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di Andrea Brenta - ItaliaOggi

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La Cina è in testa nel nucleare

21/09/2017 09:33

È il paese al mondo che costruisce più impianti di questo tipo per produrre energia. Ma il ritmo sta rallentando a favore delle rinnovabili

Oltre sei anni dopo la catastrofe nella centrale di Fukushima, in Giappone, il nucleare sembra non essere affatto in panne. Nel 2016 sono entrati in servizio non meno di dieci nuovi reattori. E altri due sono partiti nel 2017. In totale 403 reattori sono in funzione in 31 paesi. E la produzione di elettricità nucleare è aumentata dell'1,4% l'anno scorso. 

Questi dati apparentemente positivi celano tuttavia un certo declino del settore, secondo Mycle Schneider, che ha pubblicato nei giorni scorsi il consueto studio annuale sul nucleare, il World Nuclear Industry Report 2017. Secondo il rapporto, è la Cina, in particolare, a segnare un punto di svolta. Certo, metà delle centrali avviate nel mondo l'anno scorso sono state installate nell'ex Celeste impero, dove peraltro la produzione di elettricità nucleare è balzata del 23%. La Cina ha inoltre scalato i ranghi ed è diventata il terzo produttore mondiale di energia nucleare, dietro gli Stati Uniti e la Francia, ma davanti a Russia e Corea del Sud.

Tuttavia la Cina, secondo il rapporto, mostra «un netto rallentamento». Le autorizzazioni per nuovi reattori deliberate nel 2015 sono rimaste lettera morta. Il solo reattore il cui cantiere è stato lanciato nel 2017 si trova in India, non in Cina. Mentre Pechino si è unita al club, in forte espansione, dei paesi reticenti a proposito di questa energia.

Come la Germania che, senza temere di rafforzare la propria dipendenza dal carbone, ha deciso dal 2011 di chiudere le sue centrali. O la Corea del Sud, il cui nuovo presidente, Moon Jae-in, ha annunciato lo scorso giugno la decisione di uscire dal nucleare. Mentre gli Stati Uniti, di fronte al fallimento della filiale di Toshiba Westinghouse (il più grande costruttore della storia del nucleare), hanno bloccato due delle quattro centrali attualmente in costruzione. Infine anche la Francia, impegolata nelle difficoltà di Areva, pensa di chiudere alcuni dei suoi reattori. Il ministro della transizione ecologica e solidale Nicolas Hulot vorrebbe, in particolare, ridurre al 50% la quota del nucleare nella produzione di elettricità entro il 2025 e fermare fino a diciassette reattori.

A beneficiare di questa situazione sono le energie rinnovabili, in particolare il solare. Nel 2016 le rinnovabili hanno rappresentato il 62% dell'aumento di capacità installata nel mondo. La produzione di elettricità è aumentata del 16% nell'eolico e del 30% nel solare. Le rinnovabili sono anche competitive sul piano economico, oltre che su quello ecologico. Recentemente negli Usa e negli Emirati arabi uniti alcune aste di energia rinnovabile (costruzione delle centrali e funzionamento inclusi) hanno registrato prezzi inferiori o pari a 30 dollari per megawattora, confronto ai 35,50 dollari del costo medio di produzione nelle centrali nucleari già ammortizzate negli Usa registrato nel 2015.

Anche nel mercato delle rinnovabili la Cina è ben piazzata. Primo investitore mondiale con una spesa di 78 miliardi di dollari (65 miliardi di euro) nel 2016, Pechino sta raddoppiando la propria capacità nel solare. E nell'eolico, con una capacità cumulata di quasi 150 Gigawatt, è meglio attrezzata di tutti i paesi europei messi assieme.





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