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di Angelo Di Mambro (da Bruxelles) - ItaliaOggi

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La Pac torna allo Stato

29/11/2017 14:24

Oggi la comunicazione Ue sulla riforma post 2020. Incertezza sui fondi. Piani nazionali su ambiente, controlli e target

Piani e strategie nazionali per la gestione amministrativa e ambientale della Pac, concordati con Bruxelles. Con maggiore potere agli stati su controlli e verifica dei risultati. Questa è la novità più rilevante della Comunicazione sul futuro del cibo e dell'agricoltura che sarà pubblicata oggi dalla Commissione europea. Ovvero, come sarà la Politica agricola comune dopo il 2020.

Il quadro è ancora incerto, invece, su chi avrà il controllo dei fondi per i pagamenti diretti. Le indicazioni sono ancora vaghe, ma dalle bozze del testo trapelate nei giorni scorsi si capisce chiaramente che, oltre a maggiore sussidiarietà e responsabilità per i paesi membri, i piani nazionali significano definire precisi indicatori di performance e monitoraggio dei risultati. Che manderebbero in soffitta l'approccio «taglia unica», che ha nel greening dei pagamenti diretti l'espressione massima e più criticata per ridisegnare l'intervento ambientale e spingere meglio e di più su sostenibilità e lotta ai cambiamenti climatici.

Che i piani siano l'anticamera della rinazionalizzazione è il timore espresso soprattutto da parte francese, anche se non ancora ufficialmente. Perché verrebbe meno il legame diretto tra Bruxelles e gli agricoltori sancito dai pagamenti diretti. In più, i piani nazionali introdurrebbero un ulteriore strato di burocrazia. Secondo fonti più vicine alla Commissione, già oggi la Pac si basa tra una comunicazione tra governi e Ue, Bruxelles manterrà i cordoni della borsa, vale a dire nessun co-finanziamento, e vale la pena di andare a vedere nel dettaglio una novità che, se presa dal verso giusto, potrebbe significare meno burocrazia e più focus sui risultati.

La comunicazione è per forza di cose reticente su tutti gli aspetti finanziari della Pac, che vale ancora il 36-38% del bilancio Ue, perché il dibattito sul budget inizierà a maggio 2018. E si preannuncia scontro duro tra paesi, alle prese con il buco di bilancio che la Brexit lascia in eredità.Per il resto, il documento è una specie di summa del dibattito sulle politiche agricole europee nato dopo la riforma del 2013. Il commissario europeo all'agricoltura Phil Hogan ha più volte insistito nel dire che «la nuova politica agricola comune sarà un'evoluzione più che rivoluzione rispetto al quadro attuale».

Sulla gestione del rischio, si riconosce che molto si è fatto grazie al regolamento omnibus. Si vorrebbe rinforzare il tetto obbligatorio agli aiuti per le grandi aziende, regressività e pagamenti redistributivo, per rendere più equa la distribuzione dei pagamenti diretti. E poi, avanti con la convergenza del valore degli aiuti tra vecchi e nuovi paesi membri, più importanza alle politiche a sostegno dell'innovazione, un ruolo più incisivo della Pac per l'integrazione dei migranti e lo sviluppo economico dei paesi poveri, attraverso investimenti e formazione in agricoltura, per affrontare il tema dei flussi migratori alla radice. Esportando anche ciò che di positivo per le comunità locali ha portato il modello dello sviluppo rurale europeo, con l'esperienza dell'approccio Leader di partecipazione dal basso da un lato e il grande piano di investimenti esterno, lo «Juncker plan» che vuole mobilitare risorse per 44 miliardi per l'Africa, dall'altro.





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