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di Lukas Hendrych - Aktualne.cz | EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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La Corte Ue pronta a decidere: Uber fuori dall'Europa?

01/06/2017 14:58

Una decisione chiave attende la Corte di Giustizia dell'Unione europea (CGUE). I giudici di Lussemburgo si schiereranno contro il servizio di trasporti simbolo della sharing economy, o ne sosterranno ancora lo sviluppo?

Per ora, sembra che Uber sia vicino alla fine della sua attività in Europa.

Negli ultimi mesi la tensione tra tassisti e Uber è notevolemente aumentata. Da un lato i tassisti denunciano la concorrenza sleale operata dagli autisti Uber (non soggetti alle previsioni normative tradizionali); dall'altra la società americana sostiene che trattandosi di una piattaforma Internet, Uber non può essere destinataria delle regole standard per il trasporto passeggeri.

Maciej Szpunar, uno degli avvocati generali della Corte di Giustizia Ue, si era già espresso a metà maggio sostenendo che di fatto Uber è una società di trasporto standard, e che quindi deve essere soggetta alle stesse regole dei servizi taxi. "[Uber] è un servizio di trasporto tradizionale. [...] Ed è l'offerta di trasporto che alimenta la sua attività e dà indotto economico al servizio", aveva detto Szpunar.

La decisione finale dei giudici europei sarà vincolante per tutti i giudici nazionali in tutta l'Ue. Se l'opinione di Szpunar dovesse essere tradotta in una decisione ufficiale della Corte, i conducenti senza le necessarie autorizzazioni (ad esempio le licenze professionali), non potranno lavorare in nessuno Stato membro dell'Unione.

In realtà un simile scenario si è già concretizzato un mese fa in Danimarca, dove Uber è stata costretta a sospendere la sua attività per via di una legge approvata da Copenaghen che equipara la società americana ad un servizio di taxi.

Tuttavia, per molti politici le disposizioni "anti-Uber" non rappresentano una scelta positiva. "La sharing economy sta facendo bene, ed è in crescita sette volte in più rispetto alle stime previste; nel 2015 questo settore è cresciuto più velocemente di Google, Yahoo e Facebook messi insieme", ha dichiarato Dita Charanzová, membro dell'Europarlamento nel gruppo Alde.

"Sostengo fermamente queste nuove forme di business, nella convinzione che possano funzionare in simbiosi con le imprese tradizionali. Se le si manderà fuori dall'Europa queste nuove aziende si stabiliranno altrove, e sarebbe un grande peccato", ha aggiunto.

Anche l'eurodeputato Tomás Zdechovsky dà un parere simile, e contesta la recente decisione del Tribunale di Brno di vietare completamente Uber nella città, la seconda più grande della Repubblica Ceca. “Penso che la repressione in stile Brno sia un approccio estremamente negativo alla questione. Il progresso basato sull'utilizzo delle nuove tecnologie non può essere fermato con dei divieti. La sharing economy è una conquista della nostra epoca".

Sia chiaro, le proteste dei tassisti sono comprensibili. Basti pensare che, secondo alcuni dati, solo a Bruxelles i servizi taxi avrebbero perso circa un terzo dei loro clienti da quando Uber si è affacciata sul mercato. 

Ma in realtà, la domanda da porsi è se non sia l'attuale legislazione degli Stati membri in materia di trasporto passeggeri ad essere obsoleta. “Con Uber, ma anche con gli altri nuovi attori del mercato, abbiamo bisogno di impostare un nuovo approccio. Non possiamo incasellarli in ruoli e definizioni esistenti”, ha sottolineato l'eurodeputato Pavel Telicka (Alde).

Una cosa è certa: se la CGUE deciderà in favore dei tassisti, in pochi avvertiranno il bisogno di "modernizzare" le leggi. Tutto si continuerà a giocare secondo le regole esistenti, ed il boom della sharing economy rallenterà (non solo nel settore del trasporto passeggeri).





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