EurActive.it

Home > News > La finanza comincia a prendere le distanze dall'industria del tabacco

di ItaliaOggi

Facebook Twitter Linkedin
La finanza comincia a prendere le distanze dall'industria del tabacco

16/03/2018 10:45

In cinque anni disinvestiti quasi 10 miliardi di euro. Ogni mese nuove istituzioni decidono di non sovvenzionare più il settore, responsabile di 6 milioni di decessi annui

La finanza comincia, timidamente, a prendere le distanze dall'industria del tabacco.È ancora troppo presto per tirare le somme, ma il movimento globale di disinvestimento dalla filiera, avviato nel 2016 dall'assicurazione Axa, sta subendo una vera e propria accelerazione.

Ogni mese nuove istituzioni finanziarie rendono note le loro decisioni di non sovvenzionare più il settore, responsabile di sei milioni di decessi ogni anno nel mondo.

Lo scorso 7 marzo è stata la volta del gestore olandese Robeco, che ha annunciato l'abbandono dei suoi investimenti nel tabacco. In qualche mese l'effetto domino ha coinvolto grandi gruppi europei, come l'assicuratore britannico Aviva o, nel giugno 2017, la banca olandese Abn Amro e riguarda ormai anche la finanza francese: il fondo pensioni Frr nel dicembre 2016, il riassicuratore Scor nel maggio 2017, la banca Natixis lo scorso dicembre e il fondo pensioni complementari Ircantec a gennaio.

Anche Crédit Agricole ha fatto sapere al quotidiano Le Monde che la sua filiale assicurativa ha deciso di escludere l'industria del tabacco dai suoi nuovi investimenti. Ma la notizia che più ha sorpreso è stata la decisione, annunciata lo scorso novembre da Bnp Paribas, di sospendere le sue attività di finanziamento e di investimento alle imprese del tabacco.

«Siamo la più grossa banca, su scala internazionale, a sospendere i finanziamenti al tabacco», ha dichiarato Laurence Pessez, direttore corporate per la responsabilità sociale delle imprese. «Riteniamo che l'industria del tabacco distrugga più valore di quanto ne produca, soprattutto in considerazione delle spese mediche e della presa in carico da parte dei medici, che sono esternalizzate».

Pessez ricorda che nel maggio 2017 Vigeo Eiris, agenzia di rating sociale e ambientale europea, ha escluso dai propri indici «responsabili» le imprese del tabacco. A settembre inoltre i produttori di tabacco sono stati esclusi dal Patto mondiale delle Nazioni unite.

Quali che siano le motivazioni delle istituzioni finanziarie, le loro azioni cominciano a produrre qualche effetto. Secondo la ong Tobacco Free Portfolios, 12 miliardi di dollari (9,7 miliardi di euro) sono stati disinvestiti dal settore nel corso degli ultimi cinque anni. E si tratterebbe di una stima prudente, perché «numerosi fondi escludono il tabacco dai loro portafogli senza annunciarlo ufficialmente».

Fouad Bensedddik, direttore relazioni istituzionali di Vigeo Eiris, rincara la dose: «Esistono rischi sulla reputazione delle imprese del tabacco, esposte oltretutto a procedimenti giudiziari molto costosi. Il senso della storia è loro sfavorevole».





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2018 Partita IVA 08931350154