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di Alejandra Agudo | El País – Planeta Futuro | traduzione di Barbara Pianese

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Onu, c'è ottimismo sugli obiettivi al 2030

30/01/2017 18:24

Nikhil Seth, executive director dell'Institute for Training and Research (Unitar) delle Nazioni unite, è ottimista sull’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione che ingloba 17 obiettivi tra cui lotta alla povertà, eliminazione della fame e cambiamento climatico

Perché è importante che i leader politici ricevano una formazione per quanto riguarda gli obiettivi di sviluppo sostenibile e il cambiamento climatico?

L'Agenda 2030 rappresenta un grande cambiamento nel nostro modo di guardare allo sviluppo. Credo che sia la prima volta che tutti i paesi delle Nazioni Unite adottano un piano d'azione così ambizioso. Ma per la sua attuazione, tutti i principi che sono stati firmati devono essere compresi ed attuati. Senza una leadership politica si perderà slancio. Mantenere l'impegno è essenziale per concretizzare gli obiettivi.

Quali sono i paesi a cercare aiuto?

Secondo le nostre informazioni più recenti, 70 dei paesi più poveri, in Africa, così come altri paesi che escono da un conflitto o ne sono ancora coinvolti, hanno cercato il nostro aiuto per aggiungere gli SDG ai loro piani nazionali, al fine di trovare accordi con gli attori coinvolti nello sviluppo o per la creazione di sistemi statistici che aiutino il monitoraggio dei progressi negli aiuti. Anche alcuni dei paesi più avanzati hanno problemi simili, ad esempio, nell'adattare le loro leggi vigenti agli obiettivi. Lo vediamo quando si tratta di occupazione giovanile e di altri problemi universali, non limitati ai soli paesi più poveri. Abbiamo anche creato delle piattaforme pubbliche, come lo UN Climate Change Learning e altri programmi tagliati su misura dei paesi e delle loro esigenze.

Vi occupate anche del training in campo diplomatico. Che lezioni avete tratto?

Conduciamo due tipi di formazione diplomatica. Uno di base, che aiuta le persone a migliorare la loro capacità di parlare, scrivere report o normative, oltre a rafforzare le tecniche di negoziazione. Forniamo poi corsi di specializzazione su argomenti più tecnici, come la proprietà intellettuale e alcuni problemi di salute.

Passando all'attualità, se il presidente degli Stati Uniti non si preoccupa del cambiamento climatico perché dovrebbero farlo altri leader?

Abbiamo visto sull'energia rinnovabile i leader di Cina e India, per esempio, parlare del tema non solo in termini di competitività di prezzi, ma rispetto al problema della sicurezza energetica. il presidente cinese ha espresso le sue preoccupazioni al World Economic Forum di Davos sul cambiamento climatico e sugli obiettivi di sviluppo. Penso che ci sia speranza. I nostri problemi principali, le malattie, la siccità, i rifugiati, non conoscono confini, abbiamo quindi bisogno di uno sforzo collettivo.





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