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di Hiroko Shimizu- EURACTIV.com | Institut économique Molinari | Traduzione di Francesco Chierchia

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Olio di palma, sviluppo e ambiente

27/04/2017 14:02

Secondo Hiroko Shimizu, ricercatore presso l'Institut économique Molinari, i tentativi dell'Europa per migliorare la sostenibilità della produzione di olio di palma potrebbero avere effetti indesiderati

All'inizio di aprile il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che prevede l'istituzione di un unico sistema di certificazione per le importazioni d'olio di palma entro il 2020; così da garantire che solo gli oli ottenuti in modo sostenibile entrino nel mercato Ue.

Una serie di dati dovranno indicare che ogni elemento dell'olio è stato prodotto in modo sostenibile, e sarà possibile controllare le informazioni attraverso etichette sulle confezioni alimentari o tramite strumenti tecnologici. 

Recentemente molti attivisti e politici ambientalisti hanno reclamato politiche basate sui concetti di "sostenibilità", "neutralità ai fossili" e "verde", al fine di ridurre al minimo gli impatti delle azioni umane sull'ambiente.

Ovviamente tali obiettivi sono lodevoli: è un dovere cercare di produrre senza danneggiare l'ecosistema. Tuttavia, sono molti i motivi che portano a dubitare che le politiche Ue sull'olio di palma possano portare risultati positivi.

Innanzitutto, va ricordato che la coltivazione di olio di palma è dovuta ad una domanda mondiale di oli vegetali a prezzi accessibili, e questa domanda non sta per esaurirsi. Tutte le colture di cereali presentano vantaggi e svantaggi, ma il vero problema è come assicurare che la domanda di oli vegetali sia soddisfatta generando minimi danni ambientali nel lungo periodo.

Per poter rispondere a questa domanda bisogna riconoscere che l'olio di palma presenta evidenti vantaggi in termini di produttività, volume di produzione, prezzo, qualità e versatilità rispetto ad altri oli vegetali, come ad esempio colza e soia. Questo è il motivo che spiega il suo successo nei mercati mondiali.

Le piantagioni d'olio di palma producono (per ettaro) quasi 10 volte di più rispetto a quelle di soia e cinque volte di più rispetto alla colza. Inoltre la produzione richiede circa il 70% in meno di fertilizzanti, pesticidi e carburanti rispetto agli altri oli vegetali; quindi sostituire l'olio di palma con altre colture comporterebbe una maggiore degradazione dell'ambiente.

Ma c'è un punto ancor più importante: è un errore credere che sia possibile separare la crescita economica dal miglioramento ambientale. La storia dimostra che il 90% delle deforestazioni condotte dagli esseri umani sono avvenute prima del 1950, quando le persone avevano bisogno di bonificare grandi quantità di terreni. Il significativo aumento dell'uso del carbone nei primi decenni del XIX secolo ha segnato un'inversione di questa tendenza, che è stata successivamente accelerata dall'avvento del gas naturale e del petrolio. In Malaysia - uno dei maggiori produttori di olio di palma - le foreste si stanno espandendo, smentendo una dichiarazione del Parlamento europeo che afferma che l'olio di palma causa sempre deforestazioni.

La crescita economica e la tutela dell'ambiente sono strettamente collegate, i Paesi hanno bisogno di diventare più ricchi, solo in questo modo potranno prendersi cura dell'ambiente.

Il Parlamento europeo ha proposto tariffe, barriere commerciali ed altre soluzioni politiche centralizzate. Questa può sembrare la direzione giusta, ma non aiuterà i Paesi poveri a diventare più ricchi, né a sperimentare una necessaria transizione che sia rispettosa dell'ambiente. Un sistema più decentrato, basato sulla responsabilità di tutti gli attori in gioco (siano essi produttori o acquirenti), assieme a regole ben definite ed una concorrenza trasparente, potrebbe essere una strada migliore per garantire che lo sviluppo economico vada di pari passo un ambiente più sano.

Sulla questione dell'olio di palma si ha la netta impressione che l'Europa si sia arrogata il diritto morale di ridurre le opportunità di mercato nei Paesi emergenti, senza rendersi conto che questo impedisce il loro sviluppo economico ed ambientale.

Una situazione simile sarebbe completamente opposta al risultato di lungo termine a cui si deve mirare.





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