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di Giuseppe Corsentino | ItaliaOggi

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Listini agricoli bollenti in Francia

04/10/2017 10:39

Gli agricoltori chiedono l'aumento del 15% della soglia minima di prezzo. Gdo e produttori sono di nuovo ai ferri corti.

Plus vert, c'est plus cher. Che si può tradurre in «Facciamo pagare di più i prodotti agricoli per garantire un reddito accettabile agli agricoltori» e che è stato per tutto il mese di settembre il refrain dei tavoli di concertazione (qui si chiamano atelier) tra i rappresentanti della filiera - produttori e distribuzione - avviati dagli Stati Generali dell'agricoltura del 20 e 21 luglio a Parigi,  ha innescato una nuova guerra dei prezzi.

Guerra che rischia di mandare gambe all'aria quel lungo e macchinoso processo di concertazione che da ora fino alla fine dell'anno (e tutti gli anni) regola quella che qui viene definita, con linguaggio da economia sovietica, la «répartition de la valeur» tra agricoltori (in realtà si tratta di grandi centrali cooperative) e sistema commerciale, cioè i colossi della distribuzione con le loro potentissime centrali d'acquisto.

Qual è l'idea uscita dai sette atelier post Stati Generali chiamati a studiare proprio questo «partage de la marge», come a dire un equo compenso per agricoltori e Gdo? Partire delle promozioni, che qui si chiamano «revente à perte» (vendite sotto costo, ma non è così ovviamente) e aumentare del 15% la soglia minima di prezzo (la Srp, Seuil de revente à perte) al di sotto della quale non si può vendere il prodotto pena multe e contravvenzioni salatissime previste dalla legge Dutreil/Chatel che regola il complesso ingranaggio degli sconti (che però ha il merito di garantire la trasparenza: il commerciante deve dichiarare il prezzo d'acquisto in fattura e il suo margine).

La soluzione immaginata è dunque: aumentare la «soglia minima di prezzo» del 15% in modo da dare alla distribuzione un certo margine di manovra e risorse per pagare di più i prodotti agricoli.

Detto più  semplicemente: se il supermercato fa qualche punto in più di margine su un detersivo in promozione, questo gli consentirà, alla fine, di pagare di più i produttori di latte della Bretagna o i frutticoltori della Provenza.

Semplice? Mica tanto, perché è bastato che la proposta (approvata dal coordinatore degli atelier, Olivier Allain, presidente della Camera di commercio della Bretagna e portavoce della Fnsea, il potente sindacato agricolo francese, personaggio chiacchieratissimo per le sue posizioni No-Eco a favore dell'uso dei pesticidi), arrivasse sui tavoli degli interessati, i rappresentanti della Gdo, perché scoppiasse la bagarre.

Il primo a contestare l'idea che basti aumentare del 15% il prezzo minimo delle promozioni per aiutare l'agricoltura è stato Michel-Edouard Leclerc, il patron dei supermercati Leclerc (in Italia associati con Conad con lo slogan «L'ipermercato che difende la tua spesa») che ha lanciato una massiccia campagna pubblicitaria con manifesti e paginate sui giornali per dire che quell'aumento non porterà un euro nelle tasche degli agricoltori.

Piuttosto finiranno nelle casse dei colossi agro-alimentari (e Leclerc fa anche i nomi: Nestlé e Danone) e delle multinazionali della detergenza dal momento che quasi un terzo delle promozioni riguarda i prodotti grocery e per l'igiene e non certo il fresco, frutta legumi latte. E senza contare che il potere di contrattazione delle multinazionali è più alto di quello degli agricoltori e delle loro organizzazioni.

Con Leclerc si è schierata immediatamente l'associazione dei consumatori Ufc-Que Choisir (già inviperita con il governo per essere stata esclusa dagli atelier degli Stati Generali) la quale ha già calcolato che l'aumento del prezzo minimo costerà 1,4miliardi di euro ai consumatori con pochissimo ristoro per i redditi degli agricoltori.

Alla radice del problema c'è, comunque, il sistema agricolo francese che, a differenza di quello italiano, ha una forte connotazione industrial-capitalistica. Non è senza significato, per dire, che a guidare i sette tavoli di concertazione sui redditi agricoli c'erano i boss della grande industria: il direttore generale della Danone, quello di Avril, colosso della raffinazione degli oli vegetali (compreso quello di palma e quello destinato al biodiesel), il patron di Axeral, gigante cooperativo del settore saccarifero, e ancora, il pdg di Limagrain, quarto produttore mondiale di cereali. Se i rappresentanti dell'agricoltura francese sono questi, perché stupirsi se fanno i loro interessi?





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