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di Luigi Chiarello - ItaliaOggi

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Le etichette non le legge nessuno

03/05/2017 14:18

Ma 3 intervistati su 4 pagherebbero di più il 100% italiano. Una ricerca Ipsos, in vista di Tuttofood, misura i comportamenti d'acquisto dei consumatori

Le etichette sugli alimenti? Non le legge nessuno. Anzi, proprio nessuno no: solo una quota tra il 3 e il 9% dei consumatori manipolano i pack leggendo le indicazioni prima dell'acquisto. E il resto? La gran parte dei consumatori acquista un prodotto abituale, che conosce. E lo fa anche molto velocemente, appena individuato lo scaffale.

Di più: solo il 16% degli acquirenti legge le etichette nel caso di acquisto di prodotti nuovi o modificati. La marca abituale, dunque, è l'elemento che più attrae i clienti; si acquista in base ad essa nell'85% dei casi, che sia da sola o in abbinata con altri prodotti della medesima categoria merceologica. È il risultato più evidente di Shopper-Lab, un sistema di monitoraggio degli acquisti, utilizzato da Ipsos e testato mediante l'utilizzo di speciali occhiali al supermercato.

La ricerca è stata diffusa ieri a Milano, in occasione della presentazione di Tuttofood 2017, la biennale dell'agroalimentare che aprirà i battenti lunedì 8 maggio, a FieraMilano, e li chiuderà giovedì 11. Il report evidenzia, dunque, che le etichette non guidano la scelta a scaffale, ma hanno un ruolo cruciale dopo l'acquisto, per consolidare il rapporto di lealtà tra produttore e acquirente. Secondo la ricerca, il 37% dei consumatori consulta le informazioni sulle confezioni dopo aver comprato i prodotti.

Ma non leggono tutto quanto riportato in etichetta; leggono solo ciò che più interessa. Ad esempio, il 95% dei clienti attribuisce importanza alla provenienza delle materie prime e ben il 64% degli italiani cambierebbe in peggio la propria opinione su un prodotto se questo non contenesse materie prime italiane. Mentre solo il 13% accetterebbe di buon grado materie prime non italiane, ma di qualità certificata.

Finita qui? No: tre italiani su quattro pagherebbero un «premium price» (cioè di più), per poter consumare prodotti 100% italiani, specie se l'acquisto riguarda latticini e carni. Quanto di più? Ipsos lo quantifica in un 11,5%.

 





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