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di Barbara Pianese

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La Turchia divide l'Ue

24/11/2016 16:20

Il Parlamento europeo invoca il congelamento dei negoziati di adesione all'Ue viste le misure repressive nel Paese. Contrari gli Stati membri. La Banca centrale turca alza i tassi per la prima volta da gennaio 2014

Il Parlamento europeo invoca in una risoluzione il congelamento dei negoziati di adesione della Turchia, chiedendo alla Commissione e agli Stati membri di fermare le trattative con il Paese alla luce delle diffuse violazioni delle libertà fondamentali iniziate in seguito al fallito golpe del 15 luglio. La richiesta del Parlamento europeo è chiaramente una decisione dall'alto valore simbolico e diplomatico ma, di fatto, solo i governi europei possono sospendere i colloqui con la Turchia.

La risoluzione non è infatti vincolante e la maggior parte degli Stati membri ha già espresso la propria contrarietà al congelamento del negoziato con Ankara, nonostante i crescenti motivi di attrito con il Paese come nel caso dell'arresto del gruppo dirigente di opposizione. Solo ieri, il capo della diplomazia italiana, Paolo Gentiloni, ha spiegato alla Camera che il dialogo resta il modo migliore per esercitare, come Europa, un'influenza decisiva su un vicino così importante. "Come Unione europea e come Italia non abbiamo alcun vantaggio a chiudere la porta in faccia alla Turchia", ha messo nero su bianco il ministro degli Esteri. 

Immediata la risposta turca. "L'Europa torna a discutere in maniera cieca, priva di qualsiasi visione", è stato il commento a caldo del ministro turco degli Affari Europei, Omer Celik. "E' facile parlare quando non hai mai avuto il terrorismo sul tuo suolo, ma noi abbiamo 1.295 km di confine con Siria e Iraq. Al nostro enorme sforzo contro il terrore abbiamo ricevuto un sostegno fatto di sole parole", ha accusato Celik.

Alla vigilia del voto lo stesso presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva affermato come "gli Stati che non smettono di darci lezioni su diritti umani, democrazia e libertà sono incapaci di proteggere i bambini che si rifugiano da loro, in quanto non aprono le loro porte, ma al contrario li lasciano senza pietà dietro a fili spinati". Così "il destino di 10 mila bambini costretti a migrare in Europa è sconosciuto".

Intanto oggi la Banca centrale turca ha alzato i tassi di interesse per la prima volta in quasi tre anni dopo che la valuta locale ha toccato i minimi storici contro il dollaro sulla scia degli sconvolgimenti politici nel Paese. Il comitato di politica monetaria ha, infatti, rivisto il tasso di riferimento dal 7,5% all'8% sopra le attese del consenso fermo al 7,75%, il primo aumento dal gennaio 2014. Incrementato anche l'overnight lending rate dall'8,25% all'8,5%, mentre l'overnight borrowing rate resta al 7,25%. 

Dopo l'annuncio da parte dell'Istituto centrale, la lira turca ha guadagnato lo 0,6% attestandosi a quota 3,37 contro il dollaro statunitense. Il principale indice azionario del Paese è inoltre salito dello 0,8%, mentre il rendimento dei titoli di Stato con scadenza a due anni è rimasto stabile al 10,95%. La lira turca si è indebolita in modo significativo da quest'estate ed era ulteriormente crollata dell'8% contro il dollaro dopo le elezioni presidenziali Usa, in linea con una liquidazione generalizzata delle valute dei mercati emergenti. Il deprezzamento della valuta è stato anche influenzato dalle aspettative di un aumento dei tassi Usa da parte della Federal Reserve a dicembre.

 





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