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di Angelica Ratti - ItaliaOggi

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Mare del Nord, addio al petrolio

06/12/2017 15:42

Dopo 40 anni di sfruttamento dei ricchi giacimenti si va verso il loro esaurimento. Smantellare le piattaforme è costoso e problematico

In Inghilterra è in corso l'operazione di smantellamento della gigantesca piattaforma Brent Delta, gestita da Shell nel Mare del Nord, che per dimensioni e innovazione procedurale e tecnica non ha precedenti. 

Quarant'anni dopo l'inizio dello sfruttamento dei ricchi giacimenti di petrolio nel mare del Nord si va verso il loro esaurimento. E questo pone il problema di smantellare le gigantesche piattaforme petrolifere. Ma questa operazione, per niente semplice, pone una tripla sfida: logistica, ecologica e finanziaria. A pagare sono le società petrolifere che dovranno sborsa 56 miliardi di sterline (62 mld di euro) per ripulire tutto entro il 2050, secondo le stime di Wood Mackenzie ripresi da Le Monde. Finora sono stati spesi 6,7 mld di euro. Lo Stato britannico prevede sgravi fiscali e rimpingua le proprie casse.

Nel porto inglese di Hartlepool, l'impresa Able Uk sta smontando Brent Delta, la piattaforma petrolifera arrivata a maggio 2017 che è un mostro d'acciaio grande come London Eye, la ruota di Londra e pesante l'equivalente di 2 mila bus.

Il conto per cancellare le tracce delle perforazioni rischia di essere salato. La convenzione per la protezione dell'ambiente marino dell'Atlantico del Nordest (Ospar) impone alle industrie petrolifere che alla fine dello sfruttamento dei giacimenti non debbano lasciare niente nel mare. Oggi con 350 piattaforme, 5 mila pozzi e tremila pipeline nel mare del Nord il compito è alquanto complicato.

In precedenza, le grosse piattaforme venivano smontate in mare, anche se era pericoloso a causa delle onde e del vento. Oggi è arrivato sul mercato la nave più grande del mondo, Pioneering Spirit che ha cambiato la situazione: il mostro della società olandese Allseas, lunga 380 metri, larga 125, ha permesso a Shell di separare Brent Delta dai suoi quattro enormi piloni di cemento posati sul fondo del mare e di sollevare le 24.200 tonnellate di acciaio della piattaforma trasferendola sulla nave. Un'impresa mai tentata prima in mare aperto. L'eliminazione dei piloni di cemento è un problema e per il momento è stata chiesta una deroga all'Ospar per lasciarli nel mare dove si trovano sistemando delle luci in cima ai piloni per avvisare le imbarcazioni in navigazione.

Oggi, una cinquantina di operai stanno smontando pezzo per pezzo Brent Delta. Più del 97% della struttura sarà riciclato e venduto sfuso, secondo quanto ha raccontato a Le Monde Neil Etherington di Able Uk. Mai prima d'ora è stato realizzato uno smantellamento di queste dimensioni. La gigantesca struttura di acciaio è un simbolo: nel 1976 ha iniziato lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio nel mare del Nord, uno dei maggiori bacini petroliferi offshore del mondo a perdere le proprie piattaforme. Anche se un fenomeno simile è in corso nel Golfo del Messico dove, però, le piattaforme sono mediamente più piccole.





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