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di Angelica Ratti - ItaliaOggi

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 Oslo vieterà le auto in centro dal 2019

04/04/2017 08:50

Si va verso città senza traffico, ed in tutti i centri urbani d'Europa si stanno moltiplicando divieti e dispositivi anti-automobili

Il futuro delle città sarà senza automobili? A Parigi, la capitale europea che più delle altre ha dichiarato guerra alle auto, Christophe Najdovski, vice della sindaca Anne Hidalgo, con delega ai trasporti spiega che la politica dell'amministrazione parigina vuole «rimettere l'auto al posto giusto», a colpi di divieti, visto il traffico. Il 69% dei parigini usa l'auto per spostarsi e nel 2016 hanno passato 65 ore imbottigliati nel traffico, secondo Le Monde. Così, dall'estate scorsa è stata chiusa alle auto una parte di strada sulla riva destra della Senna, non senza polemiche. 

Parigi non è la sola grande città a limitare sempre più la circolazione delle auto nel centro storico. Londra, Galway (Irlanda), Bruxelles, Berlino, Madrid: in Europa, sono in crescita costante i centri urbani, dal più piccolo fino alle metropoli, che stanno istituendo misure nel tentativo di ridurre la presenza delle vetture: divieto di transito nel centro storico; pedaggio per entrare; zone riservate ai veicoli elettrici. Oslo vieterà l'ingresso alle automobili nel centro storico a partire dal 2019; in Spagna, Pontevedra, sulla costa della Galizia, ha fatto praticamente sparire le auto dal suo perimetro urbano; Stoccarda metterà al bando le auto diesel dall'anno prossimo; a Parigi, la Hidalgo, farà lo stesso entro il 2020, secondo quanto ha riportato Le Monde. Grenoble, in Francia, dal 2016, ha limitato la velocità a 30 chilometri all'ora nella maggior parte delle strade del centro città: un modo per fluidificare il traffico e ridurre rumore e inquinamento. Lo stesso hanno fatto Nantes, Amburgo, e Vienna. Strasburgo ha pedonalizzato il centro città.

In Italia, molte città hanno istituito zone a traffico limitato dove soltanto alcuni veicoli muniti di permesso sono autorizzati a circolare.

Londra, fin dal 2003, ha istituito un pedaggio urbano per entrare in auto nella zona ipercentrale. Le tariffe vanno da 12 euro al giorno (dalle 7 alle 18). Il risultato è stata la riduzione del 15% del traffico.

La tendenza è forte, ed è a livello mondiale. Nel mondo oggi circolano da 1,5 a 2 miliardi di vetture private con conseguenti problemi di inquinamento che provoca una mortalità meno visibile rispetto a quella degli incidenti stradali ma da 5 a 10 volte superiore. E gli effetti sulla salute umana ammonterebbero a 725 miliardi di euro, circa, secondo l'Ocse.

Dunque, per mettere un freno, gli amministratori delle città d'Europa stanno aumentando i dispositivi anti automobile, malgrado le resistenze, dei commercianti soprattutto, che si considerano i primi danneggiati dalla riduzione della circolazione delle auto. A sentirsi penalizzata è anche l'industria automobilistica che non esita a parlare di autofobia da parte di quelle politiche che limitano la mobilità delle persone che vivono nelle periferie. Per questo i maggiori costruttori di auto stanno investendo nella realizzazione di veicoli elettrici, nelle auto a guida autonoma, senza conducente, e nelle vetture connesse.

E nei centri urbani si disegnano nuove sistemi di mobilità, non solo per iniziativa delle case automobilistiche. Sono nate decine di startup per la mobilità condivisa come Blablacar, una per tutte. E l'altro settore in crescita è quello della condivisione dell'auto che non è più posseduta, ma utilizzata occasionalmente: a Parigi c'è Autolibib (gruppo Bolloré) utilizzata da più di 320 mila persone. In Italia, tra gli altri Car2Go (Daimler) e Enjoi (Eni). I servizi di trasporto pubblico locale stanno conoscendo i bus senza conducente, e i minibus a richiesta. Ad Amsterdam è stato lanciato un servizio di taxi elettrici, Abel, che i clienti possono condividere: più si è meno si paga. Accanto a questi giganti si sta sviluppando anche una piccola industria: quella delle biciclette elettriche, che cresce al ritmo del 25-30% l'anno. In Francia ne sono state vendute 130 mila nel 2016.





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