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di Robert Hodgson | EURACTIV.com | Traduzione Miryam Magro

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Mobilità elettrica non impatterà su domanda petrolio Ue fino al 2040

30/11/2017 16:15

Georg Zachmann, senior fellow del think tank Bruegel, spiega come cambierà la domanda di petrolio in Ue nei prossimi anni.

Come cambierà la domanda europea di petrolio nei prossimi anni?

In base allo scenario di riferimento dell'Agenzia Internazionale dell'Energia  la domanda di petrolio nell'Unione europea diminuirà del 2,2% a/a. Di conseguenza, la quota dell'Ue nella domanda globale di greggio diminuirebbe di due terzi, dal 17% nel 2000 al 6% nel 2040.

Quali sono oggi i driver principali?

In Europa l'oro nero è impiegato principalmente nel settore dei trasporti e in misura minore come materia prima nell'industria petrolchimica. Il consumo di petrolio per il riscaldamento e la produzione di energia elettrica è già stato in gran parte ridotto negli ultimi decenni.

Quali sono le maggiori incertezze per il futuro?

L'incertezza principale è il prezzo del greggio. La scarsa offerta e l'elevata domanda di oro nero al di fuori dell'Europa potrebbero portare ad un costo del petrolio significativamente più alto rispetto ad oggi. Ciò spingerebbe gli europei ad allontanarsi dall'utilizzo del petrolio come cobustibile e passare a veicoli a minore o zero consumo di greggio. D'altra parte, un continuo eccesso di offerta potrebbe deprimere i prezzi del petrolio e quindi rallentare gli investimenti nel campo dell'efficienza energetica.

Un'altra incognità è rappresentata  dalla disponibilità di alternative competitive. In termini di combustibili fossili, il gas a buon mercato potrebbe non solo sostituire il petrolio nella produzione e nel riscaldamento come è successo negli ultimi decenni, ma potrebbe  sostituire il petrolio anche nei trasporti, in particolare per quanto riguarda le imbarcazioni e i veicoli su strada.

Quindi il settore dei trasporti si sta allontanando dal petrolio?

Nel lungo periodo gli sforzi di decarbonizzazione e lo sviluppo tecnologico dovrebbero avere un impatto sostanziale sul consumo di petrolio nei trasporti. Restano molto incerte però la rapidità e la direzione di questo sviluppo. Si prevede che l'attuale spinta verso la mobilità elettrica mostrerà risultati sostanziali in termini di domanda di petrolio solo verso il 2040. L'Aie prevede che le politiche aggressive che contano fino a 900 milioni di veicoli elettrici entro il 2040 a livello globale possano ridurre il consumo di petrolio dei veicoli stradali di circa un quinto. Si può presumere che l'abbandono dei motori convenzionali sia più rapido nell'Ue, come ad esempio in Francia, nei Paesi Bassi e nel Regno Unito, Paesi che hanno già annunciato di volerli escludere dalla circolazione gradualmente.

Nel medio periodo, gli standard di efficienza del carburante delle auto convenzionali potrebbero ridurre la domanda di petrolio, ma abbiamo visto che molte di queste limitazioni in passato non sono state applicate ai velcoli più grandi e più potenti. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che la sostituzione del carburante delle auto non è l'unica soluzione per ridurre le emissioni nel settore dei trasporti. Evitare completamente la mobilità su quattro ruote e passare a diverse modalità di trasporto come la ferrovia o le biciclette può dare un contributo sostanziale alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Quali politiche potrebbero aiutare a ridurre la domanda di petrolio?

L'attenzione della politica sembra essere rivolta a spingere i veicoli elettrici attraverso l'innovazione e programmi di sviluppo, nonché con clausole sulla sospensione dei motori convenzionali. Tuttavia dovremmo guardare anche oltre. Il nostro attuale sistema di tassazione dell'energia è un prodotto del secolo scorso. Le agevolazioni fiscali per le auto aziendali, i crediti d'imposta per chi va a lavoro in auto e le tasse elevate anche per l'energia rinnovabile non sono tutte allineate per supportare la decarbonizzazione del settore dei trasporti.

Anche il design del mercato elettrico non è impostato per questo scopo. Gli interventi pubblici rendono più economico l'uso del petrolio per il riscaldamento rispetto all'elettricità durante le ore notturne. Le infrastrutture pubbliche e la pianificazione urbana sono un altro elemento a sfavore della causa. Ciò riguarda non solo la tariffazione delle infrastrutture, ma anche le quote di bilancio pubblico destinate alle strade e agli aeroporti sovvenzionati rispetto alle piste ciclabili e alle ferrovie.

Quindi perché non vediamo politiche più "aggressive" che prendono di mira la domanda di petrolio nell'Ue?

Considerato lo straordinario ruolo dell'industria automobilistica, che ad esempio rappresenta circa un quinto delle esportazioni della Germania, questa definizione delle priorità è politicamente comprensibile.





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