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di Mario Sechi - ItaliaOggi

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La Merkel ha perso la lucidità

22/11/2017 13:13

Il suo quarto mandato doveva incoronarla a livello di Kohl e invece si rivela uno scivolo. E se si rifanno le elezioni, la situazione peggiorerà

La storia delle Agenzie europee assegnate per sorteggio dice molto sullo stato di salute dell'Europa. Affidare al caso scelte strategiche, rapporti di potenza, delicate questioni diplomatiche è segno di grande immaturità e ingenuità, nella più benevola delle interpretazioni; di cattiva gestione e visione da Ponzio Pilato nella peggiore.

La sconfitta con onore sul campo è un fatto accettabile, si compete, si perde, si vince. Ma quella che arriva perché figlia del «non facciamoci del male, laviamocene le mani» e affidiamo alla Fortuna,quella no, non è una cosa digeribile per il contribuente europeo.Gli statisti sono eletti per decidere e il loro rapporto speciale, unico, privilegiato con il potere (che essi incarnano per delega del popolo sovrano, almeno di nome) non si può delegare al lancio di una monetina, a un tiro di dadi, a un biglietto estratto alla lotteria delle agenzie brussellesi.

Non siamo di fronte al totalizzatore all'ippodromo (dove tra l'altro i cavalli corrono tutti fino al traguardo, drogati e non), né stiamo davanti allaslot machine al casinò di Montecarlo. Non premiamo il pulsante e vediamo se la macchinetta sputa soldi o no. Siamo di fronte un'istituzione che alza le mani e dice: non so decidere, non voglio espormi di fronte agli europei, lascio che sia il caso a spedire la lieta o cattiva novella. Questa si chiama resa e, come cantava Franco Battiato, «sul ponte sventola bandiera bianca».

La crisi della Germania fa parte di questo scenario di resa, di lotta interiore che assume all'esterno la forma della chiusura, del muro contro muro.

Angela Merkel ha fallito l'aggancio con la realtà (e siamo già all'incredibile) e siamo di fronte a una crisi di non-governo a Berlino. Hanno superato l'Italia in fatto di pasticci istituzionali (ma noi recupereremo presto con le elezioni politiche, tranquilli) e le espressioni sul volto del presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier raccontavano uno stato di incredulità, desolazione e smarrimento.

«È toccato a loro, finalmente», avrà certamente pensato qualcuno. Achtung, nutrire il sentimento dellaSchadenfreude (quel sentimento di perfida gioia che si prova per le disgrazie altrui) non porta bene. I guai della Germania diventeranno presto i nostri guai. Se i liberali sono disposti a far saltare un governo per difendere le loro idee, giuste o sbagliate, sulla finanza di Berlino, l'immigrazione e i tagli alle tasse, potete star certi che non riserveranno alcun trattamento con i guanti bianchi ai bilanci zeppi di crediti deteriorati delle banche italiane e ai fantasiosi conti pubblici dei paesi del Club Med.

Merkel sembrava destinata a un trionfo, uno storico quarto mandato, in cima alla storia della Germania, insieme al gigante, Helmut Kohl. Ma qualcosa è andato storto e non è solo il risultato del voto. Il suo fallimento non è soltanto figlio delrifiuto dei liberali di Fdp di cedere sui punti caldi del programma di una Grosse Koalition. Sotto c'è altro, una sottovalutazione della nuova Germania che è uscita dalle urne, l'eccessiva fiducia nel suo ruolo di sminuzzatrice dei problemi, una stima sbagliata della durezza dei partiti della presunta coalizione Jamaicache, in questo caso, competono sul campo con la Cdu-Csu.

Christian Lindner, leader dei liberali, non teme per niente le elezioni (anzi, sotto sotto le vuole) e, se è vero che Merkel sta guardando con interesse a un nuovo voto tedesco, allora la cancelliera ha smarrito la lucidità perché sono un tiro a dadi davvero rischioso, la destra di Afd è in rampa di lancio per aumentare il bottino di 94 seggi che ha raccolto al Bundestag, i liberali sono sintonizzati con la borghesia del paese ei partiti estremicome la Linke a sinistrasperano di erodere ancorail bacino già ridotto della Spd.

Sarebbe la rotta dei Volkspartei, i partiti (im)popolari. L'altro ieri Merkel ha vinto di misura (peggior risultato della Cdu dal 1949), stavolta potrebbe andarepeggio.

La Germania è una potenza economica, ha 83 milioni di abitanti, è sempre stata croce e delizia dell'Europa. Sul taccuino del titolare resta annotata la frase di uno dei fari di List, Winston Churchill: «È ben noto che nessun popolo è più preciso dei tedeschi nella preparazionee nella pianificazione, ma ugualmente nessun popolo può risultare maggiormente sconvolto quando i suoi piani falliscono. Essi non sono in grado di improvvisare».





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