EurActive.it

Home > News > La pressione migratoria si sposta, ma non diminuisce

di EURACTIV.com e AFP | Traduzione di Francesco Chierchia

Facebook Twitter Linkedin
La pressione migratoria si sposta, ma non diminuisce

13/06/2017 15:46

Le rotte dei migranti che tentano di raggiungere l'Europa sono cambiate: la zona tra la Turchia e la Grecia è praticamente chiusa, ma sono sempre più numerose le persone che rischiano la vita attraversando il Mediterraneo tra la Libia e l'Italia

Mentre da un lato l'Ue ha aumentato il monitoraggio dei confini nazionali per cercare di controllare la migrazione di massa, dall'altro un'industria criminale è fiorita. 

In un'intervista per AFP sul tema ampio e complesso delle migrazioni, Fabrice Leggeri, direttore di Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera), ha cercato di riassumere quanto sta accadendo.

Chi sono i migranti?

Sulle coste della Grecia "oggi arrivano 80/100 persone ogni giorno, mentre ne arrivavano 2500" prima che venisse firmato l'accordo con la Turchia.

Tra coloro che attraverso il Mediterraneo e la Libia, il cui numero è in crescita di oltre il 40%, la maggior parte proviene dall'Africa occidentale. Sono senegalesi, guineani, nigeriani, e secondo i dati ufficiali nel 2016 gli arrivi sono stati 180.000. Tra questi molti sono giovani uomini, famiglie e donne.

“E non si tratta nemmeno delle persone più povere che abbandonano i loro Paesi, perché per farlo devono essere comunque in grado di pagare i contrabbandieri”.

Secondo l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) nel 2015 in Europa è arrivato oltre 1 milione di persone, di cui circa 850.000 hanno fatto ingresso tramite la Grecia ed il Mar Egeo. Più della metà sono persone provenienti dalla Siria, mentre il resto si dividono tra origini afghane ed irachene.

Dopo il raggiungimento dell'accordo greco-turco nel 2016 il numero totale di migranti arrivati in Europa via mare è sceso circa 363.000; ma se gli sbarchi in Grecia sono diminuti, quelli dal nord Africa sono cresciuti in maniera consistente.

Secondo Frontex "circa 36.000 migranti sono arrivati in Italia dall'inizio dell'anno, con un aumento del 43% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente".

Chi sono i contrabbandieri?

La traversata del Mediterraneo è gestita da reti criminali, piccole e grandi.

In fondo alla piramide ci sono i piccoli contrabbandieri, che spesso diventano gli skipper stessi delle imbarcazioni su cui le persone vengono trasportate.

Poi ci sono gli intermediari che raccolgono il denaro ed organizzano il viaggio, senza però salire a bordo.

In cima infine troviamo i padroni dell'intero giro, tra cui "probabilmente vi sono persone che in precedenza lavoravano nelle forze di polizia".

Di che giro d'affari si tratta?

Fare una stima precisa non è cosa semplice, ma secondo un recente rapporto dell'Europol nel 2015 le organizzazioni criminali nel campo migranti hanno raccolto in Europa tra i 4,7 ed i 5,7 miliardi di euro.

Spesso poi i trafficanti usano i soldi guadagnati per intraprendere altre attività criminali che richiedono un investimento iniziale, "come ad esempio il traffico di droga, il traffico di armi, o anche il finanziamento del terrorismo".

I fondi, specialmente in Africa occidentale, vengono spesso spostati apertamente attraverso il servizio di trasferimento Western Union. In Africa orientale, invece, i trafficanti usano “hawala”, un sistema informale di pagamento basato sulla fiducia molto più difficile rintracciare rispetto ai bonifici bancari.

Quali sono le vie principali?

I migranti provenienti dall'Africa occidentale iniziano il loro viaggio in autobus. Il territorio della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas) è in qualche modo simile alla zona Schengen, e così gli individui possono spostarsi liberamente al suo interno per una cifra modesta di circa 20 euro.

Una volta arrivate a Niamey, capitale del Niger, le persone iniziano ad esser sfruttate dall'attività illegale e devono sborsare fino a 150 euro a testa per raggiungere il nord del Paese e il confine con la Libia.

Poi arriva la traversata vera e propria, che può costare fino a 1.000 euro, a seconda del tipo di imbarcazione. Si può, per esempio, pagare 300 euro per un posto su un gommone, ma il viaggio diventa particolarmente rischioso.

Il percorso dall'Africa orientale, che ha origine dal Corno d'Africa ed è frequentato da eritrei, somali ed etiopi, è molto più costoso. Il viaggio è organizzato da organizzazioni criminali nazionali che però collaborano, in modo tale che una rete sudanese, ad esempio, possa consegnare i migranti ad un'equivalente rete libica al confine.

“Dal Corno d'Africa all'Italia il costo può arrivare anche a 3.000 euro".

Come viene affrontato il problema?

La svolta è arrivata nel 2015, quando la crisi migratoria che ha colpito la Grecia ha indotto l'Europa a rafforzare Frontex.

"Nei primi mesi del 2015 siamo stati in grado rendere operativi circa 300-350 guardie di frontiera. Oggi possiamo contare su 1.300-1.400 guardie di frontiera in servizio contemporaneamente e responsabili di diversi settori".

Allo stesso tempo, Frontex sta cercando di lavorare a monte per interrompere l'afflusso di migranti nel Mediterraneo. L'Agenzia ha recentemente aperto un ufficio a Niamey per rafforzare la collaborazione con le autorità del Niger.

Paradossalmente, i salvataggi in mare favoriscono il lavoro dei contrabbandieri, che caricano le loro imbarcazioni con quante più persone possibile rassicurandole che una volta lasciate le acque libiche saranno le autorità dei Paesi europei a doversi prender cura di loro.

“Non ci sono mai state così tante pattuglie nel Mediterraneo come nel 2016 e, purtroppo, non ci sono mai state tante morti. Secondo l'Iom i decessi sono circa 4.000".

La realtà è che "o si muore nel Mediterraneo, o si arriva in Europa in condizioni critiche".

Inoltre, "l'Ue sta rafforzando le politiche di rimpatrio. Quindi il rischio è che i migranti, dopo aver perso i propri risparmi per pagare i trafficanti, arrivati a destinazione trovino un aereo pronto a riportarli al loro Paese d'origine".

Prospettive di lungo termine?

Anche se la grande crisi che ha colpito le isole greche sembra esser finita, la pressione migratoria sui confini europei non mostra segni di cedimento.

L'instabilità geopolitica, generata da situazioni come il conflitto in Siria o dal caos in Libia e Iraq, continuerà a far aumentare i richiedenti asilo in Europa. Altri invece arriveranno a causa della povertà o per ragioni demografiche.

Fino a quando i Paesi d'origine non saranno in grado di offrire ai propri residenti una qualità adeguata della vita e prospettive concrete "gli uomini e le donne si sposteranno, come hanno sempre fatto nella storia umana".





EurActiv Network
Milano Finanza Interattivo © Milano Finanza 2017 Partita IVA 08931350154