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di Cécile Barbière | EurActiv.fr, traduzione di Barbara Pianese

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Ong, il Piano Juncker non è abbastanza verde

30/09/2016 17:00

Secondo un gruppo di organizzazioni non governative il 15% dei finanziamenti previsti dal Piano Juncker sostiene progetti legati ai combustibili fossili

Il Piano Juncker non sarebbe sufficientemente "verde". È questo l'allarme lanciato da alcune organizzazioni non governative nel report "The best laid plans". Secondo il WWF, Bankwatch, Climate Action Network Europe, Counter Balance e Friends of the Earth, il 15% dei finanziamenti sarebbe legato a combustibili fossili.

Lanciato sulla scia della nomina di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione europea nel 2015, il piano da 21 miliardi di euro dovrebbe fornire garanzie a progetti legati all'ambiente, alle infrastrutture, all'innovazione e alle pmi, con l'obiettivo di mobilitare 315 miliardi (considerando l'indotto) entro il 2018.

La questione del cambiamento climatico è un tema preso in considerazione dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi), il trampolino di lancio finanziario del Piano Juncker. L'Efsi dovrebbe sostenere i progetti "in conformità con gli obiettivi dell'Unione sull'energia, sul clima e sull'efficienza", secondo il regolamento.

Ma se gli obiettivi del piano per aumentare gli investimenti nell'Ue sono definiti sulla carta, in pratica le cose sono meno chiare. Lo stesso Efsi supporta programmi che contraddicono di fatto l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030.

Secondo un rappresentante della Banca europea per gli investimenti (Bei), invece, l'Efsi rappresenta un reale contributo all'azione europea sul clima. "Più della metà dei 115 progetti approvati riguarda la questione climatica. Se andassero a buon fine, rappresenterebbero il 25-30% dell'investimento totale previsto", ha aggiunto.

Il rapporto, che ha analizzato ben 93 piani legati alle infrastrutture e all'innovazione, sottolinea: se è stato previsto un significativo contributo quelli legati all'energia rinnovabile, lo stesso è stato fatto con programmi meno ecologici.  In particolare, il piano Juncker avrebbe creato un effetto leva da 1,5 miliardi di euro in investimenti legati ai combustibili fossili. Con risultati, secondo i detrattori, molto lontani da quelli che dovrebbero aiutare l'Europa a raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima. 

Nello specifico il 68% dei finanziamenti concessi al settore dei trasporti è andato ad investimenti ad alto tenore di carbonio, tra cui cinque autostrade e due aeroporti in alcuni dei paesi più ricchi dell'Unione europea. "L'Europa può avere i migliori piani di investimento ma disperde risorse in propositi palesemente insostenibili come autostrade, aeroporti e infrastrutture per il gas, perdendo un'enorme opportunità", ha commentato duramente Markus Trilling, attivista di Bankwatch e Friends of the Earth Europe.

Nel frattempo, secondo gli attivisti, la Banca europea per gli investimenti avrebbe ridotto i prestiti al comparto energetico. Per questo il Wwf chiede che gli investimenti Efsi siano allineati agli obiettivi dell'Accordo di Parigi ma anche che questi possano sommarsi a quelli dell'Eib, "cosa che ora non succede nei 93 investimenti analizzati", ha messo nero su bianco Pascal Canfin, il direttore generale della sezione francese del Wwf.

 

 

 





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