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di Andrea Brenta - ItaliaOggi

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Ora falsificano anche il miele

22/09/2017 10:41

I consumi sono aumentati, mentre la sua produzione si è ridotta di molto. Un bel guaio per l'apicoltura già colpita dai pesticidi

Accanto al vino e all'olio di oliva, il miele è uno dei tre prodotti più contraffatti al mondo. «False etichette, falsa dichiarazione di origine e aggiunta di sciroppo di glucosio: il mercato internazionale del miele è inondato di prodotti fraudolenti», denuncia l'argentino Norberto Garcia, presidente dell'Organizzazione internazionale degli esportatori di miele.

Il paradosso è che mentre sul pianeta ci sono sempre meno api, decimate dai pesticidi, i consumi di miele non sono mai stati così alti. Secondo la Fao, la produzione mondiale è pari a circa 1,5 milioni di tonnellate, mentre il consumo è di 400 mila tonnellate in più. Solo a titolo di esempio, la Cina, numero uno mondiale del settore, produce circa 450 mila tonnellate, esporta un terzo della produzione e consuma circa 750 mila tonnellate. Proprio l'ex Celeste impero è uno dei pochi paesi che registra un aumento della produzione di miele, quando nel resto del mondo, e soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, la produzione è in calo.

Come si spiega tutto questo? Il clima impazzito, l'avvelenamento degli ambienti naturali e la massimizzazione dei profitti portano alla messa in atto di circuiti commerciali opachi, di frodi, di contraffazioni sulla natura e l'origine dei prodotti. Tutti fattori responsabili dell'immissione sui mercati mondiali di volumi molto importanti di miele diluito a basso prezzo.

La frode più diffusa è la contraffazione per adulterazione, che consiste nel modificare il prodotto allo scopo di diminuirne il costo. L'aggiunta di dolcificanti a basso prezzo (per lo più sciroppo di riso o di mais, che ha l'aspetto e il colore del miele) o la diluizione del miele attraverso metodi elaborati che riescono a eludere le analisi europee permettono ai truffatori di penetrare i mercati beneficiando di prezzi inferiori a quelli praticati dalla concorrenza. È per questo che sugli scaffali dei supermercati si trovano vasetti di miele a 3 euro a fianco di altri a 7 o addirittura 15 euro.

Un altro tipo di frode riguarda le false denominazioni di origine. Alcuni marchi presentano miele importato (per esempio da paesi come la Bulgaria, che fa parte del mercato unico) come miele di propria produzione. In altri casi sui vasetti è presente una falsa indicazione sull'origine floreale: per esempio, vi è indicata la denominazione miele di timo ma nel prodotto si trova invece il tujanolo, che è l'olio essenziale di timo. Ma la frode peggiore è quella che riguarda la contaminazione: ovvero la presenza nel miele di sostante xenobiotiche (cioè estranee, come i pesticidi o gli antibiotici per curare le api), tossiche e non, vietate o meno, che però violano le norme sulla sicurezza alimentare.

In Francia la Dgccrf, Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes, ha avviato all'inizio dell'estate un'inchiesta nazionale, con controlli mirati, in particolare sugli operatori che acquistano e rivendono il miele.

E i consumatori italiani come possono difendersi? Per non farsi imbrogliare, devono per prima cosa prestare attenzione alle etichette. Un miele Igp dovrebbe essere sicuro al 100%. Un miele made in Italy miscelato con mieli di origine Ue è meno sicuro. Un miele non Ue può generare confusione. Per usare un eufemismo.





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