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di Giuseppe Corsentino (da Parigi) - ItaliaOggi

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Niente più soldi ai petrolieri

13/10/2017 14:45

La banca francese BnpParibas ha cambiato rotta scegliendo di sposare la linea ecologica. Tagliati i finanziamenti perché sono il passato e inquinano

Ancora non si conoscono le reazioni della Total, il colosso petrolifero francese (partecipato dallo Stato) che non è proprio il tipo di azienda pronta a farsi da parte (e basta chiedere ai dirigenti dell'Eni, il temibile concorrente italiano per averne conferma). Ma quelle dichiarazioni del riservatissimo, quasi timido Jean-Laurent Bonnafé, il gran capo di Bnp Paribas, la prima banca francese e dell'Eurozona (che in Italia controlla la Bnl, che in Belgio ha rilevato Fortis e che in Germania potrebbe controllare ben presto Commerzbank, se le voci che circolano da settimane sui mercati sono vere), consegnate a due giornalisti del Figaro - Danièle Guinot e Jacques-Olivier Martin - e pubblicate nell'edizione di mercoledì 11 ottobre sotto forma d'intervista, anche se si capisce lontano un miglio che si tratta di un testo concordato, visto e rivisto, letto e riletto come si fa con i documenti ufficiali - sono deflagrate come una bomba negli uffici dell'headquarter parigino della compagnia petrolifera e messo in allarme il suo potente pdg, Patrick Pouyanné.

«Nous announçons aujourd'hui», dichiara solenne il pdg di Bnp Paribas «notre décision ne plus financier le groupes spécialisés dans la production de petrole et de gaz de schiste». E ancora, con tono pontificale: «Nous ne finançerons pas non plus de projects d'exploration ni de production de gaz dans l'Antartique». Non ci sarebbe bisogno di traduzione, che pure facciamo: la prima banca di Francia e dell'Eurozona annuncia una svolta storica: non darà più un euro di finanziamento alle compagnie petrolifere. I prestiti e le operazioni finanziarie in corso saranno gestiti fino al rimborso finale e alla chiusura dei dossier. Poi basta.

Anzi, avverte ancora Bonnafé, «les producteurs d'une énergie qui ne serait plus adaptée au monde de demain verront leurs financements se raréfier et seron contraints de produire moins», tutte le aziende che in un modo o nell'altro (produttori, raffinatori, trasportatori, manutentori, trader) hanno a che fare con il petrolio, una fonte energetica che non è certo quella del futuro, vedranno a poco a poco ridursi il sostegno finanziario della banca e così, taglio dopo taglio, saranno costrette a produrre di meno. Poteva anche dire Bonnafé: a inquinare meno. Non l'ha detto ma il senso delle sue parole era quello.

E ora nessuno sa, qui a Parigi, ai piani alti di Bnp, di Total e di Bercy, sede del ministero dell'Economia, perché il patron della più grande banca francese ha parlato come Nicolas Hulot, il ministro dell'ecologia, quello che ha promesso di far sparire le auto diesel e di chiudere un po' di centrali nucleari. E nessuno sa, neanche in banca, come pensa Bonnafé di governare (dal punto di vista finanziario, cioè del conto economico della banca) un «turn around» così radicale. Niente più quattrini ai petrolieri e 15 miliardi di euro (ecco l'altra novità) alle aziende impegnate nelle energie rinnovabili oltre a cento milioni di euro aggiuntivi per le start-up in grado di immaginare percorsi tecnologici verso la cosiddetta transizione energetica.

Bonnafé, che è uno dei migliori banchieri in circolazione (lo dimostra lo stato di salute eccellente di BnpParibas a confronto con la maggior parte delle banche europee di cui Commerzbank è l'esempio negativo) avrà certamente fatto i suoi conti e sarà arrivato alla conclusione che, in materia di energia il futuro, le aziende che lavorano e investono sulle rinnovabili (vento, sole, geotermia, maree e tutto il resto), renderà meglio del passato, mentre il passato petrolifero non merita più il credito, tutto il credito, che ha avuto finora dal sistema.

«Tout le monde est concerné aujourd'hui par la transition energetique», tutto il mondo è impegnato nella transizione energetica, ha concluso Bonnafé. E anche per il carbone non vede prospettive, checché ne pensi il presidente degli Stati Uniti, il paese che - per altre ragioni - ha inflitto due anni fa alla banca francese una multa da sei miliardi, la più alta nella storia della vigilanza bancaria. Ma anche in Usa BnpParibas vuole giocarsi la sua strategia verde.





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