Mediterraneo centrale. In particolare, la Commissione intende incrementare ulteriormente la capacità delle autorità libiche grazie a un progetto dotato di 46 milioni di euro e preparato congiuntamente con l'Italia; finanziare la creazione in Libia di un centro di coordinamento e soccorso marittimo pienamente operativo ed aumentare i finanziamenti per la gestione della migrazione in Italia di ulteriori 35 milioni di euro (da mobilitare immediatamente).

In aggiunta, gli Stati membri dovrebbero contribuire in modo maggiore al Fondo fiduciario Ue-Africa per integrare il contributo di 2,6 miliardi di euro del bilancio limitato dell'Ue, ed accelerare il ricollocamento dall'Italia.

Roma, infine, si deve impegnare a redigere un codice di condotta per le Ong che effettuano attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, rispettare gli impegni assunti in materia di ricollocamento, e velocizzare i rimpatri applicando le procedure previste (basandosi anche sui 'motivi di inammissibilità').





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