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di Georgi Gotev - EURACTIV.com | Traduzione di Francesco Chierchia

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Ong: codice condotta italiano minaccia vita migranti

12/07/2017 13:54

Secondo Amnesty International e Human Rights Watch, il "codice di condotta" proposto dall'Italia per i recuperi in mare metterebbe in pericolo la vita di migliaia di rifugiati

Il 6 luglio, a Tallinn, il Governo italiano ha proposto un "codice di condotta" per le Ong che si impegnano nei salvataggi dei migranti nel Mediterraneo. Il provvedimento è stato chiesto per assicurare ai Paesi che le organizzazioni che non agiscano semplicemente come taxi, trasportando i rifugiati che si trovano sulle coste libiche verso i porti italiani.

Se il codice non dovesse essere approvato, l'Italia ha già minacciato di esser disposta a chiudere le proprie frontiere alle navi di salvataggio.

Tuttavia, dopo aver esaminato una copia del codice proposto, Amnesty International e Human Rights Watch hanno dichiarato che un'eventuale applicazione del testo limiterebbe la capacità delle Ong di salvare le vite umane.

"Perversely, il codice di condotta proposto per le Ong che operano nel Mediterraneo, potrebbe mettere in pericolo molte vite. I tentativi di limitare le operazioni di ricerca e salvataggio delle Ong rischiano di compromettere migliaia di vite umane impedendo alle imbarcazioni di accedere alle acque territoriali libiche", ha dichiarato in una nota Iverna McGowan, direttore dell'Ufficio per le relazioni con le istituzioni europee di Amnesty International.

Le due organizzazioni, in particolare, ritengono che il codice danneggerebbe il lavoro delle Ong in quanto:

- Impedirebbe loro di entrare nelle acque territoriali libiche per procedere ai salvataggi;
- Impedirebbe alle Ong di utilizzare segnali luminosi per segnalare la loro posizione alle altre navi, con un rischio imminente di affondamento;
- Obbligherebbe le organizzazioni a dover rientrare nei porti per far sbarcare i migranti anzichè trasferirli (se necessario) su altre navi in mare. In una situazione simile, le squadre di ricerca e salvataggio delle Ong sarebbero costrette ad allontanarsi per lunghi periodi dall'area in cui sono necessarie, lasciando molte persone a rischio annegamento.

Per Amnesty International e Human Rights Watch, qualsiasi codice di condotta dovrebbe avere l'obiettivo di rendere le operazioni di salvataggio in mare più efficaci per salvare le vite. Inoltre, il regolamento dovrebbe essere attuato previa consultazione dei gruppi coinvolti nelle operazioni.

Per come strutturato, quindi, le organizzazioni ritengono che il codice di condotta potrebbe in alcuni casi ostacolare gli interventi e ritardare gli sbarchi in un luogo sicuro in tempi brevi, violando gli obblighi del diritto internazionale del mare.

Nonostante le loro missioni umanitarie, alcuni critici sostengono che la presenza delle Ong in mare incoraggi i rifugiati a tentare i loro viaggi.

Sul punto è intervenuta Judith Sunderland, direttrice associata dell'area Europa ed Asia centrale di Human Rights Watch, secondo cui "le Ong operano nel Mediterraneo per salvare le persone, visto che l'Ue non se ne occupa".





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