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di Mariangela Pira - ItaliaOggi

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La ferrovia cinese è già ferma

26/07/2017 08:55

L'infrastruttura doveva collegare direttamente Budapest al porto del Pireo (Grecia) passando per Belgrado. La Ue contesta la mancanza di un'asta pubblica

Il caso Ungheria-Cina farà giurisprudenza su One Belt One Road (Obor), la cosiddetta nuova via della seta cinese. Pechino non ha conquistato il porto del Pireo per tenerlo così com'è, ma vuole collegarlo meglio con il centro dell'Europa. Per questo ha iniziato il progetto di costruzione della ferrovia che dalla Serbia raggiungerà Budapest. Ma l'inizio dei lavori in Ungheria ha coinciso con un problema e la tratta Belgrado - Budapest di fatto si è fermata.

Il paese guidato da Viktor Orban infatti, membro Ue, ha permesso alla Cina di occuparsi di questo grande progetto sollevando le preoccupazioni di Bruxelles e delle aziende del Vecchio Continente.Come sottolineato anche nell'ultimo Obor Watch di Ispi a cura di Alessia Amighini, si contesta all'Ungheria (ma l'Ue per ora sta vagliando la situazione) è di non avere indetto una gara d'appalto pubblica affidandosi agli accordi bilaterali con la Cina. «È come se il progetto fosse stato assegnato ai cinesi in base a un accordo con gli ungheresi, bypassando completamente le regole relative ai bandi pubblici europei», aggiunge Sara Marchetta, State Representative della Camera di Commercio Europea in Cina.

Il problema quindi nasce ben prima di parlare di questioni come gli aiuti di stato.

In Europa, una gara d'appalto pubblica è obbligatoria per progetti infrastrutturali di grandi dimensioni come quello progettato da Pechino. In questo caso, invece, il progetto è stato assegnato ai cinesi sulla base di un accordo con Budapest, tralasciando le norme europee relative al cosiddetto public procurement.

La ferrovia incriminata parte dalla Serbia ma il problema si è verificato in Ungheria in quanto Belgrado non ha l'obbligo di indire una gara pubblica, non essendo ancora membro Ue. La Cina poi, e questo si va a sommare alle difficoltà già descritte, non è nemmeno un cosiddetto Government Procurement Agreement Country, ovvero non ha sottoscritto l'accordo in sede Organizzazione mondiale del commercio sulla reciprocità che consente di competere per quei progetti.

Cosa significa? Che le aziende italiane, anche se hanno una filiale in Cina, per poter partecipare agli appalti pubblici cinesi, si scontrano con enormi difficoltà dato che Pechino non ha aperto il suo (gigantesco) mercato delle commesse statali e delle infrastrutture. Ed è proprio questa mancanza di reciprocità a non rendere Bruxelles benevola con i cinesi.

Chi si occupa della questione, in particolare sul fronte legale, è convinto che sia questo l'aspetto che costituisce il vero problema e il vero impedimento alla riuscita del progetto cinese della Nuova Via della Seta. Di certo, la decisione dell'Ue rispetto a quanto accade in Ungheria farà giurisprudenza e segnerà il passo per il futuro.





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