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di Samuel Doveri Vesterbye - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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Le relazioni Ue-Turchia hanno bisogno di una soluzione strutturale

11/04/2017 10:08

L'avvicinamento di Ankara all'Unione europea è stato promosso a partire dalla metà degli anni '90, quando sono stati stipulati i trattati economici ed è entrata in vigore l'unione doganale. Secondo Samuel Doveri Vesterbye, direttore dei Consiglio europeo di Vicinato (ENC), i benefici di queste politiche sono stati diffusi, ma ora c'è bisogno di riforme affinché il trend positivo continui

L'unione doganale è stata strategica, sia in termini politici che economici. I risultati sono stati duraturi e, probabilmente, rappresentano il punto più alto delle relazioni tra Bruxelles e la Turchia nella storia recente.

Nonostante le battute d'arresto a livello politico iniziate nel 2013, l'unione doganale ha aperto la strada ed ha avvantaggiato economicamente e politicamente i due schieramenti durante la fine degli anni '90 e metà degli anni 2000. Non solo gli accordi hanno avvicinato le classi politiche del'Ue e della Turchia, ma hanno anche contribuito a co-integrare molte imprese in Anatolia, ed a stimolare i consumatori della classe media attraverso la creazione di posti di lavoro in tutta la Turchia e l'Europa.

E' noto che il valore degli scambi bilaterali di merci sia più che quadruplicato dopo il 1996. Oggi si attesta intorno ai 140 miliardi di euro, pari al 41% del commercio globale turco ed ad oltre il 70% degli investimenti diretti esteri (IDE).

In realtà parliamo raramente degli effetti positivi che l'Unione doganale ha generato sul benessere, sulla crescita, sull'occupazione, e del miglioramento che ha apportato alle tecnologie e all'industria. In più, a volte ci dimentichiamo di riconoscere come l'accordo abbia sviluppato i nostri legami politici e di sicurezza durante il periodo post-guerra fredda; o il fatto che la Turchia, nel 2017, continua ad integrarsi con il modello economico europeo.

Tuttavia, per evitare lo stallo e per continuare a sostenere una traiettoria di crescita, l'unione doganale tra l'Ue e la Turchia ha bisogno di essere riformata.

Gli scettici anti-establishment a Bruxelles ed Ankara possono star certi che i rapporti economici con la Turchia non comporteranno un ingresso della stessa nell'Unione europea, anche considerato che la Commissione Juncker ha previsto un periodo minimo di adesione di cinque anni.

Una riforma economica potrebbe rafforzare la politica estera europea nella regione, ed al contempo potrebbe garantire una potenziale crescita per i servizi e l'agricoltura, generando posti di lavoro che oggi sono necessari.

Ma senza una revisione dell'unione doganale, le crescenti tensioni tra l'Europa e la Turchia saranno destinate a continuare. Una situazione influenzata anche dalle molte elezioni europee, dove influiscono in maniera importante gli atteggiamenti 'turcofobici', che non tengono conto dei nostri obiettivi di politica estera e di sicurezza nazionale, non di parte, con le alleanze strategiche di lunga data.

Un ulteriore fattore di disturbo è rappresentato dalla struttura dell'accordo. Un'unione doganale non riformata resterebbe uno strumento obsoleto di cooperazione che potrebbe spingere entrambe le parti ad allontanarsi su questioni come la crescita, risoluzione delle controversie, la direzione degli scambi ed il processo decisionale, allargando il divario tra Ue e Turchia.

L'aggiornamento e la firma degli accordi sono necessari per integrare le nostre società ed impostare la politica estera. Aiuterebbero a costruire strutture che aumentano la fiducia, la cooperazione e la giustizia. Questo è il vantaggio di un'integrazione regionale e di stringere alleanze. Inoltre, i Paesi europei sono la prova che la collaborazione va oltre il conflitto.

Così, in un momento in cui l'apertura e la crescita sono all'ordine del giorno di tutti, un'unione doganale efficiente con la Turchia offrirebbe un compromesso strategico e lungimirante.

Difenderebbe le nostre idee di lunga data in termini di innovazione e il libero scambio, favorendo il benessere, la crescita e una politica estera forte sotto la protezione regolamentata di un'unione doganale aggiornata.





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