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di Andrea Brenta - ItaliaOggi

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L'India vuole il primato nelle auto elettriche

20/07/2017 09:50

Diventare il primo grande Paese al mondo con il 100% di vetture non a scoppio. E' questo l'obbiettivo di Nuova Delhi, spinta dal fatto che l'inquinamento atmosferico provoca ogni anno nel subcontinente oltre 1,8 milioni di morti

Ogni anno oltre 1,8 milioni di indiani muoiono per patologie direttamente collegate all'inquinamento atmosferico. Un tributo pesantissimo, quello pagato dal Subcontinente. Per questo, nel marzo dello scorso anno, il ministro dell'energia Piyush Goyal ha dichiarato che, entro il 2030, «l'India può diventare il primo grande paese ad avere il 100% di veicoli elettrici».

Lo scorso anno il paese ha toccato il record planetario di 1.200 microgrammi per metro cubo di particolato fine. E ben tredici metropoli indiane, tra cui naturalmente Nuova Delhi, figurano nella classifica delle venti città più inquinate al mondo. A questo poco invidiabile primato si aggiunge il fatto che 410 persone muoiono ogni giorno a seguito di incidenti sulle strade indiane.

Secondo il ministro dell'energia, la transizione verso l'auto elettrica può essere autofinanziata, intendendo con questo che le famiglie indiane non avranno bisogno di incentivi statali per dotarsi di veicoli puliti, visto che l'investimento può essere coperto dai risparmi sul carburante non acquistato. Un'ipotesi contestata dai costruttori di auto, i quali hanno fatto presente che attualmente la batteria di un'auto elettrica costa, da sola, circa 10 mila dollari (8.700 euro).

Goyal è tornato sui suoi propositi anche quest'anno, lasciando intendere che l'obiettivo del 2030 è una decisione ufficiale del governo. Tuttavia al momento il solo elemento concreto è un gruppo di lavoro avviato a febbraio sotto l'egida dell'Istituto nazionale di trasformazione dell'India (Niti Aayog), un'agenzia pubblica incaricata della pianificazione delle riforme del governo Modi. L'istituto ha riunito alcuni esperti del Rocky Mountains Institute e rappresentanti dell'industria automobilistica e dei ministeri competenti per «definire come potrebbe essere la mobilità in India alla fine del prossimo decennio».

Secondo i calcoli del Niti Aayog, la fine dei motori termici ridurrebbe a zero una fattura nazionale per i carburanti da 60 miliardi di dollari, riducendo al contempo le emissioni di CO2 di mille miliardi di tonnellate.

A differenza della Cina, dove lo stato distribuisce generosamente grandi sovvenzioni, l'India vuole incoraggiare il mercato a effettuare esso stesso il cambiamento.

«Penso che l'obiettivo sia molto ambizioso», stima Manesh Babu, Ceo di Mahindra electric, l'unico costruttore locale a produrre veicoli elettrici: 2.400 all'anno, a dire il vero. Una goccia nell'oceano, se comparata ai 3 milioni di veicoli in circolazione ogni anno in India.

E quand'anche l'obiettivo fosse raggiunto, l'India dovrebbe dotarsi di una capacità di produrre energia elettrica all'altezza delle sue ambizioni. Una sfida, considerato che ancora oggi nelle campagne un alloggio su quattro non è collegato alla rete elettrica.





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