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di Valéry Laramée de Tannenberg | Journal de l'environnement

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La Francia rinuncia alla carbon tax

24/10/2016 16:30

Il governo francese ha soppresso l'emendamento alla manovra di bilancio al 2017 che introduceva la carbon tax. Per il ministro dell'Ambiente, Ségolène Royal, una tassa simile dovrebbe essere implementata a livello europeo

Il governo francese ha sempre incontrato difficoltà quando ha tentato di tassare le emissioni di Co2. Nel 2009 l'ex primo ministro, François Fillon, aveva dovuto abbandonare il progetto dopo che i suoi piani furono stravolti dal Consiglio Costituzionale. Questa volta, invece, ha pesato l'opposizione del sindacato dei lavoratori minerari e nel campo dell'energia.

Tutto era partito lo scorso 25 aprile quando il presidente francese, François Hollande, aveva annunciato l'intenzione di inserire una tassa sulle emissioni di Co2 con un prezzo base di circa 30 euro a tonnellata, un atto che avrebbe probabilmente spinto anche altri stati dell'Unione europea a compiere un passo simile. "Il prezzo darà maggiore visibilità agli investitori e promuoverà l'uso del gas rispetto al carbonio nel settore elettrico", aveva osservato Hollande. Un'ipotesi, però, che pare tramontata nel giro di pochi mesi. 

Dopo un'aggressiva campagna di lobby da parte della società dell'energia Engie, la misura era stata ristretta alle quattro centrali ancora a carbone del paese. Due sono gestite da Edf e altre due dalla tedesca Uniper, conosciuta precedentemente come E.ON. L'ecotassa avrebbe dovuto essere introdotta come parte della legge di bilancio per il 2017. 

Ma qualcosa sembra essere andato storto. Da un giorno all'altro il 21 ottobre il segretario dello stato per il bilancio, Christian Eckert, ha rimosso l'emendamento che introduceva la carbon tax che, peraltro, era già stata approvata dalla commissione per lo sviluppo sostenibile del Parlamento francese. Presentato dai deputati socialisti Jean-Paul Chanteguet e Serge Bardy, il testo avrebbe messo fine all'esenzione della tassa sul consumo domestico di carbone per le centrali energetiche basate su fonti fossili. 

Ma l'emendamento è stato rigettato dal governo dopo le dimostrazioni organizzate dal sindacato CGT lo scorso giovedì. A quanto pare i dimostranti avevano buoni argomenti per Eckert, deputato del dipartimento di Meurthe-et-Moselle, confinante con la centrale a carbone di Saint-Avold. Dopo la modifica, il segretario di Stato ha proposto di introdurre l'imposta in un secondo momento sottolineando che, nel quadro del programma di energia pluriennale della Francia, le centrali a carbone saranno comunque chiuse entro il 2023. Diversa la giustificazione del ministro dell'Ambiente, Ségolène Royal, per la quale una tassa simile dovrebbe essere implementata a livello europeo. 

Quest'ultimo fallimento nel tassare le emissioni inquinanti è doppiamente problematico per la Francia. Solo pochi giorni prima l'inizio della ventiduesima Conferenza mondiale sul clima, la COP 22 che si terrà a Marakesh, il paese che ha ospitato la COP 21 sta mandando un messaggio esplicito al mondo: "fate quello che dico, non quello che faccio". Inoltre la mossa darà un significativo slancio finanziario alle operazioni di EDF e Uniper che saranno in grado di portare le centrali energetiche gestite al massimo della loro capacità giovando, allo stesso tempo, dell'aumento dei prezzi dell'elettricità.  





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