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di Giuseppe Corsentino (da Parigi) - ItaliaOggi

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La Francia tassa vizi, sigarette e superalcolici

13/10/2017 14:10

Alla Sanità francese servono 150 mln di euro. Pronto il dossier per il ministro del Bilancio. Il fisco colpirà anche le bibite

Tassare le bibite, le aranciate, limonate, Coca-Cola oppure i superalcolici? In ogni caso bisognerà trovare almeno 150 milioni di euro nel budget del ministero della sanità per finanziare le iniziative di éducation à la santé che richiedono sforzi continui, mobilitazione di medici ed esperti soprattutto nelle scuole, campagne d'informazione che non possono ridursi a quelle due righe scritte sotto la pubblicità delle bibite che invitano a «consumare cinque frutti o legumi al giorno» e a informarsi su certi siti governativi dedicati all'educazione alimentare. 

La scelta, bibita o superalcolico, non è facile perché gli interessi in gioco (dei colossi alimentari) sono enormi e perché l'innovazione di prodotto fa arrivare sul mercato bibite che sembrano superalcolici e alcolici (senza alcol) che sembrano bibite. E che, così, sfuggono alla tassazione.Lo ha denunciato, mercoledì scorso, il relatore del progetto di legge che punta a inasprire la presa del fisco sulle bibite, Olivier Vèran, medico ospedaliero, da sempre impegnato nella lotta contro il diabete giovanile e l'obesità. Si è presentato in commissione affari sociali e sotto gli occhi della ministra Agnes Buzyn, anche lei medico (ematologa tra le più famose di Francia) e del ministro del bilancio, Gérald Darmanin, il severo controllore dei conti pubblici, ha stappato una bottiglietta con un liquido effervescente di colore verde. «Questo è un mojito senza alcol, una bibita all'ultima moda, che circola tra i ragazzi delle movide cittadine», ha detto, «contiene il 13% di zucchero, 13 milligrammi per 100 millilitri, l'equivalente di cinque cucchiaini di zucchero. Eppure paga le stesse tasse di una bibita analcolica con 4-5 grammi di zucchero. È inaccettabile!».

Il medico-deputato, che si è battuto nella passata legislatura per vietare i distributori di bibite nelle mense delle scuole e delle aziende pubbliche, voleva affermare un principio che si può tradurre, per farla facile, nella seguente equazione: più zucchero più tasse. Anche per spingere le aziende a innovare sì, i loro prodotti, ma senza ricorrere alla scorciatoia dello zuccheraggio. Non sarà facile. E anche la ministra Buzyn ne è consapevole. «Nous allons taxer les plus pauvres», così andiamo a tassare i consumi delle fasce più povere, ha risposto al relatore della legge, ben sapendo che le tasse, inevitabilmente, si trasferiscono sui prezzi. 

La ministra ha due idee in testa: tassare di più le sigarette anche se la minaccia di portare il pacchetto a dieci euro l'anno prossimo ha già mobilitato i buralistes, gli oltre 30 mila tabaccai francesi che, qualche giorno fa sono arrivati in delegazione a Parigi e hanno quasi assediato per qualche ora l'Assemblea nazionale, oppure aumentare la pressione fiscale sui superalcolici, escludendo vino e birra. In che modo?

Tassando solo le bevande alcoliche con un tasso etilico superiore ai 15 gradi: operazione fattibile, certo, ma che ha messo in allarme i produttori di vini dolci e delle tante bottiglie che superano quella soglia.

E c'è una complicazione in più: la tassazione sugli alcolici si inserisce, non s'è ancora capito con quanta coerenza, in un complesso sistema tributario che conta Iva, accise, tasse di fabbricazione (come in Italia, del resto). L'armonizzazione tra fisco alcol e zucchero deve essere ancora trovata. «Ma si troverà», confida a ItaliaOggi un funzionario di Bercy, il ministero dell'economia, che ha messo a punto il dossier per il ministro Darmanin.

«A priori, on ne fera pas le deux mesures en même temps», non si tasseranno bibite e superalcolici nello stesso tempo, dice sorridendo e facendo il verso alla famosa formula politica macroniana del «ma anche».

Ma, soprattutto, facendo capire che prima o poi bibite e superalcolici saranno tassati e costeranno di più. Perché i 150 milioni di euro di cui ha bisogno la Santé pubblica vanno trovati comunque.





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