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di Giuseppe Corsentino (da Parigi) - ItaliaOggi

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Le grandi banche vanno a Francoforte

27/06/2017 09:17

I principali istituti di credito lasciano Londra senza nemmeno aspettare di conoscere gli accordi definitivi sulla Brexit. Parigi cerca di reagire negli Usa, ma c'è poco da fare

Tra il presidente francese e la Cancelliera tedesca sarà pure scoppiato un grande amore come s'è visto al Consiglio europeo della settimana scorsa. Anzi i due (il giovane Emmanuel Macron e l'attempata Angela Merkel) ormai si muovono in assoluta simbiosi politica, come ha scritto il quotidiano Le Monde e sono diventati una coppia inseparabile, «M&M» come ha titolato, con il suo stile popolar-televisivo, il quotidiano tedesco Bild. Tutto vero, si capisce.

Ma quando dalla diplomazia europea si passa agli interessi economici dei propri Paesi per accaparrarsi il maggior numero di banche e agenzie che dovranno lasciare la Gran Bretagna e trasferirsi nel Continente per effetto della Brexit, allora i due lasciano perdere la simbiosi, l'éntente cordiale e le buone maniere e ci danno dentro, come si dice, e non si risparmiano nessuna strategia di auto-promozione per sostenere le loro città candidate: Francoforte e Parigi.

Lo ammette con muscolarità tutta germanica, Hubertus Väth, per una dozzina d'anni banker alla Deutsche Bank e ora direttore della Frankfurt Main Finance, l'agenzia pubblico-privata incaricata di promuovere la piazza di Francoforte: «Le cose stanno andando molto bene. Mentre la signora Theresa May (la premier inglese: ndr) comincia a negoziare le condizioni della Brexit, noi siamo in trattative avanzate con una ventina di grandi banche internazionali. Il loro trasloco a Francoforte, ormai, è solo questione di tempo».

Che, invece, le cose stiano andando peggio per i francesi e per la piazza di Parigi, nonostante il gran lavorio e la massiccia campagna di lobbying e di comunicazione fatta da Paris Europlace, guidata dall'ex ambasciatore Arnaud de Bresson (tutti ricordano ancora i maxi-manifesti, i famosi 6x6, a Saint Pancras, il terminal ferroviario dell'Eurostar, e nei due aeroporti di Heathrow e Charles De Gaulle con una rana enorme con la cravatta tricolore e la scritta «Tired of the fog? Try the frogs», «Stanco della nebbia londinese? Prova con le rane», che faceva il verso all'immagine dei francesi «mangiarane» e dietro lo skyline della Défense); che le previsioni- dicevamo - siano nere per la capitale francese lo si capisce dalla decisione del neo-ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, fedelissimo di Macron (ha lasciato per lui il partito repubblicano), di volare immediatamente a New York e di restarci due giorni (domani 28 e dopodomani 29 giugno) per provare a strappare qualche sì alle grandi banche americane già sul punto di traslocare in Germania.

Goldman Sachs, la banca globale per eccellenza, ormai è persa: il suo responsabile europeo, Richard Gnodde, in un'intervista alla Frankfurter Allgemeine del 17 giugno scorso, ha annunciato che gli uffici di Londra saranno via via smantellati e che i suoi 6 mila dipendenti saranno tutti spostati a Francoforte dove gli americani, tra l'altro, hanno un ufficio con 200 impiegati fin dal lontano 1990. Sarà, per giunta, un trasloco veloce: «Non possiamo certo aspettare i tempi della Brexit; abbiamo tanto lavoro da fare» ha tagliato corto mister Gnodde.

Anche il suo omologo del Credit Suisse a Londra non ha avuto difficoltà a dichiarare al quotidiano economico tedesco Handelsblatt che «Francoforte è il posto migliore dove far banca, all'ombra della Bce e delle principali istituzioni creditizie europee». Un colpo al cuore per i francesi che, solo qualche giorno fa (venerdì 23 giugno) hanno dovuto incassare la decisione di due grandi banche giapponesi - Nomura e Daiwa - di chiudere le filiali londinesi e di spostare uffici e personale proprio a Francoforte, la città che dispone di strutture d'eccellenza (leggiamo dal sito di Frankfurt Main Finance), di un aeroporto internazionale a quindici minuti dal centro e di un apparato pubblico straordinariamente efficiente senza contare che qui i prezzi delle case e il costo della vita sono la metà di quelli parigini.

In queste condizioni la «due giorni» newyorchese del ministro Le Maire si annuncia quasi come una «mission impossible», a meno che nella decisione dei colossi del banking mondiale non giochino un ruolo i nuovi equilibri diplomatici tra Parigi e Berlino. M&M, i due leader simbiotici non vorranno certo rovinarsi la reputazione di duo prometteur (il duetto vincente), come l'ha definito Le Monde, per una filiale bancaria in più o in meno.

E Milano? L'anno scorso Franco Bassanini per conto dell'allora presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e Luigi Abete, presidente della Bnl e della Febaf (una federazione di banche e assicurazioni) si erano presentati a Parigi (vedere ItaliaOggi del 7 luglio 2016) per chiedere un posto, uno strapuntino, a Paris Europlace. Allora furono ricevuti con rispetto e il quotidiano economico Les Echos si precipitò a intervistarli, ma oggi nessuno se li ricorda più.





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