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di Frédéric Simon – traduzione di Giorgia Crespi

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L'Ue spinge verso un protocollo di trasparenza sul clima per gli investitori istituzionali

07/04/2016 15:13

“I rischi climatici dovrebbero essere ulteriormente integrati nei portafogli di investimento”, questo è quanto dichiarato da Alexis Dutertre, vice rappresentante permanente della Francia presso l’Unione europea a Bruxelles. In occasione dell’evento che ha ospitato per il Wwf il 5 aprile, Dutertre ha reso noto che sono al vaglio una serie di incentivi finalizzati a orientare gli investimenti verso tecnologie a basse emissioni di carbonio. Inoltre “un trasferimento della pressione fiscale dall’energia pulita” è attualmente in fase di discussione presso i 28 ministeri dell’ambiente dell’Ue, ha aggiunto, con la speranza che questi dibattiti possano concludersi presto.

“Delle sanzioni”, per esempio, potrebbero essere prese in considerazione per gli investimenti nei settori delle energie fossili, ha rivelato Dutertre, mentre altri valori come l’uso delle rinnovabili potrebbero essere ricompensati positivamente mediante un sistema di “bonus”. Tra le altre idee, è interessante la possibilità di inaugurare una raccolta di requisiti di buffer di capitale per i titolari di attività legate ai combustibili fossili.

Il Comitato europeo per il rischio sistemico, un organo consuntivo dell’Unione europea istituito durante la crisi finanziaria del 2008, ha messo in guardia dai rischi di una tardiva e repentina azione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Le banche esposte a asset con elevate emissioni di biossido di carbonio potrebbero dover affrontare rischi sistemici, segnalava in un rapporto pubblicato in febbraio. “La politica potrebbe puntare a una maggiore divulgazione circa l’intensità di carbonio delle imprese non finanziarie”, continua. “La relativa esposizione delle società finanziarie potrebbe quindi essere testata nello scenario avverso di una transizione tardiva e repentina”.

Allo stesso modo, le banche centrali hanno avvertito delle conseguenze di una transizione improvvisa. “Gli eventi meteorologici estremi aumentano i costi per le compagnie di assicurazione, riducono le valutazioni di investimento e abbassano il valore della garanzia per i prestiti bancari”, ammonisce la Bank of Finland in una dichiarazione rilasciata il 22 marzo.

“È importante assicurare che i mercati finanziari e gli operatori, così come le autorità di vigilanza, siano consapevoli degli effetti dei cambiamenti climatici sulla stabilità finanziaria”, ha asserito Erkki Liikanen, ex commissario europeo responsabile della politica digitale, ora governatore della Bank of Finland. Anche la Bank of England ha emesso una raccomandazione simile in dicembre, manifestando che gli investitori sono stati esposti a ingenti perdite potenziali derivanti dal fenomeno del climate change.

L’avvertimento è stato seguito dalla creazione di una task force globale di settore sotto l’egida del G20. Lanciata durante la conferenza sul clima delle Nazioni Unite a Parigi, la Task Force on Climate-related Financial Disclosures (Tcfd) è stata istituita per favorire lo sviluppo di “informative spontanee sul rischio finanziario relative al clima ad uso delle società al fine di fornire informazioni a istituti di credito, assicurazioni, investitori e altri parti interessate”. Il rapporto finale del gruppo di lavoro dovrebbe essere pubblicato in febbraio 2017.

A luglio, la Francia è stata consacrata a prima nazione a introdurre l’obbligo di reportistica in tema ad uso degli investitori istituzionali. La disposizione, in vigore da gennaio, si inquadra nel disegno di legge del Paese sulla transizione energetica per la crescita ecosostenibile e richiede agli investitori di integrare osservazioni ambientali, sociali e di governance nelle politiche di investimento. Anche la Svezia ha intrapreso un percorso simile, ma nulla si è ancora tradotto in un provvedimento legislativo.

Queste iniziative hanno incrementato la pressione sulle autorità di regolamentazione europee affinché ottimizzino le politiche nazionali in modo da prevenire la frammentazione del mercato unico europeo. Tuttavia, la Commissione appare cauta in questo senso.

Per il Wwf, i rischi finanziari della transizione verso un’economia a basse emissioni sono ampiamente prevedibili ed evitabili. E sarebbero ridotti al minimo se la transizione iniziasse subito e seguisse un percorso studiato e prevedibile.  

Peraltro, l’allarme del Wwf non è limitato alla comunità delle organizzazioni non governative. Incredibilmente, la questione è stata ripresa anche da alcuni dei più importanti economisti europei. Jane Ambachtsheer di Mercer, una società di consulenza attiva a livello globale, e membro della Tcfd, ha presentato uno studio che dimostra che “il rischio climatico” sta diventando un tema caldo per gli investitori. “Non c’è modo di scansarlo in una prospettiva di investimento”, ha commentato.

 

 





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