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di Samuel White - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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Le conseguenze dell'accordo commerciale post-Brexit sugli agricoltori britannici

21/08/2017 10:04

Secondo uno studio dell'Agri-Food and Biosciences Institute (AFBI), l'accordo commerciale tra Londra e l'Ue potrebbe portare a risultati contrastanti per il settore agroalimentare della Gran Bretagna

L'abbandono del mercato unico europeo e dell'unione doganale da parte del Regno Unito potrebbe comportare importanti conseguenze per i flussi commerciali tra Londra e Bruxelles. 

Uno studio dell'Agri-Food and Biosciences Institute si è concentrato nell'analizzare l'impatto di tre possibili scenari commerciali tenendo in considerazione: i prezzi delle materie prime agricole in Gran Bretagna, i volumi di produzione ed i prezzi delle merci (gestiti dagli agricoltori).

Mentre in alcuni casi i cambiamenti post-Brexit potrebbero generare costi inferiori per i consumatori, in altri potrebbero però portare ad una riduzione dei redditi agricoli e ad un aumento delle importazione alimentari del Regno Unito. 

Tre scenari

I tre scenari analizzati dal think tank sono stati:

- un accordo di libero scambio favorevole con l'Ue

- un passaggio alle norme dell'Omc con le tariffe della 'Nazione Più Favorita' (Cnpf)

- una liberalizzazione commerciale unilaterale.

La squadra Brexit britannica, guidata da David Davis, vorrebbe stipulare un accordo con Bruxelles il prima possibile dopo aver lasciato l'Ue. Ciò consentirebbe al Regno Unito di poter negoziare accordi con altri Paesi pur mantenendo molti dei vantaggi di libero scambio con i 27 membri del blocco.

In base ad uno scenario simile, i prezzi ricevuti dagli agricoltori per i loro prodotti (prezzi di produzione) rimarrebbero in gran parte invariati, con un'oscillazione ipotetica tra il -1% ed il + 3% a seconda della merce. Secondo lo studio, i numeri in questione non sarebbero sufficienti modificare in maniera significativa le quantità totali o il valore dei prodotti agricoli britannici. Né tantomeno avrebbero un impatto degno di nota sui prezzi al consumo.

Tuttavia, visto lo scarso tempo a disposizione, potrebbe non essere possibile negoziare un accordo così strutturato tra Londra e Bruxelles, e gli agricoltori richiedono certezza. "E' essenziale che il Governo prepari disposizioni transitorie per evitare uno scenario a scogliera. Le aziende agricole avranno bisogno di tempo per adattarsi ai nuovi ambienti commerciali", ha dichiarato Meurig Raymond, presidente dell'Unione dei Contadini (Nfu).

"È fondamentale - ha aggiunto - che il Governo sia molto chiaro su cosa accradrà all'agricoltura ed al settore alimentare britannico. Il raggiungimento di un giusto accordo commerciale sarà fondamentale per molte aziende e per la capacità dell'intero Paese di produrre cibo".

Le regole Omc

Se i negoziatori Ue e britannici non dovessero riuscire a raggiungere un accordo commerciale post-Brexit prima del termine dei colloqui (29 marzo 2019), tutti gli scambi tra Gran Bretagna ed Unione europea saranno necessariamente regolati attraverso le norme dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.

Attualmente Londra importa circa il 40% del cibo, ed il suo più grande mercato per l'import/export di prodotti alimentari è proprio l'Ue. Ma pur volendo applicare la Clausola della Nazione Più Favorita le tariffe commerciali rimarrebbero elevate, e secondo l'AFBI questo comporterebbe cambiamenti significativi nei flussi commerciali.

In base a questo secondo scenario, il Regno Unito vedrebbe un aumento significativo dei prezzi di alcune produzioni, in particolare del latte e dei prodotti lattiero-caseari (+30%), e delle carni suine (+18%) e bovine (+17%). A tali aumenti corrisponderebbero dei guadagni in termini di volume di produzione. Ciò aumenterebbe l'autosufficienza del Paese, poiché le importazioni dall'Ue diventerebbero più costose, ma al contempo si verificherebbe anche un drastico aumento dei prezzi al consumo.

Inoltre, le nuove tariffe andrebbero a compromettere la competitività delle grandi materie prime britanniche per l'esportazione. Gli allevatori di pecore (prezzo di produzione -30%), e gli agricoltori di grano (-4%) ed orzo (-5%) subirebbero forti perdite di reddito, con una conseguente diminuzione della produzione totale.

Liberalizzazione commerciale unilaterale

L'ultimo scenario elaborato dall'AFBI ha immaginato l'abolizione da parte del Governo britannico di tutte le tariffe relative alle importazioni di alimenti, ma con il mantenimento delle le tariffe Cnpf sulle esportazioni del Regno Unito da parte dei partner commerciali esteri.

Un simile contesto ridurrebbe i prezzi dei consumatori britannici aprendo il mercato ad importazioni da tutto il mondo, ma le conseguenze per i contadini inglesi sarebbero molto gravi.

I prezzi dei produttori di carni bovine diminuirebbero del 45%, mentre quelli degli allevatori di pecore si abbasserebbero del 29%. Per di più i prezzi, i volumi di produzione ed il valore di tutti i prodotti agricoli britannici diminuirebbero notevolmente.

Raymond ha commentato duramente un'ipotesi di questo tipo, sostenendo che il Governo dovrebbe assicurare che "gli agricoltori britannici non vengano svantaggiati da una competizione con produttori stranieri soggetti a norme diverse".





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