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di Frédéric Simon | EurActiv.com, traduzione di Barbara Pianese

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Michel Bauwens: necessario regolamentare Uber

12/07/2016 18:23

Il fondatore della P2P Foundation sostiene che servizi come Airbnb e Uber hanno un effetto negativo sull'economia locale. Vietarli, però, sarebbe errato.

Il dibattito sull'economia della condivisione è in gran parte focalizzato sulle tematiche della tassazione e della protezione sociale. I tassisti di Bruxelles e Parigi, per esempio, si sono lamentati della concorrenza sleale dei driver di Uber, sostenendo che questi ultimi non pagano i contributi sociali. Qual’è la sua opinione in merito?

Sono d'accordo in linea generale. Uber e Airbnb non competono con tassisti ed hotel su un piano di parità. È quindi necessario ricrearla, anche dal punto di vista delle leggi sul lavoro. Inoltre, molti driver di Uber sono lavoratori autonomi e precari, non avendo un reddito fisso.

Alcuni driver di Uber hanno in realtà un reddito fisso. Possono essere tassisti autorizzati durante il giorno ma lavorare anche di notte per guadagnare di più.

Sono sicuro sia questo il caso ma, in media, il salario di un driver Uber si aggira intorno ai 13 dollari l’ora. E questo è stato calcolando assumendo che abbiano anche un lavoro a tempo pieno, anche se non è questo il caso nella maggior parte dei casi.

Molti paesi o città hanno adottato approcci diversi rispetto alla regolamentazione di Uber o Airbnb. Cosa ne pensa?

Avere Uber o Airbnb in una città è come avere un enorme supermercato che distruggerà il commercio locale prosciugando le risorse della comunità. Non è chiaramente giusta l'idea di proibire un nuovo servizio solo per proteggere forme di business esistenti. In questo modo si frena solo l'innovazione.

Mi piace, invece, l'approccio di Seul che ha vietato Uber solo temporaneamente per dare il tempo alla città di sviluppare simili applicazioni locali. Un'altra opzione è fare come Taiwan dove ci sono state negoziazioni tra tassisti, associazioni dei consumatori e governo in maniera che l'arrivo di Uber fosse concordato ed accettato da tutti.

Questi servizi hanno tanto successo perché sono a buon mercato. Qualora fossero integrati nelle diverse normative sociali e fiscali, sarebbe la fine dell'economia di condivisione?

Ogni settore deve riconoscere i propri costi sociali e ambientali. E in caso di mancata regolamentazione il rischio è che non sia possibile valutarli. Ad esempio, una delle grandi promesse dell'economia della condivisione è rappresentata dai benefici ambientali che si otterrebbero dall'uso delle risorse sottoutilizzate. Questo proposito non sempre, però, si realizza. A Madison, nel Wisconsin, i tassisti hanno perso un terzo del loro reddito, mentre è nata una classe precaria di driver Uber con un reddito medio orario di 13 dollari. Di notte tantissimi driver e tassisti affrontano una competizione agguerrita con centinaia di auto senza passeggeri che incrementano soltanto l'inquinamento atmosferico.

Molti dei risparmi delle aziende dell'economia della condivisione sono realizzati esternalizzando i costi sociali ed ambientali. Uber e Airbnb, ad esempio, non investono in infrastrutture e riescono ad essere più competitivi non dovendo costruire alberghi o comprare licenze di taxi.

Lei sostiene in un libro che l'economia peer-to-peer è in grado di "salvare il mondo", aprendo una nuova era economica Di cosa si tratta?

Ci sono due tipi di economie peer-to-peer. La prima è costituita dall'economia della condivisione, che è più simile ad un marketplace in cui le persone si scambiano prodotti e servizi tramite piattaforme private come Uber e Airbnb. L'alternativa che io e ed altri proponiamo è una piattaforma cooperativa dove, come nel caso delle cooperative di tassisti Uber, i driver, e altri attori coinvolti in questo scambio, sono proprietari del network e puntano a reinvestire i profitti. Un'altra economia di questo tipo è l'economia dei beni comuni, dove gli inventori di particolari tecnologie mutualizzano le loro scoperte, considerate al pari di beni pubblici che possono essere utilizzate da tutti gratuitamente, come nel caso del "software libero" Linux.

 





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