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di Maicol Mercuriali - ItaliaOggi

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La Cina vuole l'ortofrutta italiana

12/04/2017 10:54

Al Macfrut sono previsti buyer commerciali , ed arriva anche Alibaba Hemfresh. Dal gigante asiatico 30 importatori, 20 espositori e colossi del web

Dopo il vino l'ortofrutta. La Cina è interessata a portare sul proprio grande mercato frutta e verdura made in Italy: nel 2016, però, le esportazioni ortofrutticole italiane verso Pechino sono state appena 27 milioni di euro, rappresentate per la maggior parte dai kiwi, di cui l'Italia è il primo esportatore europeo nella terra del Dragone. Come incrementare gli scambi commerciali? Da una parte serve abbattere le barriere fitosanitarie, com'è stato fatto recentemente per gli agrumi, e dall'altra coinvolgere i big player asiatici.

E questo è l'obiettivo di Macfrut (Rimini Fiera, 10-12 maggio): la Cina è il paese partner di quest'anno e come ha spiegato il presidente della fiera Renzo Piraccini alla kermesse ortofrutticola ci saranno 20 espositori del gigante asiatico e poi una trentina di importatori, tra cui Alibaba Hemfresh, la divisione dedicata al fresco dell'e-commerce cinese fondato da Jack Ma, oltre ad altri protagonisti del retail e del commercio digitale orientale come Frutacloud, Vanguard, Danube, Artico Solutions, Pagoda.Se a maggio sarà l'Italia a chiamare la Cina, poi dal 22 al 24 novembre sarà la filiera tricolore a spostarsi a Shangai, dove si terrà Mac Fruit Attraction China, un nuovo evento espositivo a testimonianza di come il bacino cinese possa essere strategico per l'ortofrutta italiana.

C'è però lo scoglio delle barriere non tariffarie da superare. Dopo l'accordo sugli agrumi, con la Cina si apre il dossier mele e pere, due prodotti rilevanti per la produzione nazionale. Il viceministro all'agricoltura Andrea Olivero si è detto ottimista sulla possibilità di arrivare a un'intesa in tempi brevi. Il vento, ha fatto capire il rappresentante del governo, pare essere cambiato: alla presentazione del Macfrut era presente anche l'ambasciatore cinese in Italia, Li Ruiyu, che ha rimarcato la volontà della Cina di «sviluppare un'economia aperta, condividere opportunità e profitti».

Il diplomatico ha sottolineato come l'agroalimentare italiano sia apprezzato dai consumatori cinesi. «Durante il Macfrut», ha concluso, delegati commerciali cinesi prenderanno parte ad attività specifiche, che permetteranno di consolidare il rapporto di collaborazione tra i due paesi». Secondo le elaborazioni di Ice-Agenzia nel 2016 l'export agroalimentare italiano ha raggiunto i 34,3 miliardi di euro (+3,1% sul 2015), mentre le esportazioni di ortofrutta fresca per 4,9 miliardi (+5%) confermano il comparto al secondo posto dopo il vino (5,6 mld, +4,4%).

In Cina arrivano però solo 27 milioni di frutta (+12,8%) e le importazioni da Pechino ammontano a 132 milioni, per una bilancia commerciale in rosso per l'Italia. Per implementare gli scambi, come ha suggerito Ines Aronadio (dirigente dell'Ufficio agroalimentare dell'Ice), l'ortofrutta dovrebbe seguire il percorso fatto dal vino. «Investimenti in campo agroalimentare, promozione nella Grande distribuzione organizzata e poi educational trade», evidenzia Aronadio, «non possiamo pensare che un paese dalle così profonde tradizioni, con una specifica cultura dell'alimentazione, possa cambiare abitudini da un giorno all'altro o desiderare prodotti stranieri se non li conosce».





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