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di Cécile Barbière - EURACTIV.fr | Traduzione di Francesco Chierchia

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Nuove regole Ue contro l'evasione fiscale delle multinazionali

05/07/2017 10:33

Il Parlamento Ue ha varato una direttiva che impone alle grandi multinazionali di comunicare i dati fiscali separatamente in tutti i Paesi in cui operano per contrastare l'evasione di tasse e profitti generati in Paesi con regimi fiscali più convenienti

L'adozione della direttiva sull'evasione fiscale avvenuta ieri durante la sessione plenaria dell'Europarlamento a Strasburgo rappresenta una grande vittoria per i promotori della trasparenza e per i Governi di alcuni dei Paesi più poveri del mondo.

Le nuove regole sono parte di una più ampia revisione della normativa fiscale Ue, stimolata dai cosiddetti 'Panama Papers' e da altri casi di frodi fiscali.

In particolare la direttiva, che coinvolge le imprese con un giro d'affari in Europa di almeno 750 milioni di euro annui, impone a queste ultime di dichiarare separatamente profitti, ricavi, tasse pagate e numero di dipendenti per ogni Paese in cui operano.

Una netta inversione di marcia quindi, visto che attualmente le aziende comunicano le loro operazioni attraverso una relazione consolidata.

Secondo gli ultimi dati riferiti dal vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, a causa dell'evasione fiscale gli Stati Ue perderebbero tra i 50 ed i 70 miliardi di euro ogni anno.

Finora, a livello comunitario, soltanto il settore bancario era stato regolamentato in base a criteri di trasparenza fiscale; ora invece gli stessi obblighi degli istituti di credito potrebbero essere estesi alle compagnie multinazionali che operano in Europa.

"Oggi il Parlamento europeo ha compiuto un passo avanti nella lotta contro l'evasione fiscale da parte delle multinazionali", ha dichiarato Manon Aubry di Oxfam France.

Tuttavia esiste una scappatoia. Si tratta di una clausola di salvaguardia contenuta nella direttiva, che permetterebbe alle aziende di non adempiere agli obblighi previsti in nome della necessità di proteggere i loro 'segreti commerciali'.

La clausola, "attraverso il vago pretesto della protezione di informazioni commerciali sensibili, permetterà alle aziende di non rispettare gli obblighi di trasparenza. Ed il principio [che spiega cosa è da ritenersi 'sensibile' e cosa no] non viene nemmeno realmente definito", ha dichiarato l'eurodeputata italiana Elly Schlein del gruppo S&D.

A proporre e difendere l'introduzione della suddetta clausola sono stati i gruppi di destra e di centro, secondo cui in alcuni casi le rigide norme di trasparenza potrebbero compromettere la competitività delle imprese europee.

"Quando sentiamo questo tipo di argomentazione ci sembra chiaro che "la competitività" rappresenti per alcuni solo un codice di reputazione", ha dichiarato Philippe Lamberts, deputato belga e leader del gruppo dei verdi.

"Questa esenzione apre una grande falla nella direttiva che sarà sfruttata dalle aziende per continuare a nascondere le loro strategie fiscali", ha dichiarato Aubry.

Sulla questione è poi intervenuto l'eurodeputato tedesco Markus Ferber, secondo cui la clausola è necessaria per evitare che le imprese "distribuiscano i loro segreti aziendali alla concorrenza su un piatto d'argento".

Ad ogni modo, nonostante l'eventuale scappatoia, le regole di trasparenza proposte ieri a Strasburgo sono ancora più forti di quelle volute dalla Commissione nell'aprile del 2016. La proposta originaria, infatti, prevedeva che le società fornissero i propri dati fiscali separatamente solo per le attività svolte in Stati membri Ue e nei paradisi fiscali.

L'obbligo per le aziende di rivelare le proprie attività anche fuori dalle frontiere Ue, inoltre, costituirà un grande beneficio per i Paesi più poveri (maggiormente danneggiati dall'evasione fiscale).

"I paesi in via di sviluppo sono quelli che, proporzionalmente, dall'evasione fiscale perdono di più", ha spiegato Aubry. Secondo un rapporto dell'Unione Africana, il continente negli ultimi 50 anni avrebbe subito danni per più di 1.000 miliardi di dollari a causa di flussi finanziari illeciti.

"Il mancato obbligo di fornire informazioni dettagliate per le attività svolte al di fuori dell'Ue avrebbe rappresentanto un grave limite per i Paesi in via di sviluppo, che spesso mancano del peso politico necessario per richiedere maggiore trasparenza alle multinazionali", ha affermato Schlein.

Per l'attuazione concreta della direttiva, tuttavia, bisognerà attendere prima l'approvazione da parte degli Stati membri dell'Ue nei prossimi mesi, e poi la conversione del provvedimento in legge nazionale da parte di ogni Paese entro un anno.

Spesso i sistemi delle multinazionali per schivare il pagamento delle tasse si basano sul trasferimento degli utili imponibili da Stati con un regime fiscale elevato a Paesi con una tassazione inferiore. Proprio questi schemi di risparmio fiscale, utilizzati da società come Apple, Amazon, Google, Starbucks ed altre, hanno spinto l'opinione pubblica a far pressione su Bruxelles affinchè introducesse delle regole europee per colmare le lacune normative.





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