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di Miryam Magro MF- Dow Jones

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 L'Europa va difesa da interessi opachi di multinazionali

13/09/2017 17:26

Per Luciano Monti, docente di Politiche dell'Unione Europea all'Universitá Luiss Guido Carli di Roma, la Commissione Ue ha l'esigenza politica e democratica di dare maggiore trasparenza ai negoziati commerciali.

Nel suo discorso di fronte al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha sottolineato la necessitá che i negoziati con i partner esteri siano piú trasparenti e che il mercato aperto vada di pari passo con le relative politiche. Cosa pensa dell'idea di lasciare al Parlamento Ue l'ultima parola sugli accordi commerciali? E della proposta di Juncker di formare un nuovo framework per l'"investment screening"?

Per meglio comprendere la proposta formulata da Juncker bisogna prima ricordare che i Trattati affidano all'Unione Europea la competenza esclusiva in materia di Politica Commerciale Comune. In questo ambito, dunque "esclusivo", la Commissione europea opera nel perimetro di mandato conferitole dal Parlamento. Importante dunque il richiamo preliminare che il presidente della Commissione fa proprio a questo ruolo dell'organo assembleare che, queste le sue parole, dovrebbe anche dire l'ultima parola sugli accordi negoziati dalla Commissione. Una proposta molto ragionevole dettata dall'esigenza politica ma anche democratica di dare maggiore trasparenza ai negoziati della Commissione dopo le criticitá emerse in tutta evidenza nei negoziati del TTIP con gli Usa, poi naufragato per cause esogene all'Europa. Meno chiara, invece la proposta dell'investment screening al quale sarebbero assoggettate le aziende detenute da uno Stato straniero e interessate alla acquisizione o gestione di infrastrutture europee energetiche o militari. Perchè difenderci dagli interessi di uno stato terzo e non anche dai meno definiti e spesso piú opachi interessi di multinazionali il cui assetto
societario è spesso incerto? La proposta di Juncker mi pare dunque piuttosto un avvallo alla politica di Macron e alla sua gestione dell'affaire con Fincantieri.

Sul tema dell'immigrazione, dove ha sbagliato finora l'Unione europea nella gestione del fenomeno migratorio? Quali sarebbero le possibili strade che le istituzioni europee dovrebbero percorrere per affrontare in modo piú efficace la crisi?

Gli analisti ci dicono che i flussi migratori diretti all'Europa dall'Africa e dall'Asia, nel corso del prossimo decennio saranno destinati ad aumentare in modo esponenziale. Progressivamente questi flussi saranno sempre meno di natura economica o politica, per lasciare spazio ai flussi di natura prevalentemente climatica, a causa del surriscaldamento terrestre e dall'aumentare della desertificazione e delle siccitá. Questo dovrebbe indurre l'Europa a una riflessione circa l'istituzione e il potenziamento di quelli che Juncker definisce nel suo discorso i legal pathways. Percorsi che dovrebbero prevedere formazione e qualificazione delle risorse umane nei loro paesi di origine, volti ad aumentarne la possibile e futura occupabilitá nei mercati europei. Peccato che lo stesso Juncker nel suo Libro Bianco sul futuro dell'Europa, traguardato al 2025 nei cinque scenari ipotizzati sino ad ora (nel discorso introduce in suo personale "sesto scenario") alla voce immigrazione si limiti ai temi della sicurezza, e dei diritti di asilo, senza neppure accennare agli aspetti economici e sociali che tali flussi potrebbero determinare.

Il presidente della Commissione Ue ha piú volte fatto riferimento all'importanza di costruire un' Ue piú democratica, attraverso riforme istituzionali che rendano l'Unione piú efficiente. Cosa pensa delle proposte avanzate da Juncker, come la nomina di un ministro europeo dell'Economia e della Finanza, la creazione di liste transnazionali per le elezioni europee e la fusione della figura del presidente della Commissione europea con quella del Consiglio?

Tutte queste proposte istituzionali formulate da Juncker appartengono, come da lui stesso ammesso, al "sesto scenario", che sviluppa il quinto degli scenari formulati dal suo Libro Bianco (chiamato "faremo molto di piú insieme") Questo sesto scenario, che lui titola "piú Unione Europea" appare una risposta alle critiche di coloro che in quel documento non avevano visto quella presa di posizione che ci si attendeva dal presidente della Commissione Ue poco prima della nuova dichiarazione di Roma del 25 marzo scorso. Andando oltre le dichiarazioni di principio, tuttavia, anche questo nuovo scenario non sfugge all'obiezione di fondo e cioè che troppo ci si concentra sulle regole e poco sulle prioritá. L'agenda sociale delineata dallo stesso parlamento Europeo rimane ancora sulla carta così come le urgenti risposte che i cittadini e le imprese nelle regioni europee maggiormente colpite dalla crisi da tempo rivolgono all'Europa. Siamo oramai alle porte del negoziato per la ridefinizione del quadro finanziario europeo per il settennio 2021-2027, i capitoli prioritari e il livello di contribuzione dei Paesi e forse una riflessione e un orientamento il presidente, quantomeno nell'apparato programmatico del suo discorso poteva farlo. Il timido invito ai Paesi membri a trovare un accordo sul pilastro europeo dei diritti sociali entro il summit di Gothenburg del prossimo novembre e l'impegno a lavorare sugli standard sociali dell'Unione sono solo un piccolo punto di partenza, come se tutto fosse rinviato al dopo elezioni in Germania.





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