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di Luisa Contri - ItaliaOggi

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La Colombia chiama l'Italia per l'agribusiness

24/05/2017 09:16

Bogotà guarda agli imprenditori italiani della filiera agroalimentare e delle macchine per le trasformazioni alimentari, unico segmento del settore agrifood ancora poco sviluppato, per accelerare la sua crescita economica

La crescita del Paese sudamericano sarà favorita dalla ritrovata sicurezza interna, ora che il governo colombiano ha firmato la pace con le Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), e che è attesa del 22% nei prossimi dieci anni in agricoltura e del 20% al 2024 nell'industria alimentare e di trasformazione in generale.

"Secondo stime della Fao", ha dichiarato a ItaliaOggi Juan Mesa Zuleta, ambasciatore della Colombia in Italia, a margine dell'incontro di business organizzato a Milano da Lide Italia, "saremo il settimo Paese al mondo per crescita agricola. Oggi coltiviamo 7 mln di ettari, ma grazie alla pacificazione, s'apre l'opportunità di raddoppiare la superficie destinata all'agricoltura. E l'Italia può essere un partner chiave in questo sviluppo".

La Colombia dispone, in effetti, di terreni agricoli, affittabili per lunghi periodi e ove si può seminare tutto l'anno poiché dislocati in diverse aree climatiche, vocati a differenti produzioni: dai cereali all'ortofrutta, dal cacao al caffè, dal caucciù al legname, alle colture no food, oltre che all'allevamento e all'acquacoltura. Vanta già inoltre un settore di trasformazione alimentare diversificato. E una manodopera fra le più qualificate e competitive del Centro-Sud America, il salario minimo è di 415 dollari lordi al mese, che il Sena (Servizio nazionale d'insegnamento) può ulteriormente formare professionalmente in base alle esigenze dei singoli investitori.

"Voi italiani" - osserva Mesa - "avete macchinari, tecnologie, conoscenze agronomiche, esperienza e credo anche capitali che potrete investire nei nostri progetti di sviluppo su grande scala, come per esempio il Plan Colombia Siembra (piano Colombia semina, ndr) che amplierà di 1 mln di ettari nel quinquennio 2014-2018 la nostra superficie coltivata".

A chi investe nel Paese, il governo colombiano offre diversi tipi d'incentivi fiscali. Nelle cento zone franche colombiane vige un'imposta unica sul reddito del 20%. Altre agevolazioni fiscali sono previste per le aziende che scelgono d'insediarsi nelle Zomac, ossia nelle aree più colpite dal conflitto armato. Qui le micro e le piccole imprese non pagheranno imposte sul reddito fino al 2021, mentre le medie e grandi avranno un'imposta del 50% nel periodo. E Altre ancora per chi contribuirà allo sviluppo di zone sottosviluppate: le Zidres, ovvero aree d'interesse di sviluppo rurale, economico e sociale.

"Chi intraprende nel nostro Paese" - conclude Mesa - "troverà un mercato che va oltre i 47 mln di colombiani. Facciamo infatti parte dell'Alianza del Pacifico, insieme a Cile, Messico e Perù, che conta 225 mln consumatori. e abbiamo in essere accordi di libero scambio con 47 paesi con più di 1,5 mld di consumatori".

Diverse imprese italiane hanno già investito in Colombia. Fra queste, nel food, il gruppo Lavazza che sta ancora intensificando i suoi acquisti di caffè nel Paese.

"Specie dopo l'acquisizione della francese Cart Noir" - afferma il vicepresidente Giuseppe Lavazza - "abbiamo incrementato gli acquisti di caffè in Colombia, che è oggi il nostro terzo fornitore, dietro a Brasile e Vietnam. E continueremo ad aumentarli perché ha una produzione di qualità e variegata, oggi proposta a prezzi competitivi, che lo rende un partner di particolare interesse".

Lavazza acquista oggi circa 3,5 mln di sacchi di caffè in 25 Paesi produttori.





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