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di Giuseppe Corsentino (da Parigi) - ItaliaOggi

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Navi spinte da un'ala immensa

10/10/2017 09:20

Una società di Airbus sfrutta la sua tecnologia per mettere a punto un metodo rivoluzionario: un'ala di mille mq per intercettare i venti d'alta quota

Airbus mette le ali. Non alle vendite dei suoi ultimi aerei che, anzi, perdono colpi rispetto al concorrente americano Boeing (e valga per tutti l'esempio dell'A380, il gigantesco velivolo a due piani in grado di trasportare fino a 850 passeggeri che non ha concluso un solo contratto quest'anno), ma alle navi da trasporto, ai mastodontici cargo che solcano gli oceani, ce ne sono più di 28 mila in navigazione dall'Atlantico al Pacifico, con i loro carichi e il loro carico di inquinamento (producono più del 5% di CO2 secondo le stime di tutte le agenzie mondiali sull'ambiente). 

Non è che Airbus, il gigante un po' acciaccato dell'industria aeronautica europea, ha deciso, vista la crisi, di passare dalle fusoliere alla cantieristica navale. Dal cielo al mare. No, si è solo limitato a presentare all'Agenzia francese per l'ambiente un progetto, messo a punto da una sua particolarissima start-up, fondata da un suo ex ingegnere (Vincent Bernatets), che prevede, per dirla in breve, la possibilità che sulla prua delle imbarcazioni venga montata una vela gigantesca, una specie di enorme spinnaker, che, gonfiata dal vento, potrà trascinare la nave e quindi farla navigare riducendo al minimo l'utilizzo del carburante. 

L'ingegner Bernatets ha fatto i suoi calcoli e ha stimato che un'ala, pardon, una vela, di mille metri quadrati sotto la spinta del vento possa generare una forza di cento tonnellate, sufficiente a trascinare un cargo di 120 metri di lunghezza. Possibile? E, soprattutto, fattibile? Di progetti di tecno-velieri, cioè di navi moderne e supertecnologiche, in grado di sfruttare la forza del vento, in questi anni se ne sono visti tanti. Solo che nessuno è andato oltre i calcoli degli esperti (cioè degli ingegneri specializzati nella dinamica dei fluidi), qualche piccolo esperimento in vasca e i soliti rendering, suggestivi e niente di più.

Solo un'azienda tedesca, la SkySails di Amburgo, nel 2008, aveva varato un progetto di sviluppo delle maxi vele per il trasporto marittimo, ma la crisi della finanza mondiale post subprime prima e la caduta del prezzo del greggio poi hanno messo in crisi tutti i piani (anche se lo staff dei suoi 40 ingegneri ha continuato a vincere premi e award vari per le tecnologie di trasporto compatibile).

Ora tocca ad Airbus, con la sua esperienza aeronautica e le competenze dei suoi tecnici, dimostrare che si possono mettere le ali alle navi, risparmiare sul carburante e difendere l'ambiente. In effetti, il suo progetto (che intanto ha ottenuto 7 milioni di euro da Ademe, l'agenzia per l'ambiente di cui si parlava prima) ha una particolarità non secondaria. Intanto, il gigantesco spinnaker immaginato dagli ingegneri di AirSeas (questo il nome della start-up), che lavorano con un team di colleghi norvegesi di Lmg Marin, una società di progettazione navale con succursale a Tolosa, ha dimensioni davvero fuori del comune (fino a mille metri quadrati di superficie). Inoltre una vela così, per rendere al massimo, deve funzionare a centinaia di metri di altezza rispetto al livello del mare (e alla prua della nave) intercettando i venti in quota.

Non solo: un sistema di propulsori azionati da un computer dovrebbe permettere alla vela di muoversi, con un movimento ondulatorio a otto, assecondando le raffiche (proprio come fa uno skipper quando naviga con lo spinnaker agganciato al tangone e il vento in poppa) e moltiplicando la spinta.

«Abbiamo messo a punto un modello matematico, poi passeremo alle prove nel tunnel del vento, quello che si usa per i prototipi degli aerei, con una vela di 16 metri quadrati», dice soddisfatto l'ingegner Bernatets, che si è messo pure in contatto con l'École nationale supérieure maritime di Nantes, Loira Atlantica, la grande scuola da cui escono gli ufficiali per la marina mercantile francese, per avviare insieme un secondo progetto, complementare allo sviluppo della vela: insegnare a pilotarla con l'aiuto del computer di bordo della nave. Perché non basta avere le ali, bisogna saperle usare.





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