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di Corrado Clini - ItaliaOggi

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La proposta di Xi è la più valida contro l'inquinamento

22/11/2017 13:25

Il piano è basato sulla trasmissione interconnessa e a lunga distanza dell'energia verde. Il tutto mentre l'accordo di Parigi è fallito: offre solo grossi stipendi a un Barnum di funzionari

Ha ragione Papa Francesco quando ricorda che i cambiamenti climatici sono una sfida cruciale e centrale per il futuro dell'umanità. Non hanno ragione i leader mondiali, e neppure Papa Francesco, quando citano l'accordo di Parigi del dicembre 2015 come pietra miliare per combattere il cambiamento climatico.

L'accordo di Parigi è stato un capolavoro della diplomazia dei cambiamenti climatici che ha venduto una dichiarazione di intenzioni come un programma operativo globale che avrebbe prodotto risultati concreti nell'arco di cinque anni. Due anni dopo, Global Carbon Project ci dice che le emissioni stanno crescendo, e che gli obiettivi politici individuati dall'accordo di Parigi sono sempre più lontani: per raggiungerli, il peso dei combustibili fossili nell'economia mondiale dovrebbe passare dall'86% del 2015, al 50% nel 2040.

Secondo il World Energy Outlook 2017, il trend della domanda mondiale di energia non si muove esattamente in questa direzione.

Il risultato più concreto dell'accordo di Parigi sembra essere la continuità del costosissimo circo di funzionari, esperti e politici che non riesce da almeno 20 anni (il Protocollo di Kyoto è del 1997) a definire un itinerario concreto di politiche e misure capaci di ridurre il ruolo dei combustibili fossili nell'economia mondiale.

Per passare dalle parole ai fatti, l'accordo di Parigi avrebbe dovuto indicare un percorso negoziale molto concreto per individuare misure condivise a livello globale: prime tra tutte una carbon tax globale e progressiva da applicare a tutti i combustibili fossili in funzione del loro contenuto di carbonio, e l'introduzione di standard di “intensità di carbonio» per i più importanti cicli industriali (dall'energia all'acciaio).

Ma senza questo mandato la COP 22 di Lima e la COP 23 di Bonn hanno celebrato il rito di discussioni già viste senza conclusione. In più la COP 23 ha dovuto prendere atto della frustrazione dei leader più impegnati che, come Angela Merkel, non hanno potuto dare indicazioni su risultati raggiunti ed esperienze consolidate di decarbonizzazione dell'economia.

Certamente l'America di Trump è sullo sfondo, ma bisogna ricordare che Obama non aveva chiesto la ratifica dell'accordo al Senato Usa e questo ha consentito a Trump ampi margini di manovra.

Mentre la Cina, nonostante i record di investimenti e sviluppo nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica, ha dovuto comunque rilevare che, in assenza di progetti e misure globali, è difficile ridurre in modo significativo il consumo di carbone e olio combustibile.

Secondo la Cina, la trasformazione del mercato globale dell'energia potrebbe essere trainata in modo concreto dalla Global Energy Interconnection, il progetto presentato da Xi Jinping all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2015.

Lo sviluppo delle linee «supercritiche» per la interconnessione e trasmissione veloce a lunga distanza dell'elettricità prodotta in ogni regione del pianeta dal sole e dal vento, e la distribuzione locale dell'elettricità con le reti intelligenti per l'efficienza degli usi finali dell'energia, consentirebberodi assicurare entro il 2050 la produzione di almeno il 90% dell'elettricità con le fonti rinnovabili.

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